The Imitation Game, un uomo irrequieto alla ricerca di un volto

Imitation“Finalmente The Imitation Game gioca la carta gay”. Con questo slogan, una settimana fa, il sito americano The Hollywood Reporter titolava una notizia sul film candidato a 8 premi Oscar, tra cui miglior film e miglior attore protagonista. La Human Rights Campaign, ovvero la più grande associazione americana a sostegno di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, aveva infatti acquistato delle pagine pubblicitarie sul New York Times e il Los Angeles Times (firmate da Chad Griffin, presidente dell’HRC) per sensibilizzare l’Academy a votare in favore di The Imitation Game agli Oscar. Gli slogan delle pubblicità ricordavano i 49mila uomini gay che sono stati perseguitati dal governo inglese e sottoposti a castrazione chimica, o incarcerati, per le loro “inclinazioni contro natura” tra il 1885 e il 1967. In poche parole, la stessa castrazione chimica a cui è stato sottoposto il protagonista del film Alan Turing e che nel 1952 lo ha portato al suicidio a soli 41 anni. Il messaggio della Human Rights Campaing è chiaro: se sei a favore dei diritti degli omosessuali, allora devi votare The Imitation Game nella categoria di miglior film.  A ben guardare questa mossa non stupisce, specialmente conoscendo l’influenza delle lobby gay americane dentro e fuori Hollywood. È sconcertante, però, la strumentalizzazione e la superficialità con cui viene etichettato The Imitation Game, facendolo passare per un film in difesa dei diritti degli omosessuali. Niente di più falso. Certamente questo tema emerge in modo drammatico, ma solo tangenzialmente e a margine di una storia ben più complessa e profonda.

The-Imitation-Game-4Innanzitutto The Imitation Game racconta l’incredibile vicenda – realmente accaduta e tenuta segreta per oltre 50 anni – che ha portato Alan Turing a costruire una macchina all’avanguardia in grado di decifrare i codici criptati dei nazisti e anticipare così la fine della Seconda Guerra Mondiale. Nel corso della narrazione veniamo poi a conoscenza dell’omosessualità del protagonista, interpretato da un magistrale Benedict Cumberbatch. Ad esempio osserviamo, durante la sua adolescenza, come la morte improvvisa di un suo compagno di scuola, per cui nutriva un profondo affetto, sia stata una delle cause  principali alla base dei suoi disagi. Una ferita lacerante che ha spinto Alan, un ragazzino già timido e solitario, a chiudersi in se stesso, vivendo drammaticamente e in segreto le sue iniziali inclinazioni omosessuali. Detto questo, il film affronta questo tema con profonda discrezione e delicatezza, senza mai esitare con sequenze esplicite (una virtù poco diffusa nel mondo dell’entertainment) e facendoci immedesimare nella sua storia, ricca di gioie e drammi come quella di ciascuno di noi.

The-Imitation-Game-3È commovente la domanda che Alan rivolge a un poliziotto al termine di un interrogatorio, dopo aver raccontato tutta la sua storia: «Chi pensate che io sia? Un genio, un eroe di guerra o un mostro?». «Non so giudicarvi», dice il poliziotto. «Allora non mi siete di nessun aiuto…», risponde il matematico con velata tristezza. Un’ultima frase, quella di Alan, che racchiude tutto il suo bisogno di dare un senso alla propria vita, alla sua ricerca d’identità, ai suoi drammi nascosti, alle persone che non ha potuto salvare durante la Seconda Guerra Mondiale. Lo stesso bisogno che tutti noi portiamo nel cuore e che, più o meno esplicitamente, ci spinge oltre noi stessi alla ricerca di una risposta che dia senso a questa vita.

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