Tecniche da guerra per Filmakers disperati!

Ciao ragazzi. Finalmente dopo cinque post intravedo i primi risultati del mio progetto di “condivisione” e ne sono felice. Cominciano a contattarmi anche dei professionisti che vogliono mettersi a disposizione di “Grindhouse” (a proposito, è il nome del mio blog!) appunto per dare consigli a chi è meno esperto e non ha molte chances di vivere il set e le fasi che lo precedono. Mi ha scritto una professionista del reparto PRODUZIONE, il suo nome è Annamaria Losito, ha alle spalle oltre 30 cortometraggi, decine di spot, 3 documentari e 3 lungometraggi; ha gestito budget di ogni tipo, da 500 euro a 200mila euro, troupe da 10 a 60 persone. Insomma sono orgoglioso di poter contare sul sostegno di Annamaria, che nella sua prima mail inviatami scrive quello che vi ho ripetuto diverse volte:

“facendo produzione mi capita spesso di essere contattata da giovani registi, o aspiranti tali, che si sentono Fellini e non sanno neanche a cosa serve il ciak. I meccanismi di un set sono complessi e spesso delicati, da tantissimi punti di vista, tanti quante sono le variabili che concorrono alla riuscita di una sola inquadratura. Detto questo, da parte mia consiglio spesso a chiunque voglia avvicinarsi a questo lavoro di cercare di accumulare più esperienza possibile, anche rimettendoci di tasca propria. Se voglio fare il regista, forse per una volta posso provare a fare la comparsa, o il runner volontario, così intanto vedo come funziona il set, come gira un regista, quanto pesano i vari ruoli e che genere di funzione e responsabilità hanno, per farla breve, portare i caffè non è una cosa umiliante per un autore, bensì lo aiuta a crearsi un background di conoscenze che di sicuro gli saranno utilissime quando andrà a girare il suo lavoro. Osservare i professionisti, dentro un meccanismo industriale elevato, in cui i soldi in ballo sono cifre a 6 zeri, ti da una visione totalmente differente. Ti senti piccolo piccolo e in proporzione ti cresce la voglia di saperne di più, di conoscere, di provare a fare. Potrei discuterne per ore, di questa cosa, che è il motivo principe per cui, a mio avviso, tanti autori di talento falliscono miseramente. Certamente, il primo requisito è il talento. Se sei bravo e tenace, prima o poi quantomeno sarai notato. Ma se sei bravo e tenace e però non sai gestire gli attori, o comunicare con la troupe, o altri mille esempi tipo il tuo fan col pennarello fuxia, allora sei destinato a soccombere per il virus della presunzione.”

Bene, il suo pensiero è sacrosanto e dubito che qualcuno possa metterlo in dubbio. Detto questo, molti di voi si staranno chiedendo, si vabbè, ma in cosa può esserci utile Annamaria!? Ecco, per essere più pratici, Anna è la persona giusta pronta a rispondere a domande di questo tipo:

–          “ho questa sceneggiatura, quanto mi costa realizzarla?”

–          “voglio girare in un cimitero, come faccio?”

–          “vorrei Riccardo Scamarcio come protagonista, è una follia?”

–          “come ottengo il permesso per girare con un minore?”

Se volete potete inviare le vostre domande a questo indirizzo e-mail: grindhouseblog@libero.it Inoltre Anna ha immediatamente fornito un’informazione preziosa riguardo il DECRETO URBANI : “ Vorrei sottolineare l’unica risorsa positiva del decreto urbani-berlusconi II, cioè il PRODUCT PLACEMENT. Un’azienda può concedere soldi e materiali per produzioni audiovisive e scaricare l’intero importo dalle tasse di gestione marketing.”

Chi di voi non sa cosa sia il PRODUCT PLACEMENT ignora quella che potrebbe essere probabilmente la sua unica chances di autoprodursi. Ma quindi cos’è sto PRODUCT PLACEMENT? Riprendo il testo di un articolo uscito su abruzzo24ore.tv: “La pubblicità indiretta (in inglese product placement o product tie-in) è una tecnica di comunicazione aziendale mediante la quale si progetta e si realizza, a fronte di specifici costi e nel rispetto di definiti contratti, il collocamento di un prodotto o di una marca all’interno di un contesto narrativo precostituito sia questo una pellicola cinematografica, un programma televisivo, un romanzo, un video musicale o un videogioco. La pubblicità all’interno di film è la più comune: in molte scene si vedono spesso marchi di famose auto, sigarette, computer, vestiario etc. Attenzione però a non confonderla con la pubblicità  occulta che si ha quando la sponsorizzazione di un prodotto avviene in modo non palese e quindi il termine assume una forte connotazione negativa. Uno dei punti di forza della pubblicità indiretta sta nel fatto che permette non solo di raggiungere la propria clientela naturale, ma con messaggi quasi subliminali, addirittura di ampliarla con un investimento relativamente contenuto. IL RESTO DELL’ARTICOLO LO TROVATE QUI.

