LINDELOF > SORKIN: una dissertazione.

Sopra: Aaron Sorkin e la sua faccia antipatica.

Lo so, siete già arrabbiati. Lo so, siete già indignati, indispettiti, irritati. State già recuperando il vostro cofanetto con i Blu-ray di The West Wing per venire a cercarmi all’UCI Cinemas dove lavoro – come se già non avessi le mani occupate a star dietro a Ponfo, come vi dimostro qui e/o in fondo al pezzo – e colpirmi con inusitata violenza sull’occipite.

Aaron Sorkin è considerato, forse a ragione, forse no, uno dei guru della scrittura cinematografica, e probabilmente lo sceneggiatore più importante che ci sia al momento in circolazione, in grado di stendere i dialoghi più ficcanti e significativi e affascinanti della storia del cinema e della tv, baciato dal dono di dare ritmo e brio anche a una conversazione tra un panettiere e un cliente muto che quel giorno è pure rimasto a casa.

Damon Lindelof, invece, è diventato, film dopo film, serie dopo serie, una sorta di punching ball virtuale, uno che sarebbe in grado di rovinare pure la sceneggiatura di Via col vento sostituendo il finale originale con uno in cui Rhett Butler ha la tourette («Francamente me infischio e me ne F***O LE P***E DI TE, STUPIDA S*****A ROMPI****O B******A!») e Rossella reagisce agli insulti trasformandosi in un mostro di fumo che sublimando diventa una nuvoletta di vapori verdastri i cui effluvi fanno precipitare un aereo che si schianta su un’isola che sta su un’arcipelago che appartiene politicamente al Catai che è governato da un Presidente che è un orso mannaro che ogni notte di luna piena ulula dal balcone della sua reggia che per due soldi mio padre comprò.

Sopra: una diapositiva che ritrae Damon Lindelof mentre cerca faticosamente di uscire da un baratro di sceneggiatura da lui stesso causato.

In pratica, per farla breve, amare Sorkin è la base da cui partire per venire accettati nella cerchia sempre meno ristretta di coloro a cui piace la tv/il cinema di qualità. Amare Lindelof è equivalente ad amare una vacanza rilassante in un rettilario pieni di cobra reali velenosi e incazzati: certo, si può anche farlo, ma non lamentatevi se poi la gente vi guarda come se foste scemi.

Ebbene, sapete cosa dico io? Tutte vaccate! Al miglior Sorkin continuerò a preferire un Lindelof qualsiasi, e per motivi molto precisi. Non ci credete? Qui sotto ve lo dimostrerò.

Nei film di Sorkin ci sono dei gran dialoghi,
nei film di Lindelof ci sono delle gran botte

E davvero, quanti di voi vanno al cinema per sentire della gente che parla? Davvero le conversazioni scritte da un’altra persona e con protagonisti personaggi fittizi sono più interessanti di un grande spettacolo visivo e di un’infinita serie di momenti WOW? Guardate la foto di The West Wing che c’è qui sopra: vi sembra un bel fondale, quello? Vi sembra un bel font per il titolo? Non vedete come molti personaggi sono sfocati? Non vi sembra tutto photoshoppato malissimo?

«Eh ma poi i dialoghi». Chissenefrega! Al cinema si va per questo, non per bla bla bla! Altrimenti ascolteremmo tutti la radio e morta lì, no?

Nei film di Sorkin c’è una soluzione a tutto,
nei film di Lindelof il mistero è quello che conta.

Che noia quei film che finiscono e ti fanno esclamare «ora è tutto chiaro!». Che belli quei film che finiscono e ti fanno esclamare «WTF? Cosa ho appena visto? Nulla di tutto ciò ha senso!». Esatto! Esattamente questo: misteri, stupore, dubbi, domande, questioni, buchi di trama riempiti dalla fantasia dello spettatore. Le sceneggiature di Lindelof sono l’esempio principe dell’interazione tra autore e fruitore, della neonata liquidità delle pareti che separano chi crea da chi esperisce; quelli che sembrano buchi di trama altro non sono che suggestioni, e spesso non infilate a fine film – soluzione banale che Nolan stesso ha sfruttato fino allo sfinimento –, ma a metà, o alla fine del primo atto, o in momenti a caso («Perché Charlize Theron in Prometheus non ha virato a destra invece che continuare a correre dritto?»), così da costringere lo spettatore a mantenere sempre l’attenzione alta, così da coinvolgerlo fino all’ultima fibra del suo essere.

I film di Sorkin? Meh, alla fine è tutto chiaro, preciso, scritto bene, perfettino, senza difetti. Che noia.

Nei film di Sorkin non ci sono abbastanza elicotteri.

