127 ore (per interrogarsi sulla propria vita)

127 ore incastrato in un canyon con un masso che schiaccia la mano destra contro la ruvida parete di roccia. Il sole rovente del giorno soffoca, portando il pensiero a bibite fresche, mentre il freddo della notte intorpidisce i muscoli e la mente. 127 ore per pensare ad una via di fuga e, quando le speranze si assottigliano, per riflettere sulla propria vita. Ho nessun rimpianto? Troppi, ti rispondi. Ho voluto bene ai miei genitori? Non come avrei dovuto, ti ripeti. Ho mai amato? Forse no… a parte me stesso. Le tue risposte ti martellano la testa mentre ti chiedi se avrai mai un’altra possibilità, se i soccorsi arriveranno, se riuscirai a spostare quel dannato masso. Ovviamente sto parlando di 127 ore, il nuovo film di Danny Boyle (regista reduce dagli otto Oscar di The Millionaire) tratto da una storia vera, con un sorprendente James Franco nei panni di Aron Ralston, alpinista statunitense costretto ad amputarsi un braccio per potersi liberare dalla morsa granitica del masso.


Il film dura un’ora e mezza e non mi sono mai annoiato. Infatti, anche se è quasi tutto ambientato in un crepaccio del Blue John Canyon, diversi flash-black, sogni e riflessioni di James Franco fanno da corollario svelando la sua vita passata. Mi ha commosso (e allo stesso tempo ho trovato che fosse un’idea geniale) la scena in cui Franco si autointervista fingendo di essere un ospite d’onore di un talk-show, dove l’attore si confessa con amara autoironia. I momenti toccanti non mancano, dalle diverse dichiarazioni senza censure di fronte alla telecamera ai ricordi delle occasioni perse… soprattutto quelle affettive. Frammenti di ricordi si fanno spazio con irruenza, come il calore del tempo passato con i propri cari o la sua ex-ragazza che con tristezza lo richiama alla realtà come un pugno nello stomaco: «Tu resterai solo». Come per i protagonisti di World Trade Center (2006) di Oliver Stone, in cui due poliziotti restavano sommersi da tonnellate di macerie delle Twin Towers e restavano in attesa di soccorsi, anche qui James Franco si trova a guardare in faccia la propria vita, cosciente che potrebbero essere le ultime ore prima della sua morte. Cosa mi ha deluso del film? Forse il protagonista non si domanda fino in fondo per cosa vale la pena vivere… Ma a parte questo, 127 ore è un film speranzoso che consiglio a tutti di non perdere.


Un James Franco da Oscar?

Candidato a sei Oscar, 127 ore è tornato a casa a bocca asciutta. Non riesco ancora a digerire l’Oscar a Colin Firth per Miglior attore protagonista ne Il discorso del re (anche se ho amato quel film), quando James Franco ha dato prova di un talento sorprendente con cui si sarebbe conquistato degnamente il premio tanto ambito. Alcuni potrebbero obiettare che il suo ruolo estremo potrebbe essere troppo scontato per un Oscar. Ma forse che quello di Christian Bale (premio Oscar per Miglior attore non protagonista in The Fighter) non lo fosse?

Sotto, il trailer italiano di 127 ore (al cinema dal 25 febbraio 2011):

Per contattarmi potete scrivere al seguente indirizzo mail: paolosinopoli@bestmovie.it


4 Risposte per "127 ore (per interrogarsi sulla propria vita)"

  • rocken :

    grande grande film..
    pompato con un continuum di spunti che mihanno fatto emozionare per tutto il film.. proprio per questo lo definisco un film di emozioni..
    la scelta di fare un film con il protagonista bloccato nella stessa location per quasi tutto il tempo era ostica ed è proprio per sapere come un regista importante come boyle avrebbe ovviato alle connesse difficoltà che mi ha spinto ad andare al cinema..
    le scelte del regista sono state efficaci e mi ha molto colpito il fatto che egli sia riuscito a privare l’evoluzione delle vicende di quel senso di staticità che ci si aspettava dalla storia di un tale bloccato per 5 giorni in un angusta crepa..
    gran bella performance per james franco (per l’occasione evidenzia una preparazione lodevole sia fisica che mentale)che mi fa presagire che la conquista della statuetta d’oro non tarderà troppo ad arrivare..
    avevo qualche minuscola speranza per gli oscar per il best picture ma anche il discorso del re aveva in sottotraccia un messagio sociale di importante spessore e in termini di efficacia visiva si è dimostrato superiore..

  • tronco88 :

    Una storia forte, intensa, che colpisce allo stomaco! Sono d’accordo con quello che hai scritto. A presto!!

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