Ecco alcuni esempio di PRODUCT PLACEMENT: -In E.T. l’extra-terrestre, Steven Spielberg inserì in diverse scene le caramelle Reese’s Pieces (molto simili alle M&M’s), ad esempio, E.T. viene attirato nella casa del protagonista da una fila di Reese’s Pieces. Uno dei casi più eclatanti è il film Cast Away che è considerato un vero e proprio film-campagna pubblicitaria della FedEx azienda di consegne, di cui il protagonista interpreta un dirigente. Nel film Natale a New York spesso i personaggi comprano presso i negozi di Bulgari, e si chiamano coi cellulari TIM. Nel film Olè, invece, vediamo i ragazzi armeggiare con la PSP e la carta Postepay, e Boldi pronunciare apertamente Life is now, slogan Vodafone. Cliccando QUI, troverete altri esempi oltre ad alcune leggi che regolano questa materia. E se non sapete cos’è la FINTA PUBBLICITA’ OCCULTA, allora entrate e leggete!

Pensate che il PRODUCT PLACEMENT è oramai talmente importante nell’azienda cinema che intere produzioni, anche internazionali, campano proprio grazie ad esso. Agli sponsor che utilizzano i propri loghi nei film è stato dedicato uno splendido cortometraggio animato diretto dai francesi François Alaux, Hervé de Crécy e Ludovic Houplain, poi candidato all’OSCAR nel 2010. Il titolo del corto è LOGORAMA (il film contiene 2.500 loghi), cliccate sul titolo e guardatelo, rimarrete sbalorditi!

Si, lo so, sento già le orecchie che fischiano: “De Feo, ma come puoi pensare che un’azienda possa dare soldi e dunque accettare un contratto di “product placement” per il cortometraggio di un regista sconosciuto, con attori sconosciuti e magari girato con tecnici alle prime armi?

E qui torniamo al discorso sull’ESSERE IMPRENDITORI DI SE STESSI, o potrei dire volgarmente: DOVETE FARVI FURBI. Oh, finalmente entriamo nella parte che io preferisco, quella delle TECNICHE DI GUERRA PER FILMAKERS DISPERATI! Nel 2006 dovevo girare un cortometraggio e non sapevo come trovare i soldi. Nella disperazione più totale, dopo aver escluso l’ipotesi della rapina ed essermi inutilmente finto depresso per settimane sperando di avere i soldi dai miei genitori , pensai a quanti mi avevano detto che per andare avanti in questo settore bisogna avere “LA FACCIA COME IL CULO”.

E fu esattamente quello che feci, diventai una vera e propria “FACCIA DA CULO” (i più simpatici ora diranno che l’ho sempre avuta). Battute cretine a parte, presi un raccoglitore professionale e misi assieme SOGGETTO, SCENEGGIATURA, IL MIO CURRICULUM pieno zeppo di stronzate, una mia dichiarazione in cui spiegavo le potenzialità del progetto, mi inventai che sarebbe stato distribuito e mi presentai nella sede della Regione Puglia, sezione “GAI”, che contrariamente a quello che staranno pensando molti di voi, non è l’ufficio di Nichi Vendola, ma l’ufficio dove un gruppo di  persone lavora per promuovere bandi pubblici a favore dei Giovani Artisti Italiani (da qui GAI)”. A quel punto feci una cosa che potrebbe fare chiunque di voi rivolgendosi ad uno di questi uffici (ci sono in ogni regione), ovvero richiedere il loro patrocinio gratuito (figuratevi se vi danno soldi). Una volta ottenuto mi sono recato alla provincia e ho chiesto la stessa cosa ottenendo il secondo patrocinio (sempre gratuito e quindi semplice da ottenere). Fatto questo, vi sembrerà una cretinata ma adesso il vostro progetto ha qualcosa che prima non aveva, ovvero una CREDIBILITA’. Stampate quei due loghetti sulle pagine del raccoglitore contenente il vostro progetto e una parte del gioco è fatta. Adesso dovete creare una lista delle vostre “prede”, e per prede intendo aziende, negozi, ecc. che potrebbero sponsorizzarvi o con le quali avviare sto benedettissimo Product Placement. Ovvio che le prime nella vostra lista devono essere quelle aziende dove magari già avete un contatto che possa presentarvi al responsabile marketing/pubblicità. Non conoscete nessuno? No, lasciate perdere la rapina, potete andare avanti lo stesso. Chiamate l’azienda da casa vostra (se siete timidi mandate una mail) e dite di essere il rappresentante di una casa di produzione cinematografica, e che volete proporre un progetto di PRODUCT PLACEMENT molto interessante che gli permetterà di avere pubblicità di ottimo livello ad un costo bassissimo. Dite che del film parleranno tutti i giornali locali più importanti e alcuni nazionali, bla, bla e bla. E qui gli piazzate la frase “vista la sua importanza il progetto è patrocinato da Regione e Provincia, e sarà distribuito a livello nazionale dunque avrà grande visibilità”, non vi preoccupate di niente, i patrocini esisteranno davvero, non state mica dicendo bugie.  Io feci esattamente in questo modo per un mio corto del quale ovvio non vi dirò il nome per evitare casini. Anzi, mi spinsi oltre. Costituii una associazione culturale alla quale diedi un nome che faceva si che sembrasse tutto tranne che una semplice associazione, e con il mio bel timbro professionale marchiavo qualunque cosa pur di dare al mio progetto un aspetto serio e importante, mancava solo che mi timbrassi la fronte. A tal proposito, non vi venisse in mente di presentare un progetto a vostro nome! Dovete sempre camuffarvi, presentarvi come rappresentante di un gruppo di professionisti del settore. Appunto, cosa meglio di una bella associazione culturale? Ooooh! Però la scritta “Associazione culturale” dev’essere qualcosa di cui dovrete vergognarvi (senza offesa per le associazioni culturali), un segreto che nessuno dovrà scoprire! Certo se ve lo chiedono non potrete mentire, quello che dovete fare è semplicemente ometterlo, comportandovi come se rappresentaste la succursale italiana della UNIVERSAL PICTURES. Oh, ditemi quello che volete però cavolo se ha funzionato! Tutti mi dicevano “complimenti che bel progetto”, così giovane e già con tutta questa gente alle spalle. Eeeee, a Bari si dice “SAPISS!” (Sapessi!). Per concludere, beccai 5.000 euro da un grosso sponsor locale e quei soldi furono fondamentali per la produzione, anche perché alla fine furono gli unici che riuscii a trovare. Come ho fatto dopo a dimostrare che quello che avevo promesso era stato mantenuto? Semplice, non l’ho fatto. Più grosso è lo sponsor meno gli importa di che fine abbiano fatto quegli spiccioli. Se volete un consiglio, in ogni regione c’è qualche realtà produttiva importante, ad esempio in Puglia ci sono molte aziende che producono pasta, caffè, olio. Bè, loro i soldi li hanno, siate furbi e giocatevi la vostra chance. Poi se vi va male ci sono altri stratagemmi, ma non si possono raccontare qui! Insomma, non mi rimane che da dirvi “in bocca al lupo” per la vostra esperienza da cine-indie-imprenditori!

