Natale col boss: il cinepanettone con la sopresa dentro. La recensione

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Finalmente una commedia popolare ben diretta, scritta e interpretata che gioca con i cliché del gangster movie, parodiandoli. Attori tutti bravi e Peppino Di Capri sorprendente rivelazione in un doppio ruolo

Cosimo e Leo sono due poliziotti con ambizioni alla buddy cop movie film (alla Starsky e Hutch)  che tengono d’occhio un boss della camorra. Peccato che, come scandisce con enfasi il loro commissario, siano due veri e propri “de.fi.scien.ti”, vero motivo per il quale il capo li ha messi a sorvegliare il malavitoso. I due stupidoni zelanti, però, riescono a fotografare il criminale, costringendolo così a ricorrere alla chirurgia plastica per cambiarsi i connotati. A tal scopo fa rapire e trasferire a Napoli dai suoi scugnizzi due chirurghi estetici piacioni di Milano, Alex e Dino (Lillo e Greg un po’ Nip & Tuck), che molto più intelligenti degli agenti non sono e che – invece che modificarlo in un novello Leonardo DiCaprio come richiesto - capiscono Peppino DiCapri, trasformando così il boss in un clone del cantante, con tutte le conseguenze e gli equivoci del caso.

Non lasciatevi ingannare dalla collocazione nella programmazione: il fatto che sia uscito poco prima della Vigilia non ne fa automaticamente un cinepanettone, perché dai cliché di quel “genere” sfugge completamente con intelligenza, ironia e garbo. Già la premessa da commedia surreale, basata sulla doppia presenza sullo schermo di un vero Di Capri timido e tranquillo e di uno aggressivo e dalla voce tonante, ne fa qualcosa di molto diverso dalle commedie pecorecce o scadenti che ci vengono rifilate durante le Feste. A convincere più di tutto è la leggerezza con cui si sovvertono i cliché del gangster movie, parodiandoli, come quando Lillo e Greg si improvvisano finti camorristi, citando Il padrino e Quei bravi ragazzi (con Lillo che fa il verso a Joe Pesci). Ma Volfango De Biasi non si limita a pescare dai classici, citando anche Gomorra (sia film che serie tv), mostrando una rimasticamento della cultura filmica e televisiva talmente consapevole da potersi permettere di giocare con levità.

Bravi il regista, gli sceneggiatori (tra cui Lillo e Greg), ma soprattutto gli attori, che – estrapolati dai loro habitat consueti, ma sfruttati per le loro qualità più note (vedi Mandelli che interpreta più di un personaggio come ne I soliti idioti) – funzionano alla perfezione. Compresa Giulia Bevilacqua, bella e brava, e per la quale è stato costruito un ruolo femminile da action girl assolutamente inedito per il nostro cinema. Anche se la vera rivelazione del film è proprio il grande Peppino, che fuori contesto lavora bene (più di quanto si possa immaginare) con la voce, ma anche con la presenza fisica, riuscendo davvero a proporre due differenti versioni di se stesso.

Prendendo in prestito il titolo di una delle più celebri canzoni del grande Peppino, Natale col boss è una commedia Champagne girata e scritta bene, che non si sfilaccia in sottotrame e gag appiccicaticce, ma in cui ogni sequenza è funzionale all’economia generale del film. È sicuramente il film che non ti aspetti, specie in questo momento dell’anno, e a cui bisognerebbe guardare come modello di riferimento per le commedie leggere future.

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