In quelli di Lindelof sì, come dimostra la foto quissù. Sapete a chi piacevano gli elicotteri? Ai fratelli Lumiére.

I film di Sorkin hanno titoli noiosi,
i film di Lindelof hanno titoli fighissimi.

E smettiamola di far finta che si tratti di un dettaglio insignificante: l’abito fa il monaco, il libro si valuta dalla copertina e un titolo dice tutto dell’opera che abbiamo di fronte.

Guardate la filmografia/tvgrafia (si dice?) di Sorkin…

Codice d’onore: wooow, affascinante, si parla di regole vetuste da seguire aprioristicamente e senza rispetto per la logica e il buonsenso!
Malice: il sospetto: sospetto de che? Verrà poi confermato o smentito? Misteri! Dubbi! Vi ho appena dimostrato che Sorkin copia da Lindelof.
Il presidente: eh. Bene. Il presidente è un mestiere. Perché allora non L’edicolanteIl metronotte?
Sports Night: no grazie, preferisco guardare Studio Sport.
The West Wing: ooooo, una serie tv su un punto cardinale!
Studio 60 on the Sunset Strip: è l’indirizzo della lavanderia a gettoni dove Sorkin va ogni venerdì sera nella speranza di rimorchiare?
La guerra di Charlie Wilson: che nome è per un guerriero Charlie Wilson? Che guerra è, se ti chiami CHARLIE?
The Social Network: solito titolo didascalico e noiosissimo. E il sequel The Webmail Service no?
L’arte di vincere: vincere non è un’arte, vincere è un obiettivo. Smettila di confondere il fine con il mezzo, Sorkin!
The Newsroom: una stanza dove si fanno le news? È tipo una fabbrica? Una stamperia? Una catena di montaggio per news?

Ora guardate la filmtvgrafia di Lindelof:

Wasteland: una terra desolata! Questo è affascinante! Chi ci sarà in questa terra desolata? Mostri? Alieni? Donne con tre tette? Misteri à la Lindelof!
Undressed: sapete su cosa si regge Internet? Sul porno. Perché? Perché piace a tutti! Sapete in quanti hanno visto questa serie basandosi solo sul titolo, nella speranza di godersi seni e deretani a profusione?
Nash Bridges: ho sempre pensato fosse la storia del figlio segreto di Steve Nash e Jeff Bridges, e se non vi affascina questo concetto siete senza cuore.
Crossing Jordan: evidentemente legato alla serie precedente, visto che parla di Michael Jordan, a creare un interessante senso di continuità che definisce perfettamente la cura con cui Lindelof dipinge i suoi universi.
Lost: la summa del pensiero lindelofiano. Lost, perduti! O perduto? È uomo o donna? Perduto dove? È colpa sua? Alla fine ritroverà la strada di casa? Incontrerà altre persone e/o dei mostri di fumo e/o degli orsi polari? Così si fa ad attirare l’attenzione della gente! Altro che socialnetworks e westwings!
Star Trek, Cowboys & Aliens, Prometheus, Into Darkness, World War Z, Tomorrowland: non so neanche da dove cominciare, ma in questi titoli, che hanno segnato l’ascesa di Lindelof al trono della Hollywood che conta e soprattutto che scrive, c’è dentro tutto quello che serve al cinema. Lo spazio, i cowboy, la mitologia, l’oscurità, la guerra, gli zombie, il futuro. Il che mi consente di giungere all’ultimo punto della mia dissertazione, e cioè…

Nei film di Sorkin non c’è mai stato un alieno,
nei film di Lindelof sì.

Game, set, match. Vittoria totale. Lindelof > Sorkin. Ma tipo senza dubbio, eh.

Tipo che per festeggiare il mio trionfo mi riguardo la nuova puntata di Cinemaniacs:


4 Risposte per "LINDELOF > SORKIN: una dissertazione."

  • wuwazz :

    Tipo che spero tu stia scherzando. Tipo che sicuramente i Lindelof ci devono essere, perchè ogni tanto vedersi qualche cazzata fa bene alla salute.
    Ma diciamoci la verità: Cowboys & Aliens, WWZ e Tomorrowland sono dei monumentali fallimenti.
    WWZ: UNA ROBA CHE DIRE ‘AGGHIACCIANTE’ è DIRE POCO.

    L’arte di vincere e social network sono dei film che, sebbene non contengano alieni o mostri, scorrono molto più velocemente e sono mille volte più emozionanti.

  • wuwazz :

    Ma… Avevo postato un commento… Dov’è finito?

  • wuwazz :

    Il mio computer c’ha gli svarioni!

  • wuwazz :

    Anche io c’ho gli svarioni!

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