X-Men e la rivincita dei supereroi “umani”

X-Men-WolverineEra facile accontentarsi e sfornare il solito polpettone riscaldato a cui ormai eravamo abituati. Ma Bryan Singer non ha scelto la strada più facile: ha preso quella più impervia, ma senza dubbio anche la più soddisfacente. Perché X-Men: Giorni di un futuro passato è il cinecomic Marvel per eccellenza e, al suo confronto, The Avangers, Thor, Captain America e Spider-Man sbiadiscono. Non per niente Bryan Singer, autore dei primi due capitoli della saga di mutanti, è voluto tornare in prima linea per riafferrare le redini della sua creatura, ormai scomposta in mille pezzi tra spin-off e prequel, per ricomporla e donarle un nuovo volto. In questo film nulla è dato per scontato e ciascuna parola ha un suo peso specifico. La sceneggiatura è profonda, sensata, coinvolgente, ironica e, soprattutto, mai banale. Parole come “perdono”, “amore per il prossimo”, “libertà”, “senso di impotenza”, “speranza” e “sacrificio” perforano il cuore dello spettatore come non si era mai visto in un cinecomic della scuderia Marvel. Christopher Nolan uscirebbe commosso dalla sala…

X-Men-McAvoy-StewartX-Men: Giorni di un futuro passato è ambientato in un futuro in cui la maggior parte dei mutanti è stata sterminata da enormi robot chiamati Sentinelle. Disperati e braccati, i vecchi Xavier (Patrick Stewart) e Magneto (Ian McKellen) spediscono Wolverine nel passato (l’unico in grado di sostenere un tale viaggio) per convincere i giovani Xavier (James McAvoy) e Magneto (Michael Fassbender) a unire le forze per sventare una guerra mondiale che segnerà la fine della razza mutante (e umana). Ma come possono i giovani Xavier e Magneto mettere da parte i loro contrasti e combattere per uno scopo più grande? Questa volta il tenebroso Wolverine (Hugh Jackman) cede il passo a tutti gli altri co-protagonisti, ciascuno tratteggiato con delicatezza e profondità. Tutti si troveranno a un bivio, dove il confine tra bene e male si assottiglia. Ma nessuna scelta sarà uguale all’altra. È commovente vedere un giovane Xavier, sperduto e incapace di abbracciare il dolore che percepisce nelle altre persone, affidarsi a un maestro (non vi dirò chi, per evitare spoiler) e accettare di lasciarsi prendere per mano. Innanzitutto per diventare più se stesso, prima che per salvare il mondo da una catastrofe. E poco a poco Xavier matura e impara a guardare gli altri con amore, proprio come un altro, prima di lui, lo ha guardato. In questo film i protagonisti non sono incasellati in “buoni” o “cattivi”, come spesso il cinema ama dipingere la realtà. Ci sono solo uomini, posti di fronte a una scelta, che decidono di percorrere una strada anziché un’altra.

X-Men-McKellenPassato e futuro si amalgamano senza sbavature e con ritmo crescente, lasciando il pubblico con il fiato sospeso in un conto alla rovescia che rischia di vedere spazzati via i pochi sopravvissuti degli X-Men, nel futuro, e di fallire nella missione di cambiare il proprio destino, nel passato. I colpi di scena del film non mancano, la trama è lineare e lo spessore dei personaggi emerge con forza, suscitando empatia per ciascuno di essi. Magistrali le performance di James McAvoy e Michael Fassbender, che spiccano sopra tutti. Forse poco sfruttata la presenza di Peter Dinklage, vista la sua sorprendente mimica facciale che ben conosciamo nella serie tv Il trono di spade. Ma forse la sua bravura sta proprio nel suo composto anonimato. Imperdibile anche la breve sequenza post-credit (dopo i titoli di coda) che dovrebbe introdurre ufficialmente il villain del sequel X-Men: Apocalypse, atteso per il 2016.

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N.B. Non è un film per bambini… La violenza è abbastanza esplicita, specialmente nei primi minuti del film. Consigliabile dai 14 anni di età in su.


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