Hollywood, impara dai serial tv!

Breaking-BadÈ solo una questione di soldi, niente di personale. Che piaccia o meno, è questo il mantra che regna sovrano a Hollywood, così come nella maggior parte dei business. I conti devono tornare. E in una congiuntura di crisi come quella che viviamo da diversi anni, per le major cinematografiche questo significa investire in produzioni dai rischi minimi e dagli incassi assicurati. Come sappiamo, però, non sempre questo è sinonimo di successo e gli effetti collaterali di questa mentalità diffusa li conosciamo fin troppo bene: remake e reboot in lavorazione, blockbuster da milioni di dollari fatti con lo stampino, celebri franchise riesumati, ecc… Questa politica aziendale rischia così di rivelarsi un boomerang. Il pubblico, infatti, si stanca sempre più facilmente di questa omologazione cinematografica e inizia a non informarsi più sulle novità al cinema (tranne che per i grandi eventi).

House-of-CardsA fare da contraltare a un panorama cinematografico “depresso” sono i serial tv. Se, infatti, le major non hanno più il coraggio di investire in idee brillanti per il grande schermo, la televisione è tutta un’altra questione. Non per niente gli studios hanno le mani in pasta con il piccolo schermo da diverso tempo: HBO è del gruppo Time Warner, Comcast Corporation possiede (oltre a Universal) NBC e Telemundo, Summer Redstone e la sua famiglia sono i proprietari di maggioranza di CBS Corporation e Viacom (la società madre di Mtv Networks, Bet e degli studios Paramount Pictures), e ABC ed ESPN sono controllati dalla Walt Disney Company. La televisione, quindi, è ormai parte integrante del core business delle major cinematografiche e incide sempre più nei bilanci delle major.

Il-trono-di-spadeTitoli come Breaking Bad, Il trono di spade, The Walking Dead, American Horror Story e Downton Abbey sono ormai sulla bocca di tutti e hanno ridefinito il concetto di serial tv. I cast di prima scelta, i budget stellari e le storie originali ricche di colpi di scena hanno conquistato il pubblico di tutto il mondo. Tanto che le aspettative che si creano attorno a questi fenomeni televisivi sono a volte maggiori di quelle dei film. Va riconosciuto, inoltre, che, a differenza dei film, i serial hanno avuto l’umiltà di sapersi reinventare con il passare degli anni per adattarsi a un’audience sempre più esigente. Il format di stagioni da oltre 20 puntate, ad esempio, è stato abbandonato per abbracciare un format più contenuto (con massimo 12 episodi) e di una qualità mai vista prima. Una strategia mirata che si è rivelata una scelta vincente e in continua evoluzione. Non per niente attori, produttori e sceneggiatori  di talento, stanchi di sottostare alle rigide regole di Hollywood, migrano sempre più sul versante dei serial tv per dare sfogo alla loro creatività.

True-DetectiveNe sono un esempio di eccellenza House of Cards e True Detective. Prodotto e lanciato sul mercato da Netflix con un investimento di milioni di dollari, House of Cards è diventato in breve tempo un cult tv. Ambientato nei piani alti della politica americana, questa serie tv è interpretata magistralmente da Kevin Spacey e Robin Wright. Ma ancora più sorprendente è True Detective: otto episodi, di 60 minuti ciascuno, con Matthew McConaughey e Woody Harrelson nei panni di due investigatori sulle tracce di un serial killer. La sua qualità e le incredibili performance dei due attori hanno lasciato a bocca aperta pubblico e critica di tutto il mondo, tanto da essere stato paragonato a un lungometraggio di otto ore. Basti pensare che parte delle domande rivolte a McConaughey nella notte degli Oscar riguardavano il futuro di True Detective e che l’ultima puntata andata in onda negli Usa ha mandato in tilt i server dell’HBO. Un’altra novità assoluta di questo serial è il format: ogni stagione si presenta con un nuovo cast e una storia inedita autoconclusiva, mantenendo sempre il fil rouge investigativo.

A questo punto le major americane dovrebbero interrogarsi e chiedersi se la strada imboccata sia quella richiesta dallo spettatore, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e di novità in grado di catalizzare la sua attenzione. Perché, si sa, il pubblico ha sempre ragione!


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