Interstellar e il cuore oltre l’ostacolo

Interstellar 1Il mondo è sull’orlo del collasso, con tempeste di sabbia che si abbattono con furia sulle città e con piaghe che distruggono i raccolti. Il mais è l’ultima pianta sopravvissuta alla violenza della natura, almeno per il momento… L’unica speranza per la Terra è la ricerca di un pianeta sostitutivo, potenzialmente abitabile, al di fuori del sistema solare. Interstellar, però, non è semplicemente una storia di sopravvivenza, come nella più classica tradizione americana, ma è soprattutto un inno al cuore dell’uomo, capace di uno slancio umano che trascende i limiti di tempo e spazio. “Un tempo alzavamo lo sguardo al cielo, sentendoci parte del firmamento, ora lo abbassiamo preoccupati, intrappolati nel fango”. Con queste parole Matthew McConaughey esprime il suo disagio verso un mondo che sembra aver perso ogni punto di riferimento, ripiegato su se stesso e rassegnato all’inevitabile estinzione del genere umano. Ma lui, ex pilota e ingegnere, non si accontenta di coltivare i suoi campi di mais e, quando si presenta l’occasione di partire per l’ultima missione spaziale della Nasa incaricata di salvare l’umanità, a malincuore accetta per assicurare un futuro migliore ai suoi figli e al mondo intero. Inizia così un viaggio interstellare, attraverso un varco spazio-temporale, che catapulta l’equipaggio a milioni di anni luce di distanza dalla propria casa e dai propri affetti, dove il tempo si deforma e l’interminabile oscurità dello spazio acuisce il senso di solitudine. Le scelte da affrontare sono decisive e ogni imprevisto può portare al fallimento. Nonostante tutto, però, il fil rouge di Interstellar è una positività di fondo che spinge l’equipaggio a sperare contro ogni speranza, anche quando le difficoltà appaiono insormontabili. Il dolore, la fatica, la morte di compagni di viaggio e le tenebre dell’universo non hanno mai l’ultima parola sull’amore  per la vita. Una tensione tanto radicata nel cuore dell’uomo da spingerlo oltre se stesso, sia nel bene, che nel male.

 

Interstellar 2Christopher Nolan scrive e dirige quella che potremmo definire l’opera più ambiziosa della sua filmografia. La sua regia asciutta e curata in ogni dettaglio si fonde con le musiche evocative di Hans Zimmer (già autore delle colonne sonore di Inception e dell’ultima trilogia di Batman), capaci di esprimere le emozioni più profonde con brani minimali a base di organo, pianoforte e archi. Lascia senza fiato Matthew McConaughey che, reduce da interpretazioni sorprendenti in Dallas Buyers Club (che gli è valso l’Oscar per miglior attore protagonista) e nel serial tv True Detective, dimostra ancora una volta di sapersi reinventare e di poter superare se stesso, dando vita a un’incredibile performance. Non sono da meno Michael Caine, Jessica Chastain, Casey Affleck e Anne Hathaway, che orbitano attorno a McConaughey con tutta la forza emotiva di cui sono capaci. Trattate con estremo riguardo anche le ricostruzioni delle astronavi che, pur caratterizzate da sofisticati design, restano con i piedi ben saldi a terra. Nolan ha, infatti, preferito non abusare degli effetti visivi, optando per un realismo crudo e minimale delle tecnologie fantascientifiche, ripercorrendo i passi di 2001: Odissea nello spazio e Alien di Ridley Scott. Un teorema applicato con successo anche  nella realizzazione di pianeti, galassie e fenomeni astronomici sconosciuti come i buchi neri e i wormhole. Il film, inoltre, non scade mai in clichè inflazionati nel genere sci-fi, come malvage intelligenze artificiali, mostri provenienti da pianeti sconosciuti o presenze aliene. Con Interstellar, Nolan va dritto all’essenziale dell’animo umano, ponendo i protagonisti di fronte a interrogativi cruciali che costringono a prendere una posizione netta, anche quando i confini tra giusto e sbagliato si assottigliano.

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