Lei, meglio innamorarsi di un software?

In Reign Over Me Adam Sandler si isola dal mondo per dimenticare il dolore di una tragica perdita; ne I sogni segreti di Walter Mitty Ben Stiller si rifugia in sogni ad occhi aperti, incapace di lanciarsi nella vita; in Disconnect, persone vicine vivono come se fossero lontane, filtrando la realtà attraverso lo schermo di uno smartphone o di un computer. Non è facile per nessuno vivere la realtà… Ne sa qualcosa anche Joaquin Phoenix, che in Lei  (Her è il titolo originale) di Spike Jonze finisce per innamorarsi di un software di nome Samantha. Un programma così all’avanguardia da poter provare emozioni simili a quelle umane e interagire come una persona vera, con tanto di umorismo, sbalzi di umore e una personalità ben definita.

Una relazione sentimentale considerata all’”avanguardia” e giustificata da una società in cui l’uomo fatica a relazionarsi con altre persone e vive immerso nella tecnologia. Uscito malamente da un matrimonio burrascoso, Theodore (Phoenix) lavora per il sito internet “BeautfulHandwrittenLetters.com”, dove scrive lettere d’amore per clienti incapaci di comunicare con il proprio partner (fenomeno in crescita esponenziale). La sua solitaria routine prende una piega inaspettata quando decide di installare una rivoluzionaria intelligenza artificiale che lo accompagna ovunque vada grazie a un mini auricolare e a una telecamera portatile che porta sempre con sé. Finalmente Theodore è libero di essere se stesso senza la paura di restare deluso, l’ansia di mettersi in gioco e di creare legami duraturi con una persona in carne e ossa. Specialmente quando Samantha inizia a provare qualcosa per lui, manifestando sentimenti fino a quel momento impensabili per un semplice software.

Il film non cade nel tranello dell’autocompiacimento di un’idea brillante e non esaurisce la sua forza nella semplice relazione tra Theodore e il software Samantha. All’opposto comunica tutto lo smarrimento di una società eretta su fragili fondamenta. Di una società anestetizzata che preferisce vivere nell’illusione di emozioni passeggere, anziché ricercare la verità nei rapporti e nel vissuto quotidiano. E il regista/sceneggiatore Spike Jonze riesce a comunicare il messaggio con un realismo singolare sia nei dialoghi, tutt’altro che banali, sia nella resa visiva di un mondo ossessionato dalla tecnologia. Totalmente meritato l’Oscar alla migliore sceneggiatura originale (leggi il mio post Oscar, previsioni e scommesse)

Lei non fa sconti allo spettatore e lo costringe a sentire sue le domande di Theodore: dove sto andando? Come posso essere felice? Basto a me stesso? Che cosa desidero davvero dalla vita e da un rapporto? E nonostante le risposte inadeguate del protagonista, saranno proprio queste domande a rilanciare sempre più Theodore nel mondo reale, spingendolo a non accontentarsi e ad ascoltare quel disagio ingombrante che sente crescere dentro di sé.

Intensa l’alchimia che s’instaura tra Theodore e la voce di Samantha. Azzeccata in pieno la scelta di Scarlett Johansson per prestare la voce al software, in grado di evidenziare tutte le nuance emotive dell’intelligenza artificiale. Ruolo, apparentemente in secondo piano, che le è valso il premio per miglior attrice protagonista al Festival di Roma 2013. Un vero peccato che nel doppiaggio italiano – affidato a Micaela Ramazzotti – la voce roca e provocante di Scarlett in lingua originale svanisca del tutto e perda d’intensità.

Da apprezzare la presenza di personaggi-satellite che allargano l’orizzonte di una storia che, senza di loro, rischiava di perdere spessore e profondità. Incredibile la trasformazione di Amy Adams in donna fragile e amica di vecchia data del protagonista, che conferma ancora una volta la sua straordinaria versatilità (American Hustle è un altro degli esempi più recenti). Lascia il segno anche l’incantevole Rooney Mara (Uomini che odiano le donne) nei panni dell’ex moglie di Theodore. Pochi minuti che scalfiscono immediatamente la superficie e scoprono tutte le sfumature del suo personaggio. Meno di impatto, invece, Olivia Wilde (Tron Legacy), che fa una comparsa durante un appuntamento al buio con Phoenix. Una piccola parte in cui emerge più la sua bellezza che il suo talento.

Età consigliata: +16 (espliciti riferimenti sessuali e tematiche adulte)

Guarda il trailer di Lei in lingua originale e in italiano


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