Il discorso del re: un’amicizia che rende “uomini”

Ieri sera sono andato a vedere Il discorso del re e sono uscito dal cinema con un inaspettato sorriso stampato sulle labbra. Pur avendo pregiudizi enormi e non confidando nelle dodici nomination agli Oscar (in cui non ho mai creduto), devo ammettere che il film mi ha profondamente toccato. Colin Firth interpreta il secondogenito del re d’Inghilterra Giorgio V (Michael Gambon), affetto da una forte balbuzie che gli impedisce di tenere discorsi in pubblico. La sua vita inizia a cambiare quando incontra Lionel Logue (Geoffrey Rush), un logopedista che non si lascia intimorire dalle sue nobili origini e lo tratta come uno alla sua pari, aiutandolo a combattere la sua balbuzie. L’approccio dello specialista è particolare e bizzarro, ma i risultati non tardano a manifestarsi. Questo film non è solo la storia di un uomo che vuole smettere di balbettare, ma è anche la storia di una persona che deve accettare di farsi aiutare per affrontare le prove della vita a cui tutti dobbiamo far fronte (piccole o grandi che siano). Quando muore re Giorgio V, il primogento svogliato e amante della bella vita, interpretato da Guy Pearce, gli subentra al trono. In breve tempo, però, le fatiche del suo incarico lo schiacciano e lui decide di lasciare questo compito gravoso al fratello balbuziente.

Da questo momento tutte le sicurezze che Firth si era costruito negli anni iniziano a vacillare. Non solo deve tenere un discorso in diretta-radio al popolo inglese, ma deve anche sostenere un Paese sull’orlo di una seconda guerra mondiale. Tutte le paure, insicurezze e fatiche vengono a galla e a sostenerlo sono solo la moglie e il suo logopedista. E’ commovente vedere come Lionel non solo voglia aiutare Firth a combattere il suo difetto, ma come provochi e sfidi in continuazione l’erede al trono ad assumersi le sue responsabilità da uomo, senza subirle e farsi schiacciare da esse. Infatti, Firth non si sente all’altezza del compito, rivive la mancanza di affetto del padre re Giorgio V e gli scherni del fratello maggiore, e tende a richiudersi nuovamente nel suo mondo “fatato”. Lionel, invece, lo sostiene e lo sfida senza esclusione di colpi (arrivando anche al litigio) e con tenera passione. Il finale può sembrare scontato, ma, dopo due ore di film in cui si soffrono tutte le fatiche del protagonista, la conclusione potrebbe rivelarsi più commovente del previsto (e forse vi farà diventare anche gli occhi lucidi…, proprio come al sottoscritto).

Sotto, il trailer italiano de Il discorso del re:

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3 Risposte per "Il discorso del re: un’amicizia che rende “uomini”"

  • mariangela_91 :

    bellissimo articolo!! e, per inciso, condivido del tutto la tua opinione!! un film che a primo acchito può sembrare scontato, nasconde invece tantissime chiavi di lettura ma soprattutto trascina lo spettatore in un mondo e in un’epoca diversi, lo porta a vivere le esperienze di un personaggio totalmente estraneo e a sentirselo sempre più vicino fino a fare il tifo per lui durante il fatidico discorso della conclusione, a spingerlo come fa Lionel pur sapendo di non essere “veramente” in quella stanza di registrazione con il Re Colin Firth!! la cosa che più mi ha colpito mentre vedevo il film è stato l’alternarsi in sala di risate genuine, momenti di silenzio commosso e alla fine i “Dai! Dai!” sussurrati con il timore di disturbare troppo il vicino!! se un film e degli interpreti coinvolgono così, vuol dire che sono speciali!

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