I leghisti in Parlamento contro Virzì: molto rumore per (molto) nulla

Avete presente come nasce una valanga? Una piccola massa di neve si stacca dalla sua sede e precipitando verso valle raccoglie altri cumuli fino a diventare enorme e velocissima. Sono i termini in cui ci sembra si possa riassumere la polemica sorta attorno a Paolo Virzì e al suo Il capitale umano, travolto da una polemica che dalle pagine dei quotidiani e da Twitter è giunta in Parlamento nei termini di interrogazione della Lega Nord contro il regista toscano, affinché restituisca quei 700mila euro di contributo che il Ministero ai Beni culturali gli ha elargito per realizzare il film.

Riassunto delle puntate precedenti: Natalia Aspesi e Concita De Gregorio intervistano Virzì, che parlando delle location del suo ultimo film – Arese, Osnago, Varese e Como –  si riferisce a «un paesaggio gelido, ostile, minaccioso». Poi calca la mano su Como, sottolineando (con un eccesso di giudizio, bisogna ammetterlo) «il degrado culturale di una città che lascia morire il suo unico teatro, il Politeama, e più in generale di tutta la Brianza» (parafrasi nostra, ndr).
Apriti cielo, ma soprattutto fuoco alle polveri. A cavallo della polemica si piazza subito il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, che si indigna con le giornaliste di sinistra – a suo dire “prezzolate” – che beatificano il regista sinistrorso che di qualche villetta berlusconiana fa un unico fascio, denigrando una regione che coi suo dané manda avanti tutto il Paese. A Belpietro fa da spalla Giovanni Sallusti, che scrive un post bello sapido contro Virzì, chiedendo anch’egli che Virzì restituisca allo Stato la sovvenzione statale, visto che infama un territorio che dovrebbe invece valorizzare. Qui, parere personale, Virzì sbaglia ancora perché scende sul piano della polemica di basso livello, giungendo quasi alla rissa con Sallusti e gli amministratori locali di Monza Brianza et similia. Le cadute di stile raramente si perdonano (qui sotto uno degli esempi più garbati dello scambio)…

 

 

 

 

 

 

 

 

Il regista toscano si riabilita sul Fatto Quotidiano, spiegando che la sua è una “Brianza immaginaria” che funge da metafora e che tra ispirazione dal Connecticut del romanziere Stephen Amidon, da cui Il capitale umano prende spunto e che nel suo cinematografare non ha mai risparmiato niente e nessuno, compresa la natìa Livorno.

Polemica spenta direte voi? E invece no, la valanga continua a rotolare e arriva fino in Parlamento, dove due deputati parlamentari proprongono un’interrogazione parlamentare contro Virzì, affinché restituisca i 700mila euro ingiustamente ricevuti per parlare male di una delle regioni più nobili e produttive del suo paese.

Concludendo, molto rumore per nulla… e non solo perché nel Paese delle tifoserie e delle “conventicole” (per citare Virzì stesso) questa battaglia consumata sui mezzi di informazione è l’ennesima dimostrazione di discussione sterile tipica del nostro dibattito culturale, ma perché banalmente quei 700mila euro sono un contributo che la produzione di Virzì, come qualsiasi altra, è tenuta a restituire e che con gli incassi al botteghino che sta conquistando si è già praticamente pagato. Prima di disturbare un Parlamento che ha problemi ben più importanti da gestire bisognerebbe quanto meno informarsi…

Quanto alla questione di principio più generale, ovvero se il toscanaccio abbia veramente creato un danno alla Brianza nel suo dipingerla così gelida e spietata, è tutto da verificare. Intanto, noi brianzoli dovremmo dire grazie a Virzì anche solo per essere stati considerati e non ignorati come avviene di solito con gli altri registi, che solitamente preferiscono occuparsi di altre città e Grandi bellezze varie.

Quanto al ritratto umano che dal film emerge del “brianzolo tipo” capisco che non se ne possa andar troppo fieri (ma chi può dire di non averne incontrati a pacchi di scemi alla Bentivoglio?), ma considerare la questione in termini così campanilistici mi sembra frutto di una visuale davvero ristretta. Datemi dell’ingenua, perché non avrò capito appieno le motivazioni di fondo di Virzì, che forse voleva davvero accanirsi contro una parte specifica del nostro Paese verso la quale non nutre particolare simpatia (e ciò è lapallisiano), ma quel che ai signori inviperiti (Leghisti &Co.) di cui sopra mi sembra che sfugga è che Il capitale umano è in primo luogo una riflessione amarissima sul decadimento più generale dell’italiano e ancora più in generale dell’essere umano, specie se alto o medio borghese, perché talmente obnubilato e rammollito dalla sete di denaro e di potere, da aver perso la bussola dei valori.
E’ che Virzì ci ha spiazzato con uno schiaffo inaspettato e invece di fare autocoscienza, abbiamo cominciato a strillare “comunisti” e “nemici del plusvalore”.


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