Il Ritorno del Documentario (anche se forse non se ne era mai andato)

La vittoria dell’Orso d’oro al festival di Berlino da parte di Gianfranco Rosi per il suo Fuocoammare, che arriva appena due due anni dopo la sua vittoria del Leone d’Oro al festival di Venezia per Sacro Gra (entrambi premi tradizionalmente destinati a film di finzione) è un segno evidente che nel mondo dei documentari qualcosa stia cambiando. Si direbbe che le linee di demarcazione tra il cinema di finzione e il cinema del reale si stiano lentamente sfumando, non solo in ambito stilistico, basti pensare che ormai molti documentari somigliano a dei film di finzione e molti film di finzione somigliano a dei documentari, ma anche e soprattutto nella mentalità delle persone, del grande pubblico, che sempre di più vanno alla ricerca di storie vere, non solo in televisione, ma sempre più spesso anche al cinema. Perché?

Ogni giorno siamo bombardati da immagini mirabolanti e iperboliche: guerrieri Jedi che fanno pattinaggio artistico su Marte, supereroi in calzamaglia che si pestano a sangue in equilibrio sulla punta di un grattacielo con una banda di mariachi che suona in sottofondo, videogiochi che sfidano (e superano alla grande) il foto realismo di una radiografia dei polmoni, show di cucina con bambini che ancora non sono arrivati a scrivere la lettera T ma che già sanno preparare un pranzo da sette portate di cucina molecolare, serie televisive con storie più avvincenti della semi finale dei mondiali Italia-Germania 4:3, così straordinarie che se non le guardi la tua vita sarà inevitabilmente incompleta. Niente ci sorprende più. Tutto è straordinario. Tutto è noioso.

                                    L'ultimo eroe della Marvel: Horseman salva un gattino.
                                              L’ultimo supereroe: Horseman 

E poi, inaspettatamente, a metà tra un primo piano della controfigura animatronica di Harrison Ford e uno spot della Lavazza girato su Saturno, senti la storia di uno studente universitario qualsiasi che per caso ha comprato un baule ad un’asta giudiziaria e ci ha trovato l’intero archivio fotografico di una tata sconosciuta che ha passato gli anni 50’ e 60’ a scattare delle fotografie straordinarie, mai viste da nessuno, spesso neanche sviluppate, ma degne di Henri Cartier Bresson, che ora sono esposte nei più importanti musei di tutto il mondo. Potrebbe essere il synopsis di un film di Tim Burton e invece è una storia vera, che è diventata un documentario: Finding Vivian Maier. L’effetto speciale è la storia, le stars sono le immagini. Il film è sorprendente ed è difficile crederci, proprio perché è tutto vero. E come il caso di Vivien Maier sono tante altre le storie ed i personaggi, veri ed eccezionali che fortunatamente trovano sempre più spazio e vengono sempre più amati dal grande pubblico: Anwar Congo, il protagonista di Act of Killing, è un villain degno di un film di 007 (ma con una profondità psicologica imparagonabile) il cast di The Wolfpack è probabilmente più amato di quello de Le Iene, il trasformista de The Imposter più irriconoscibile di Jaqen H’gar, l’uomo senza volto di Games of Thrones. Si direbbe proprio che la fiction imiti la realtà e viceversa.

 

 

Io penso che in un mondo in cui le notizie sui record di incassi dell’ultimo Star Wars sono all’ordine del giorno e in cui da qui al 2020 usciranno almeno una ventina di film di super eroi, il pubblico vuole e vorrà sempre di più delle storie vere, non importa che sia al cinema, in DVD o su Netflix, purché siano vere. Perché a volte la vita vera può essere più incredibile di un film di fantascienza e in fondo, se è sullo schermo, vero o no, è sempre cinema.

P.S. – per tanti anni ho sognato di andare in giro con un uniforme da Stormtrooper (e purtroppo non l’ho mai fatto), e fino a poco tempo fa non mi perdevo un film Marvel o DC nel giorno d’uscita manco se mi rompevo una gamba, è solo che dopo un po’… mobbasta. Lo dico solo perché se no poi sembra che sono un vecchio trombone che parla male della musica degli gggiovani. 

 


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