Warm Shadow: ovvero quando una coincidenza ti porta sull’Himalaya- parte 1

Voglio raccontarvi una storia…

Poco più di un mese fa incontro per caso Riccardo Bianco. Come me, anche Riccardo è un regista di Torino. Per anni ci conoscevamo “di fama”, io sapevo chi fosse lui e lui sapeva chi fossi io, ci tenevamo al corrente sulle reciproche esperienze lavorative e penso di poter dire che ci fosse anche un certo rispetto reciproco (almeno da parte mia). Ad ogni modo, finalmente ci incontriamo, io lui e Virginija Vareikyte (regista con la quale ho diretto When We Talk About KGB) e ci mettiamo a parlare di progetti. Noi  gli raccontiamo di quello che abbiamo fatto negli ultimi anni e altrettanto fa lui. Riccardo realizza documentari in giro per il mondo, a volte in luoghi decisamente avventurosi, se non proprio pericolosi: Siria, confine Messico-USA, Filippine post Tsunami, favelas Brasiliane, periferie Indiane, foresta amazzonica, ecc. La conversazione è ovviamente interessante e si considera anche la possibilità di collaborare su qualche futuro progetto. Ma il caso vuole, che l’argomento su cui si concentra l’attenzione sia una storia legata all’Himalaya. Riccardo inizia a raccontare di un ragazzo Torinese che recentemente ha deciso di partire per un viaggio in motocicletta di 2000km nel nord dell’India, ai piedi dell’Himalaya, un’avventura che lo porterebbe sulle più altre strade del mondo. Lo scopo del viaggio è ritrovare il legame perduto con suo padre, recentemente scomparso dopo quindici anni di lotta contro il morbo di Alzheimer. Il padre, famoso fotoreporter le cui fotografie di viaggio sono state pubblicate sulle più importanti riviste internazionali, nel 1963 ha compiuto un viaggio incredibile: da Torino a Kathmandu a bordo di una Lambretta. Un percorso straordinario, immortalato in una serie di scatti dal valore inestimabile. La fine di questo viaggio lo ha portato nel nord dell’India, una regione che ha amato e nella quale è ritornato più volte nel corso della sua vita. Ed è proprio in quella zona dell’Himalaya che suo figlio ha deciso di andare per onorare la memoria del suo padre scomparso.

Piergiorgio 1963 - Matt 2016

Piergiorgio 1963 – Matt 2016

Mentre Riccardo mi racconta questa storia, un campanello mi suona nell’orecchio, perché tutto questo mi è stranamente famigliare. Infatti, il ragazzo in questione è Matt Sclarandis, mio ex compagno di classe con il quale ho condiviso cinque anni di liceo, nonché uno dei periodi formativi più importanti della mia vita. Nel momento in cu Riccardo, Virginija ed io abbiamo deciso di approfondire l’argomento, ci siamo resi conto che dietro a questo viaggio in motocicletta c’era molto di più: una storia con un enorme potenziale cinematografico, artistico e umano, la riscoperta di un legame perduto tra padre e figlio, la valorizzazione dell’opera di un grande fotografo e un viaggio che da che geografico diventa interiore.

foto di Piergiorgio Sclarandis

foto di Piergiorgio Sclarandis

Poco dopo abbiamo sentito Matt su Skype e lo abbiamo messo al corrente delle nostre idee e di come vedevamo un documentario sulla sua storia. Il viaggio in India sarebbe soltanto una parte della sua grande avventura, che secondo noi lo dovrebbe portare a rivisitare tutta la sua storia personale, con un ritorno a Torino, sua città natale ma anche a Dallas in Texas, dove suo padre ha passato i suoi ultimi anni di vita e dove si trova il suo sterminato archivio fotografico, in parte ancora inesplorato.

Dopo un’iniziale sorpresa, Matt ha apprezzato e approvato la nostra proposta. Il film si può fare. Ora, il problema è che il viaggio è previsto per la seconda metà di luglio del 2016; questo ci dava poco più di un mese per racimolare la somma necessaria per partire e filmare. Per i documentari indipendenti esistono diversi modi “canonici” per trovare dei finanziamenti (e qui si potrebbe iniziare un post a sé stante, probabilmente suddiviso in 8 parti, ma magari lo faccio un’altra volta) ma nessuno di questi è possibile in così poco tempo. L’unica alternativa possibile era un crowd funding, metodo che probabilmente negli ultimi tempi è diventato usato e abusato e quindi non più molto efficace. Però noi avevamo dalla nostra parte una storia molto emozionante, un protagonista accattivante e un bacino d’utenza internazionale (dopo essersi trasferito a Londra, dove ha vissuto per sei anni, Matt è volato a Goa dove vive da un anno) quindi perché no? Il crowd funding è un sistema che richiede molta preparazione, molto materiale, molta pazienza e tanti amici (tantissimi amici, meglio se disponibili e facoltosi). La campagna (che potete trovare qui) ha raccolto più di 1000 sterline in una settimana. La risposta al video messaggio di Matt è stata ben al di sopra delle nostre aspettative. Ora, a due giorni dalla chiusura della campagna, non abbiamo ancora raggiunto l’obiettivo fissato, ma ci ritroviamo con una cifra (alla quale vanno aggiunti altri investimenti, ovviamente) sufficiente a permetterci di partire e realizzare la prima parte di questo film/viaggio.

Matt con la sua moto

Matt con la sua moto

Ora vengono le questioni tecniche, quelle che di solito piacciono di più ai nerd (come me). Come giriamo? Che look vogliamo dare all’immagine? Con cosa giriamo? L’idea di dare al film un look da documentario anni 60/70 (qualcosa di grezzo, per niente leccato, che rimandasse alle atmosfere dei primi film di Werner Herzog, ai documentari girati in 16mm, con cineprese a spalla e ottiche zoom) è piaciuta subito a tutti. Ma non è un look facile da ottenere. Meglio usare una Sony FS7, una Canon C500 o una Amira? Ottiche moderne oppure obiettivi cinematografici vintage? E’ partita una ricerca internazionale, che ci ha portati a considerare delle ottiche sovietiche Lomo dalla Lituania, uno zoom televisivo francese degli anni 70′ o un set di obiettivi Zeiss nati per cineprese 16mm. La scelta definitiva ancora non è stata presa, probabilmente bisognerà prendere una decisione mettendo sulla bilancia qualità e budget. Purtroppo, il budget ha sempre il peso maggiore e quindi temo che alla fine bisognerà trovare un compromesso. La buona notizia è che abbiamo ricevuto dagli Stati Uniti il set di obiettivi fotografici Nikon di Piergiorgio, con i quali Matt realizzerà degli scatti del viaggio e che probabilmente useremo anche noi per filmare, di tanto in tanto.

Piergiorgio con la sua amata Nikon

Piergiorgio con la sua amata Nikon

Poi c’è da organizzare biglietti aerei, visti, guide, permessi, pernottamenti… è un processo lungo, complicato, ma decisamente emozionante. Andremo in una zona molto remota quindi un po’ di preoccupazione c’è, ma la partenza è fissata e non si può più tornare indietro.

Vi terrò aggiornati, nel frattempo, namaste!

 

 


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