Il Papa incontra Philomena: quando il perdono è più forte del dolore

Mercoledì 5 febbraio Papa Francesco ha incontrato la signora Lee, 80 anni, vittima di un tragico fatto che ha ispirato il toccante ritratto cinematografico Philomena (2013) di Stephen Frears. Un incontro avvenuto alla presenza della figlia Jane Libberton e di Steve Coogan, sceneggiatore, produttore e interprete del film. Rimasta incinta ancora adolescente nell’Irlanda del 1952, Lee viene ripudiata dalla sua famiglia e mandata a vivere in un convento che accoglie giovani madri. Sarà qui che suo figlio verrà dato in adozione dalle suore a una facoltosa famiglia americana, facendo perdere le tracce alla madre. Un fatto che Lee terrà per sé per oltre 50 anni, fino alla decisione di partire per l’America alla ricerca del figlio. Nel film emerge con forza lo sguardo di perdono della protagonista, interpretata da una sbalorditiva Judi Dench, nei confronti delle suore responsabili dell’accaduto. Così come questo fatto non abbia trasformato il suo dolore in odio nei confronti della Chiesa, giudicando colpevoli solo chi ha preso parte al terribile episodio. Un messaggio controcorrente e fortemente in contrasto con le malelingue che hanno subito colto l’occasione per strumentalizzare questa storia e attaccare il cosiddetto oscurantismo della Chiesa.

Oggi è la stessa Philomena a sedare le polemiche sulla sua storia dopo l’incontro con Papa Francesco. Un incontro che l’ha segnata profondamente e da cui si è sentita abbracciata come mai prima d’ora: «Sono onorata e felice di aver incontrato Papa Francesco», spiega Philomena Lee. «Come si evince chiaramente dal film, ho sempre avuto una profonda fede nella Chiesa e nella sua volontà di riparare ai torti commessi in passato. Spero e credo che Sua Santità Papa Francesco si unirà a me in questa lotta per aiutare le migliaia di madri e figli che desiderano mettere la parola fine alla loro tormentata storia». E ancora, in un’intervista rilasciata a La Stampa: «Mi sono sempre sentita colpevole per aver avuto un figlio fuori dal matrimonio. Solo mio fratello conosceva la storia. E ieri, incontrando il Papa, mi sono sentita finalmente liberata, ho capito che non dovevo sentirmi più in colpa. Non so chi fosse responsabile, fin dove arrivasse la responsabilità. È andata com’è andata. È successo molto tempo fa. Certo all’inizio, quando sono uscita, ero piuttosto delusa, arrabbiata, ferita, triste, ce l’avevo con tutti. Mi sono anche allontanata un po’ dalla fede. Ma non avrei potuto vivere per 62 anni col rancore. Sono poi diventata infermiera in un ospedale psichiatrico e lì ho conosciuto le sofferenze e il dolore di tante persone, un dolore anche peggiore del mio, e questo mi ha aiutato a mettere da parte la mia sofferenza. Non ho risentimento, non più almeno». Philomena Lee era giunta a Roma per presentare al Papa l’impresa filantropica “Philomena Project“, nata per aiutare a ricongiungere donne e bambini che hanno vissuto la stessa esperienza.

Uscito il 13 dicembre 2013 per Lucky Red, Philomena è candidato a quattro Oscar per miglior film, miglior sceneggiatura, miglior attrice protagonista e miglior colonna sonora originale. Il film si è aggiudicato anche il premio per la sceneggiatura al Festival di Venezia 2013, sfiorando il Leone d’oro. Un gioiello di rara fattura che, nonostante il chiaro target legato al cinema d’essai, ha colpito il pubblico per la sua intensità, tanto da riscuotere in Italia ben 5,7 milioni di euro, segnando la media incassi più alta a livello internazionale dopo il Nord America, l’Australia e il Regno Unito. Un risultato che non dovrebbe sorprendere vista la potenza emotiva della storia e i dialoghi incalzanti, per non dire pungenti. Unica licenza artistica, la presenza del giornalista Martin Sixsmith, interpretato dall’incisivo Steve Coogan, durante il viaggio di Philomena negli Stati Uniti alla ricerca del figlio. Una decisione più che azzeccata, vista l’alchimia creatasi tra i due personaggi. A svelare il cuore del film è il faccia a faccia finale tra Philomena e suora Ildegard, responsabile di aver separato il figlio dalla madre 50 anni prima e di aver fatto di tutto per sotterrare questa storia (ATTENZIONE SPOILER): «Suor Ildegard, voglio che lei sappia che la perdono», dice la signora Lee di fronte alla faccia esterrefatta di Martin, che ribatte: «Come la perdono, tutto qui?». «Non è tutto qui», risponde Philomena, «Io non sono come lei. Non voglio passare la vita a odiare la gente». E il giornalista, incredulo: «Io sono molto arrabbiato». «Deve essere estenuante», conclude Philomena con ferma semplicità.

Sotto, il trailer italiano di Philomena:

(Credit foto in alto: Philomena Project)


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