Era facile accontentarsi e sfornare il solito polpettone riscaldato a cui ormai eravamo abituati. Ma Bryan Singer non ha scelto la strada più facile: ha preso quella più impervia, ma senza dubbio anche la più soddisfacente. Perché X-Men: Giorni di un futuro passato è il cinecomic Marvel per eccellenza e, al suo confronto, The Avangers, Thor, Captain America e Spider-Man sbiadiscono. Non per niente Bryan Singer, autore dei primi due capitoli della saga di mutanti, è voluto tornare in prima linea per riafferrare le redini della sua creatura, ormai scomposta in mille pezzi tra spin-off e prequel, per ricomporla e donarle un nuovo volto...
Realizzare un successo mondiale da 611 milioni di dollari come La passione di Cristo di Mel Gibson (370 milioni solo negli Usa) non è un’impresa alla portata di tutti. Del resto, di Mel Gibson ce n’è uno solo e all’orizzonte non sembrano profilarsi degni sostituti. Nonostante tutto, però, va notato che negli ultimi mesi l’industria cinematografica americana sembra aver riscoperto uno spiccato senso religioso...
10 Apr
2014
Esce oggi al cinema Noah di Darren Aronosfky, il nuovo kolossal sulla storia di Noè da 125 milioni di dollari di budget. Se vi aspettavate il nuovo The Passion di Mel Gibson, fedele alla Bibbia e di rara fattura, purtroppo resterete delusi. Perché Noah è tutto fuorché fedele al Noè dell’Antico Testamento. Anzi, il sottotitolo “Noè a immagine e somiglianza di Darren Aronosfky e Ari Handel” (i due sceneggiatori del film) sarebbe stato più che doveroso per mettere in guardia gli spettatori sulla natura del film...
Divergent (distribuito in Italia il 3 aprile da Eagle) si colloca in quel filone cinematografico di teen/sci-fi, meglio conosciuto come “fantascienza per ragazzi”, nato da pochi anni e in continuo sviluppo. Nonostante la maggior parte di questi film non abbia particolarmente coinvolto il grande pubblico (penso a L’ospite, Warm Bodies, Ender’s Game e After Earth), il successo della saga di Hunger Games sembra aver dato un nuovo impulso a questo genere, ancora alla ricerca di una sua identità...
È solo una questione di soldi, niente di personale. Che piaccia o meno, è questo il mantra che regna sovrano a Hollywood, così come nella maggior parte dei business. I conti devono tornare. E in una congiuntura di crisi come quella che viviamo da diversi anni, per le major cinematografiche questo significa investire in produzioni dai rischi minimi e dagli incassi assicurati. Come sappiamo, però, non sempre questo è sinonimo di successo e gli effetti collaterali di questa mentalità diffusa li conosciamo fin troppo bene: remake e reboot in lavorazione, blockbuster da milioni di dollari fatti con lo stampino, celebri franchise riesumati, ecc… Questa politica aziendale rischia così di rivelarsi un boomerang...
In Reign Over Me Adam Sandler si isola dal mondo per dimenticare il dolore di una tragica perdita; ne I sogni segreti di Walter Mitty Ben Stiller si rifugia in sogni ad occhi aperti, incapace di lanciarsi nella vita; in Disconnect, persone vicine vivono come se fossero lontane, filtrando la realtà attraverso lo schermo di uno smartphone o di un computer. Non è facile per nessuno vivere la realtà...
“E vissero felici e contenti”. Potrebbe essere questa la frase conclusiva alla notte degli Oscar. Nessuna sorpresa, infatti, per questa 86ª edizione degli Academy Awards (leggi le mie previsioni), che ha accontentato pubblico e critica di tutto il mondo. Del resto c’era da immaginarselo con due candidati come 12 anni schiavo di Steve McQueen (di cui ho scritto qui) e Gravity di Alfonso Cuaron...
A pochi giorni dalla cerimonia dell’86ª edizione degli Academy Awards 2014, che avrà luogo il 2 marzo, ho deciso di stilare un mio personalissimo elenco di chi quest’anno meriterebbe di vincere l’Oscar. Le variabili sono tante e i film in lizza sono particolarmente degni di nota. Tra i più nominati figurano Gravity, American Hustle, 12 anni schiavo, Nebraska, Dallas Buyers Club e The Wolf of Wall Street...
12 anni schiavo è uno di quei film che escono ogni 10 anni per potenza emotiva, ampiezza di respiro, intensità, impatto visivo e interpretazioni. Di quelli che lasciano una cicatrice nel profondo dell’animo e spalancano una finestra su vite spezzate dalla malvagità dell’uomo. Paragonabile solo a capolavori del calibro di Shindler’s List. Opere di denuncia e, allo stesso tempo, coraggiose. Perché ci vuole coraggio per leggere un libro di memorie scritto nel 1853 e decidere di realizzare l’ennesimo film sulla schiavitù, assoldando un cast di prestigio composto da Michael Fassbender, Brad Pitt, Paul Giamatti e Benedict Cumberbatch...
Mercoledì 5 febbraio Papa Francesco ha incontrato la signora Lee, 80 anni, vittima di un tragico fatto che ha ispirato il toccante ritratto cinematografico Philomena (2013) di Stephen Frears. Un incontro avvenuto alla presenza della figlia Jane Libberton e di Steve Coogan, sceneggiatore, produttore e interprete del film. Rimasta incinta ancora adolescente nell’Irlanda del 1952, Lee viene ripudiata dalla sua famiglia e mandata a vivere in un convento che accoglie giovani madri...