Dr. House e la “nostra” solitudine

Chi guardando il Dr. House può dire di non aver mai avvertito il suo stesso senso di solitudine e quel vuoto che a volte ci prende durante la giornata e che tentiamo in tutti i modi di soffocare con piacevoli surrogati? La prima cosa che mi ha lasciato a bocca aperta e mi ha spinto a “divorare” tutte le stagioni della serie tv Dr. House – Medical Division sono i momenti in cui il celebre diagnosta Gregory House (Hugh Laurie) ammette: «sono triste e vorrei essere felice». Finalmente un serial americano che non ha paura di guardare in faccia questo bisogno umano costitutivo di ogni uomo (soprattutto del sottoscritto): il desiderio di essere felice.

House è un uomo solo, che maschera la sua infelicità sotto un’infinità di battute pungenti (per la maggior parte “bastarde”), adora “risolvere” i casi clinici più complessi del Princeton-Plainsboro Teaching Hospital ed è incapace di mantenere un rapporto di amicizia/amore senza rischiare di rovinarlo ogni dieci minuti. Inoltre, per non sentire un dolore cronico alla gamba destra, assume diverse pillole di Vicodin, un forte antidolorifico che si fa prescrivere dal suo amico medico Wilson (Robert Sean Leonard). Spesso, però, House eccede la dose normale di pillole diventando un vero e proprio tossicodipendente.

Ho trovato molto interessanti le prime due serie, mentre la terza e la quarta stagione scadono un po’, ma sempre senza cadere nel banale (vale comunque la pena di vederle). Ciò che mi ha colpito di più per la drammaticità e l’intensità della storia sono state la quinta e la sesta stagione, le quali hanno quasi reinventato il personaggio. In queste, House affronta più seriamente e con fatica i suoi problemi di droga e, dopo un rifiuto iniziale, decide di andare sistematicamente dallo psicologo mettendo in chiaro un punto per lui determinante: vuole essere felice. Ma basteranno le direttive del suo psicologo a renderlo felice?

Il demone della droga è sempre in agguato, soprattutto quando la solitudine si fa più forte e resta deluso dalle circostanze. House, infatti, desidera una relazione fissa con Cuddy (Lisa Edelstein), la direttrice dell’ospedale, ma lei è fidanzata con un altro uomo (nella sesta stagione). In tutta la serie tv mi ha sempre colpito la difficoltà di House di vivere una relazione seria con una donna, quasi avesse paura di mostrarsi veramente per quello che è. Lui non lo nasconde e non mancano le volte in cui “sbatte in faccia” all’affascinante dottoressa Cameron (Jennifer Morrison) e alla sua ex moglie Stacy (Sela Ward) il suo senso di inadeguatezza e di disagio. È commovente e straziante al tempo stesso la fine di una puntata in cui House fa entrare una prostituta in casa sua e mostra un volto triste e rassegnato. Infatti, con il passare delle stagioni cambia il modo di House di guardare la realtà e le cose che prima gli bastavano iniziano a non bastargli più. Magari continua a sbagliare, ma in fondo percepisce di desiderare qualcosa di più. Ho sempre trovato che House mi assomigli più di quanto non sembri…

Sotto, alcune scene della serie tv Dr. House – Medical Division:

Dal 14 gennaio 2011 viene trasmessa su Italia 1 la settima stagione di Dr. House – Medical Division.

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3 Risposte per "Dr. House e la “nostra” solitudine"

  • Ma è proprio vero che si vuole essere felici? O, invece, si vuol solo cercare di vivere e imparare il più possibile? Se House stesse bene credo che non sarebbe un personaggio così interessante, neanche per se stesso. E non è detto che “stare male” sia male. Innamorarsi e farsi spaccare il cuore da una donna, per esempio, è un’esperienza irrinunciabile.

  • paolosinopoli :

    Per me le due cose non sono in contrapposizione. Il nostro desiderio di felicità non fa altro che spingerci a cercare di vivere e imparare il più possibile. Non si possono separare le due cose, perché la vita è una cosa sola e non può essere divisa in scompartimenti stagni. Come dici tu, House è sicuramente un personaggio interessante proprio per il suo “non stare bene” e non essere mai tranquillo. Sicuramente è segno di un uomo “vivo”. Non l’ho mai negato. Riguardo al tuo esempio sono d’accordo fino a un certo punto. Innamorarsi e farsi spaccare il cuore da una donna è una “sfiga” a cui rinuncerei più che volentieri, anche se (e forse è questo che intendi) penso che le fatiche della vita (più o meno grandi) non siano mai fini a se stesse e nella maggior parte dei casi siano solo per un bene più grande dei nostri pensieri e totalmente inaspettato.

  • non so credo che sia diverso cercare di vivere una vita felice o una vita interessante. per questo tu intendi che sia una sfiga farsi spaccare il cuore e io invece lo intendo come una delle emozioni che non mi farei mai mancare. In questo senso c’è senz’altro contrapposizione.

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