Che pasticcio (o che fortuna), Bridget Jones?

Capelli boccolosi, tacchi vertiginosi, abito strizzato in vita e un viso che non t’aspetti. Oggi Renée Zellweger appare come l’abbiamo vista nella gallery che abbiamo pubblicato ieri dal red carpet degli Elle Women in Hollywood Awards. La Rete è ovviamente insorta, accusandola di aver davvero esagerato con i ritocchi. Lei si è difesa con un’unica intervista, un’esclusiva rilasciata a People, per dire al mondo che non è botoxata, ma finalmente felice e realizzata.

Sparite le guanciotte paffute con cui era deliziosa in Il diario di Bridget Jones e Abbasso l’amore, ora ha il viso completamente trasformato e – a tratti – stravolto, difficile da spiegare a parole. Meglio usare le immagini (foto a sinistra)
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In altri scatti (foto a destra), invece, ha quel tocco grazioso e da principessina che l’ex Bridget Jones non aveva mai posseduto. Da bambolina vezzosetta. Decisamente meno inquietante, ma sempre straniante per chi la conosceva bene.

C’è lo inculcano sin da bambine. Il modello della “princi perfettina” è un archetipo che rode la femmina del genere umano dai suoi primi passi, sin da quando alla scuola materna si è dovuta confrontare con smorfiosette insulse che hanno imparato a sbattere gli occhioni dalla più tenera età.

La Zellweger era smart, aveva incarnato un personaggio meraviglioso come Bridget Jones, sintesi sublime delle single goffe di tutto il mondo: donne che non entreranno mai in una 42, ma che sanno essere spiritose e autentiche, pur in mezzo a una montagna di gaffes e carboidrati. Ragazze che a un primo appuntamento romantico possono presentarsi con dei mutandoni così e non vergognarsene troppo.

 le-mutandone-di-bridget-jonesIl fatto è che dietro l’esplosiva Bridget, si nascondeva comunque la fragile Renée, attrice texana che superati da un po’ gli anta otteneva sempre meno ingaggi, sempre meno richieste di interviste e che soprattutto – volati via gli anni migliori – si confrontava ogni giorno allo specchio con un numero sempre maggiore di rughe e segni del tempo.

Eccola quindi cedere – anno dopo anno – al canto delle sirene del botox, all’alzatina di zigomo qua, alla limatina di pelle là, alla liposuzione laggiù. Fino a giungere in extremis al prototipo inseguito da tutte le girls nel loro inconscio: la velina. Perché nel retrocranio di ogni universitaria o donna in carriera che si rispetti, si nascondono sempre loro: la valletta o la fatina.

La sua espressione di trionfo la tradiva in pieno. La Zellweger si vede finalmente bellissima. Non è più la goffa e pasticciona Bridget che non riusciva a tenersi stretto un fidanzato (adesso ce l’ha e si chiama Doyle Bramhall), ma una sirenetta sinuosa. Addio Bridget, benevenuta Ariel.

Inutile essere ipocriti e rigidi censori di chi ha il vizietto del botox. Ci sono eserciti di donne (e uomini) che ricorrono al filler, al filo d’oro, al botulino, all’acido glicolico, alla limatura e allo sbiancamento dei denti, per non parlare di chi si contraffà su Facebook con Photoshop. Perché proprio alle star – che al loro aspetto fisico devono tutto – fare la morale?

Se la Zellweger è felice tanto meglio per lei, le facciamo i nostri migliori auguri. Che carriera l’aspetta dopo lo stravolgimento è difficile da ipotizzare. La Kidman l’ha preceduta, perdendo credibilità e mimica facciale. Con quel viso più asciutto e scavato non sembra più adatta a ruoli comici, tanto meno a tornare nei panni della supersingle inglese, specie dopo la defezione di Hugh Grant il progetto sembrerebbe in rotta di collisione. Bridget non abita più qui.

Le si potrebbe schiudere una nuova fase di carriera, magari con ruoli drammatici e borderline (Mickey Rourke docet). Che pasticcio, Bridget Jones?


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