La scalata di McConaughey

Non è facile sfondare a Hollywood. Specialmente quando resti incastrato in “quella parte”. Quella che ti marchia in fronte, cosicché, ogni volta che qualcuno ti guarda, vieni incasellato a colpo d’occhio con il solito ritornello: «ah sì, l’ho visto mille volte, ma non ricordo il nome». Del resto tutto il talento di questo mondo non basta a farti arrivare in alto se non ti viene mai offerta una possibilità reale per sfondare. Si tratta di una legge che vale per chiunque, anche per l’attore. È una sceneggiatura con le palle che fa la differenza. Non a caso gli attori fanno a pugni pur di accaparrarsi uno script in grado di rilanciare la loro carriera. Mi è sempre spiaciuto vedere bravi attori intrappolati per anni in film-fotocopia, anche se spesso si tratta di una tappa obbligata da cui passano un po’ tutti. Una tappa da cui è passato anche Matthew McConaughey. Fin troppo bello, con quello sguardo magnetico alla Paul Newman, per pensare anche solo di offrirgli un ruolo che vada al di là delle commedie romantiche o dei film d’azione da quattro soldi.

Almeno fino al film che, seppur in sordina, ha dato una svolta significativa alla sua carriera: Mud (2012). Sull’onda di Stand by Me, il film (mai uscito in Italia) segue le vicende di due quattordicenni dell’Arkansas che, in uno dei loro viaggi in barca sul fiume Missisippi, scoprono un isolotto abitato da un uomo di nome Mud (McConaughey). Attratti dalla sua figura carismatica, i due ragazzi iniziano a venire attratti da quest’uomo misterioso che vive in una barca fissata in cima a un albero e trascorre il tempo in solitudine con una pistola nei pantaloni. Piano piano, però, il passato di Mud viene a galla, rischiando di travolgere tutto ciò che ha costruito nel corso degli anni, compreso il rapporto con i due ragazzi… La regia grezza e delicata di Jeff Nichols ti cattura sin dal primo minuto, così come l’imperscrutabile Matthew McConaughey, dove le sfumature del suo personaggio emergono in tutta la loro forza. Un trampolino di lancio che lo ha portato sotto i riflettori, scoprendo un lato inedito dell’attore.

Lo stesso anno McConaughey si è fatto notare in Magic Mike, vestendo i panni del gestore di un locale di spogliarellisti, al fianco di Channing Tatum. Due ruoli che hanno preparato il terreno per il suo esordio in serie A con Dallas Buyers Club, al cinema questa settimana per Good Films. Un ruolo estremamente impegnativo che ha portato Matthew McConaughey a perdere 23 chili pur di interpretare il malato di Aids Ron Woodroof. Un texano omofobo che, con meno di un mese di vita davanti a sé (almeno secondo i medici), improvvisa un’attività illegale per vendere un farmaco, non approvato negli Stati Uniti, in grado di stabilizzare il virus senza aggravare ulteriormente le condizioni fisiche. Una storia coraggiosa che porta McConaughey direttamente ai piani alti di Hollywood. Non è un caso, infatti, che il film si sia aggiudicato ben 6 nomination agli Oscar, tra cui quelle di miglior attore protagonista (McConaughey) e miglior attore non protagonista (Jared Leto). Entrambe più che papabili per uscire vincitrici dagli Academy.Awards. Da non dimenticare anche la piccola parte di McConaughey in The Wolf of Wall Street (di cui ho parlato qui), al cinema in Italia dal 23 gennaio. Solo pochi minuti davanti alla cinepresa. Ma abbastanza per non passare inosservato e tenere testa a Leonardo DiCaprio. Ormai la strada di Matthew McConaughey sembra spianata e prossimamente lo vedremo nell’inquietante serie tv True Detective, che lo vedrà fare coppia con Woody Harrelson sulle tracce di un serial killer, e in Interstellar, attesissimo sci-fi diretto da Christopher Nolan, dove ricoprirà il ruolo di protagonista al fianco di Anne Hathaway, Jessica Chastain, Casey Affleck e Michael Caine. E scusate se è poco…

Il trailer di Mud:

Il trailer di Dallas Buyers Club (al cinema in Italia dal 30 gennaio):

Il trailer di True Detective:

Il trailer di Interstellar:


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