Canguri, ratti e zecche: fenomenologia del fastidio al cinema.

Avete visto? Siamo online con una nuova puntata di Cinemaniacs, che potete vedere seguendo il link che si trova prima della virgola in questa frase, oppure cliccando sul triangolino con la punta rivolta verso destra che si trova in fondo a questo articolo.

Se invece cliccate sul canguro qui sopra, be’, buona fortuna.

Ma comunque.

Oggi sono qui a parlarvi del cinema. E no, non sto parlando di film, registi, truccatori, intercalatori degli schizzi, ma del cinema come luogo fisico. La sala. Le poltrone di velluto rosso. Lo schermo grande come la vita. L’impianto audio che neanche il vicino melomane la domenica mattina alle dieci. L’immersione totale. Perdersi tra le luci e le ombre di un regno di celluloide nel quale tutto è possibile – anche che ci sia ancora qualcuno che sa cos’è, questa celluloide.

Ecco, lo vedete? Il cinema è un luogo magico – lo saprò io che ci lavoro, no? –, soprattutto quando ha una caratteristica deliziosa che potete ammirare qui sopra: il vuoto pneumatico.

La sala vuota è un sogno che pochi eletti possono permettersi. Il silenzio assoluto. La sensazione di essere davvero dentro il film, perché non c’è nessuno intorno a ricordarti che sei pur sempre uno spettatore pagante (o non pagante, nel mio caso: vantaggi del mestiere…) e non un archeologo in cerca del Sacro Graal, o un alieno in cerca di Sigourney Weaver.

Poi ci sono gli altri. Gli altri sono l’inferno. Lo diceva anche un francese famoso, credo Zinedine Zidane. E non parlo solo del tipo di “altri” di cui parliamo in Caccia al canguro – non vi spiegherò chi è un “canguro”, in sala, ma non dovreste fare fatica a immaginarlo. Parlo di…

… be’, parlo di una lunga serie di esemplari di spettatore dannoso. Quelli che ti impediscono di goderti il film con comportamenti riprovevoli quando non perseguibili penalmente. Quelli che fanno al cinema più danni della pirateria, perché se la gente non va più in sala è perché non vuole incontrare uno di questi casi umani. Eccola a voi: la galleria degli orrori del frequentatore di cinema. Aggrappatevi alla sedia, c’è gente a cui sono venuti i capelli bianchi per molto meno.

E se per caso vi sentite chiamati in causa da questo pezzo, pentitevi: c’è sempre tempo per redimere la propria anima.

CATEGORIA UNO: QUELLI CHE PARLANO AD ALTA VOCE CON IL VICINO

No, non mi interessa sapere cosa pensi della pettinatura di Javier Bardem in Skyfall. No, non mi interessa che questa scena non ti ha fatto paura e meno male che dovevamo venire a vedere un horror. No, non me ne frega che stasera dopo il film andrete a fare serata in qualche squallido boudoir con i gerani alle pareti, a sorseggiare assenzio direttamente dalla tazza del water e incipriarvi il naso a vicenda con gesto sensuale. E sì, HO VISTO che Franco Uccisore ha appena sparato tre colpi a bruciapelo a Giuseppe Vittima non serve che lo ripeti al tuo amico contiguo: se n’è accorto anche lui, visto che STA GUARDANDO IL FILM. Ah, e: no, non me ne frega neanche che stai morendo ommioddio m’è andato di traverso un popcorn presto sono allergico c’è un medico in sala sono tutto gonfio aiuto aiuto morirò.

Voglio dire, fallo. Di morire, dico. Ma fallo in silenzio. In sobrio, gradevolissimo silenzio.

Potrei quasi dispiacermi della tua dipartita. Dopo i titoli di coda, però.

CATEGORIA DUE: QUELLI CHE PARLANO AD ALTA VOCE DA SOLI

Non ci credete? Esistono. E no, non sto parlando di tristissimi casi umani di solitudine e abbandono, né di gente che parla con i fantasmi o che vede le fate e chiacchiera con loro. Parlo di quelli che si recano in sala per vivere un film come fosse una partita della nazionale, e loro il Bruno Pizzul dei tempi d’oro.

«Ecco vediamo Ryan Gosling che si invola sulla fascia, palla saldamente incollata al piede e un martello stretto tra le dita, alza la testa, vede Carey Mulligan e la serve con un fendente al bacio. Mulligan chiude il triangolo e si invola nell’angolo dell’ascensore in attesa del limone, ma ecco che il tackle aggressivo di Cattivo Generico interrompe l’azione! Gosling sembra faticare a riprendersi, ma le nocche delle dita bianche intorno all’impugnatura dell’attrezzo raccontano un’altra verità, ecco che si prepara alla violenza, gli scatta negli occhi, parte un traversone DRITTO IN MEZZO AGLI OCCHI DI CATTIVO! OOOOW!».

(l’esempio di Drive non è casuale. È vita vissuta)

CATEGORIA TRE-A: I RUMINANTI

Uuuh che buoni questo pop-corn! Non me ne voglio perdere neanche uno! Voglio sgranocchiarli fino all’ultimo chicco di mais esploso all’interno della macchina che produce questo gustoso snack che tipicamente accompagna i pomeriggi al cinema! Voglio piluccarmi le dita fino alla terza falange per non perdermi neanche un granello di sale usato per condire questa cibaria che da sempre è fedele amica delle seconde visioni!