Tornando a parlare di professionisti, ce n’è un altro che come Annamaria Losito si è messo a disposizione dei lettori del mio blog, e udite udite, parlo di un DIRETTORE DELLA FOTOGRAFIA!!! Il suo nome è DARIO DI MELLA, questi sono i suoi recapiti: mail: e-mail: dadimella@yahoo.it  /   facebook: Stalker film produzioni  / cellulare: 3933131115. Vi segnalo inoltre il suo SHOWREEL. Dario è anche titolare della Stalker-film produzioni. Come vi ho spiegato nel post precedente, trovare il giusto direttore della fotografia è fondamentale per risolvere sia problemi artistici che produttivi. Dario è la persona giusta per voi, è giovane, in gamba, onesto e soprattutto bravo. Vi può aiutare nel reclutamento della troupe e possiede lui stesso i mezzi tecnici per girare. In parole povere, potrebbe essere un punto di riferimento, non sprecate questo contatto.

Vi saluto precisando che non mi sono dimenticato la seconda parte del post precedente, ho solo aperto una parentesi! A prestissimo.


6 Risposte per "Tecniche da guerra per Filmakers disperati!"

  • aleru :

    Dai post di Roberto De Feo e dai precedenti post/commenti di Fabio Guaglione si evincono 3 punti necessari per questo mestiere:
    SACRIFICIO: nel saper rinunciare a cose superflue o ad abitudini mondane (discoteche,alcolici e altre cose non proprio necessarie) affinchè si possano mettere da parte un po’ di soldi per il nostro progetto.

    PAZIENZA: nel saper aspettare anche anni prima di poter realizzare il nostro lavoro e continuando pertanto a raccogliere il nostro “low budget”.

    CREDERCI: ed essere realmente disposti a “buttar via i soldi” messi da parte con sacrificio e pazienza in tutti questi anni.

    Penso che siano i primi tre passi “necessari” per iniziare a capire se è questo lavoro che vogliamo realmente fare nella vita.

    Saluti
    Alessandro

  • Grazie Alessandro, è esattamente quello che ci vorrebbe. Soprattutto quello che scrivi al punto 3, CREDERCI. E la conclusione è davvero perfetta, tutto questo deve servire per capire se è davvero la strada giusta per noi.
    Un caro saluto

  • nigoula :

    Ciao Rob, utilissimo questo post!!! Grazie mille, e complimenti per la meravigliosa faccia tosta!

    Nicola O., il tuo umile teacher…

    😉

  • grazie mille Teacher!!! :))))
    un caro saluto

  • Pingback: Filmakers aiutiamoci! Capitolo “Stuntman”. | Grindhouse – Il blog di Roberto De Feo

  • mouseland1981 :

    gran bel lavoro…grazie a te e al tuo blog ho avuto una grandissima opportunità…siccome ho fatto alcuni lavori come operatore curando anche la fotografia ed essendo affascinato dal lavoro del direttore della fotografia, ho contattato Dario Di Mella chiedendogli di poter assistere a quello che è il suo lavoro per poter imparare qualcosina di più ed è stato disponibilissimo e gentilissimo assicurandomi che mi contatterà al prossimo lavoro ^_^

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