David di Donatello 2016: è la vittoria del cinema pop!

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Mi sono svegliata ancora in Italia? Sto per caso sognando oppure nel sonno sono stata rapita dagli alieni? I David di Donatello 2016 hanno premiato Perfetti sconosciuti come miglior film e sceneggiatura e hanno assegnato a Lo chiamavano Jeeg Robot sette David “pesantissimi” come tutti i migliori attori (Santamaria, Pastorelli, Marinelli, Truppo) la miglior regia esordiente a Gabriele Mainetti, il miglior produttore (sempre a Mainetti), e per tutta la cerimonia, davvero in stile Oscar (grande Sky!) non ho sbadigliato neppure una volta come accadeva in passato quando a trasmettere la cerimonia era la Rai (per non parlare dell’edizione tutta gaffes e follia di Paolo Ruffini)? Se è un sogno, lasciatemi continuare a dormire…

Lo si è detto più volte, avendo anche paura di gridare per l’ennesima volta alla rinascita del cinema italiano, ma i David di quest’anno sono davvero la prova emblematica della nuova direzione imboccata dal cinema italiano. Un cinema e un’industria che stanno guardando ai risultati commerciali e ai gusti del pubblico e che stanno facendo resuscitare il cinema di genere (se Veloce come il vento fosse uscito prima della scadenza, sarebbe stato sicuramente incluso e Santamaria avrebbe dovuto vedersela con il Loris del suo amico Accorsi).

Unica nota stonata l’esclusione di Non essere cattivo, un film talmente bello da meritare sicuramente un premio più importante di quello al miglior fonico in presa diretta (tanto più che è buon costume di premi e festival conferire un qualche riconoscimento a un’opera postuma), ma i David 2016 sono stati chiarissimi nelle indicazioni premiando come unico autore “festivaliero” il Matteo Garrone de Il racconto dei racconti (oltre alla regia ha collezionato tutti i premi “visivi”: miglior fotografia, scenografia, costumi, trucco, parrucco, effetti digitali), perché in grado di uscire dagli schemi proponendo un’opera gothic/fantasy venata d’horror dal grande appeal internazionale.

Poco tempo fa (in questa recensione del film con Accorsi) dicevo che se è vero che una rondine non fa primavera un piccolo stormo è già più significativo di un cambio di stagione e questi David sono il segnale aggiuntivo di dove sta andando il nostro cinema. I 1.900 esponenti del mondo della cultura, dell’industria e dello spettacolo che votano per il premio italiano si sono comportati come avrebbe potuto fare la giuria degli Academy Awards, premiando i film che piacciono tanto al pubblico e trascurando l’Orso d’oro di Berlino Fuocoammare o lo Youth del celebratissimo Sorrentino.

Ora tocca anche agli artisti, le cosidette celebrities, sintonizzarsi su questa stessa lunghezza d’onda. Se nelle interviste sul red carpet (condotte con brio da Francesco Castelnuovo) i più sono stati anche simpatici (applausi al video intro di Sorrentino), lo snobismo sul palco di un Toni Servillo che non è stato al gioco di Cattelan e la freddezza in generale della platea (altro che il Brad Pitt che divide la pizza con i colleghi nell’edizione Oscar di Ellen Degeneres) alle gag proposte, dimostra che il nostro showbiz ha ancora molto da imparare da Hollywood.

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