Il tonfo di Scorsese e la “stupefacente” follia di DiCaprio

Un tripudio di orge, fiumi di droga e farmaci abusati fino al collasso, mazzette di soldi usate come carta straccia e “FUCK” urlati in faccia alla gente e usati come intercalare per imprimere meglio un concetto nella mente dell’ascoltatore. È questa l’America secondo Martin Scorsese ritratta in The Wolf of Wall Street. Un concentrato di pazzia, talmente esasperata, che anche Scorsese ne perde il controllo. Tre ore di film a base di pesci rossi mangiati vivi, perdita totale delle funzioni del proprio corpo per abuso di sostanze stupefacenti, sesso di gruppo (gay e non), lusso sfrenato e donne concepite unicamente come oggetti. Il tutto con uno sguardo tanto distaccato, quanto fastidioso. Né santo, né peccatore, Jordan Belfort vive infatti in una specie di limbo in cui la follia regna sovrana e il “lupo” di Wall Street ha fatto dello sballo il suo dio personale, adorato dai suoi dipendenti e idolatrato dai suoi soci in affari. Situazioni talmente sopra le righe da non riuscire più a distinguere dove finisce la farsa e dove inizia la storia. Nessuna redenzione, nessuna distinzione tra bene e male, nessuna malinconia per una vita senza senso o un’ipotesi positiva sulla vita. Solo gli effetti collaterali di una vita di m***a buttata nel cesso minuto per minuto. Tanto che, dopo un’ora di film, ci si chiede cosa si fa ancora seduti su una poltrona a vedere un film di cui intuisci già il finale: il nulla più totale.

E per chi si chiede se ci sia qualche punto in comune con Wall Street di Oliver Stone, la risposta è semplice: assolutamente no. Nessun monitor con titoli che salgono e scendono, nessun rapporto di spessore che apra a una riflessione, nessun colpo di scena in grado di dare una svolta al film e nessun dialogo che valga la pena ricordare. Solo un cinismo nichilista che schiaccia i personaggi poco alla volta fino a farli esplodere. The Wolf of Wall Street non sembra avere altro intento se non quello di sconvolgere lo spettatore. Il tutto senza quasi mai ricordare al pubblico tutte le vittime ingannate e rovinate da Jordan Belfort e dalla sua compagnia. Forse, anche perché il film è visto unicamente dagli occhi di DiCaprio e dei suoi amici/soci. Un punto di vista decisamente limitato…

Unica nota di merito è un Leonardo DiCaprio spinto al limite e pronto a schiantarsi contro un muro a 200 all’ora pur di regalare al pubblico un’interpretazione magistrale. Come quei 10 minuti in cui DiCaprio striscia per terra sotto l’effetto di una droga potentissima e, una volta arrivato a casa, fa di tutto per strappare di mano il telefono a un Jonah Hill strafatto, tra urla, spasmi, smorfie, sbavate e insulti.  Ma, si sa, non basta un attore modello a rendere grande una sceneggiatura. Del resto il suo compito è quello di dare il meglio di sé, a suon di milioni di dollari, e DiCaprio il suo sporco lavoro lo adempie come pochi saprebbero fare. Ci si chiede solo se la strada percorsa da Scorsese sia la migliore per raccontare la storia di un lupo di Wall Street…

Sotto, il trailer italiano di The Wolf of Wall Street:


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