Il film dell’anno è 12 anni schiavo

12 anni schiavo è uno di quei film che escono ogni 10 anni per potenza emotiva, ampiezza di respiro, intensità, impatto visivo e interpretazioni. Di quelli che lasciano una cicatrice nel profondo dell’animo e spalancano una finestra su vite spezzate dalla malvagità dell’uomo. Paragonabile solo a capolavori del calibro di Shindler’s List. Opere di denuncia e, allo stesso tempo, coraggiose. Perché ci vuole coraggio per leggere un libro di memorie scritto nel 1853 e decidere di realizzare l’ennesimo film sulla schiavitù, assoldando un cast di prestigio composto da Michael Fassbender, Brad Pitt, Paul Giamatti e Benedict Cumberbatch. Senza contare la punta di diamante di quest’opera, ovvero il protagonista di colore Chiwetel Ejiofor, che imprime il suo marchio con vigore e naturalezza vestendo sia gli abiti eleganti dell’uomo libero Solomon Northup, prima, sia i sudici stracci del nero schiavizzato Platt, dopo. Il tutto coronato dal tocco delicato e severo della regia di Steve McQueen, già noto per aver dato vita a perle come Shame e Hunger. Il regista è, infatti, capace di soffermarsi con toccante delicatezza su particolari della natura e su paesaggi al tramonto, per poi restare immobile per interminabili secondi di fronte alle selvagge punizioni inferte a neri indifesi da violenti schiavisti. Nulla è lasciato al caso e ogni particolare acquista significato andando a comporre un quadro cinematografico di sublime qualità.

Il cast non poteva essere più azzeccato, con attori di fama internazionale che si fanno piccoli per recitare in brevi parti ma non per questo meno importanti, e i personaggi sono tratteggiati con rara finezza. A emergere con forza dirompente è senza dubbio Michael Fassbender, qui nei panni di uno schiavista con una ventina di neri costretti a lavorare nei campi di cotone. Se, infatti, in Hunger e Shame pensavate di aver visto il meglio di Fassbender, dovrete ricredervi. Tutta la bassezza dell’animo umano è riposta nel suo personaggio, innamorato di una delle sue schiave nere e fanatico a tal punto da citare a memoria le sacre scritture pur di giustificare le sue nefandezze. Un uomo controllato, pronto a esplodere in scatti di violenza ingiustificata. Perché, in fondo, ciò che è di sua proprietà gli appartiene ed è lui a decidere come disporne. Se Jared Leto non fosse stato candidato all’Oscar per Dallas Buyers Club, sono certo che quest’anno Fassbender avrebbe vinto la statuetta come migliore attore non protagonista. Entrano nella carne anche Paul Giamatti, nelle vesti di un mercante di schiavi senza scrupoli, e Paul Dano, in quelle di un uomo frustrato responsabile del lavoro dei neri. Così come la straziante interpretazione dell’esordiente Lupita Nyong’o, candidata all’Oscar (più che favorita) come migliore attrice non protagonista, oggetto delle particolari attenzioni (non richieste) di Fassbender. Ma anche i personaggi di contorno non si perdono sullo sfondo e si muovono come se fossero in un western di Sergio Leone.

Il film parla soprattutto attraverso gli occhi del protagonista. Indimenticabile quella lunga sequenza in primo piano, al calar della notte, in cui Chiwetel Ejiofor punta lo sguardo all’orizzonte, per poi fissare l’obiettivo della telecamera per qualche secondo. Pochi attimi in cui si entra fisicamente nello schermo accanto al protagonista, vergognandosi dei propri vestiti puliti, di quegli atti ignobili contro uomini e donne di colore durati centinaia di anni e di quelle vittime innocenti scomparse nel silenzio più assordante. Una sequenza paragonabile alla deposizione di Gesù dalla croce in The Passion di Mel Gibson, quando Maria, con suo figlio morente in braccio, guarda lo spettatore mentre la telecamera si allontana lentamente.

Senza dubbio Bim, distributore italiano del film, si trova tra le mani uno dei film più toccanti dell’anno e in odore di Oscar con le sue 9 nomination agli Academy Awards. Il film uscirà in Italia il 20 febbraio.

Sotto, il trailer italiano di 12 anni schiavo in italiano e in lingua originale:

 

 

 

 


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