No. Non vuoi farlo. Nessuno dovrebbe impiegare due ore per finire un pacco di pop-corn. E se proprio devi farlo, amico obeso, fallo prima di entrare in sala, e tieni le tue manacce unte di sale mais e squallore LONTANE DA ME.

Oppure fai come me, che mi mangio due chili di popcorn PRIMA di entrare in sala.

CATEGORIA TRE-B: I LEONI AFFAMATI DOPO SEI MESI DI DIGIUNO NELL’ARIDA SAVANA

Ogni mattina in Africa et cetera gazzella e leone e correre. Ogni sera, invece, all’UCI Cinemas, alcuni habituée con il verme solitario si piazzano in fila davanti ai robi dove si vende il cibo e spendono tra i 22,57€ e i 36,49€ per riempire sacchettoni contenenti patatine, patatine al formaggio, formaggio alle patatine, caramelline gommose, caramelline frizzose, caramelline cioccolose, bon-bon, chicche, Big Babol, calamari fritti e cavolini di Bruxelles.

Tempo della fine dei titoli di testa e le nostre idrovore sono già a mani vuote e ventri satolli.

«E di cosa ti lamenti?» dite.

Per esempio che tutto quel grufolare frenetico, quella corsa contro il tempo verso la tacchinoripienizzazione dell’utenza del cinematografo, rovina i titoli di testa. E i titoli di testa sono, lo sanno tutti, la cosa più importante del film. O per esempio perché, una volta svuotati del loro peccaminoso contenuto, i sacchettoni di carta portacaramelle diventano involontarie macchine del rumore – con la frustrazione aggiuntiva di non potersi girare e rovesciare a terra per dispetto le caramelle dell’astante; a meno di non rovesciare direttamente l’astante e farlo cadere con la faccia nelle carte di caramella da lui stesso sgarbatamente depositate sul pavimento della sala.

Ah, potessi…

CATEGORIA QUATTRO: QUELLI CHE SI ALZANO PRIMA DELLA FINE DEI TITOLI DI CODA

IL BELLO DEI FILM È CHE CONTINUANO ANCHE DOPO L’ULTIMA SCENA.

POTREBBE INTERESSARMI SENTIRE LA CANZONE CHE C’È SUI TITOLI DI CODA.

VEDERE SE TRA GLI STUNT COMPARE IL NOME DEL MIO AMICO TOOT O’ROTTO.

SCOPRIRE SE SONO STATI FERITI ANIMALI O PIANTE DURANTE LA LAVORAZIONE DEL FILM OPPURE NO.

ASPETTARE A BRACCIA APERTE LA SCENA POST-CREDITS ED ESULTARE QUANDO EFFETTIVAMENTE C’È.

E INVECE NON POSSO PERCHÉ TU, PROPRIO TU, IMMENSO CICCIONE LARDOSO ALTO DUE METRI E SUDATO COME UN PAVONE, TI SEI FRAPPOSTO TRA ME E LO SCHERMO, OCCLUDENDO LA MIA LINEA VISIVA CON LA TUA TRIPPA.

(perdonatemi il caps, ma ho ancora negli occhi la mia esperienza con Gran Torino di Eastwood, quando mi stavo asciugando le lacrime durante l’inquadratura fissa che chiude il film e un tizio davanti a me s’è alzato e ha cominciato a commentare con la moglie quanto lontano fosse il parcheggio rosso 18 dove avevano lasciato la vettura. Da allora gli amici lo chiamano “Gengive De Gomma”).

CATEGORIA CINQUE: QUELLI CHE USCITI DALLA SALA RACCONTANO IL FINALE AD ALTA VOCE

Vi ricordate quanto è stato emozionante, la prima volta che abbiamo visto al cinema Il sesto senso, scoprire che [SPOILER] Bruce Willis era morto a inizio film? E che meraviglia la sorpresa [SPOILER] di una Nicole Kidman fantasma in The Others? E lo shock nell’assistere ignari [SPOILER] alla morte di Leonardo DiCaprio in Titanic?

Ve lo ricordate, eh? L’intenso sommovimento interiore nel ritrovarsi di fronte a uno shock finale che costringe a rivalutare tutto il film e a donargli una nuova interpretazione, e magari a tornare presto a rivederlo per analizzarlo sotto la luce nuova che gli ultimi minuti hanno gettato sull’intera vicenda?

Ecco. IO NO.

COROLLARIO: LA CATEGORIA UMANA IDEALE DA AVERE A FIANCO DURANTE LA VISIONE DI UN FILM

QUESTA.

Ah già: se volete godervi la nuova puntata di Cinemaniacs, la trovate qui sotto:

http://youtu.be/G96PFK7EVdw


Un commento a "Canguri, ratti e zecche: fenomenologia del fastidio al cinema."

  • e-f :

    Leggendo il punto 4 mi sono ricordato di una cosa su una pagina del BstMv di settembre: quell’app in grado di prevedere un eventuale filmato post-credit. La usa, Nic?

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