Top Ten 2013: i dieci film che non dimenticherò

Il sacro e il profano, il puro divertimento e l’impegno, il cinema d’autore e quello pop, ma anche la Storia con la S maiuscola. In questa top ten ci sono i film che mi hanno riconciliato con il cinema – come Adele -, catapultato nello spazio – come Gravity -, indignato – come Il capitale umano e La mafia uccide solo d’estate – o portato indietro nel tempo – come Before Midnight e Noi siamo infinito eccetera eccetera.
Con un numero così limitato tra cui scegliere, ho tenuto fuori tanti film che ho molto apprezzato come Un castello in Italia di Valeria Bruni Tedeschi, Zero Dark Thirty, Captain Philips, Re delle terre selvagge… Per non parlare di quelli che non ho visto, ma di cui ho sentito dire un gran bene, come The GrandmasterL’arte della felicità, Searching for Sugarman

1. La vita di Adele (di Abdellatif Kechiche)
Ci sono film che cercano di imitare la vita, ce ne sono altri che sono la vita stessa. La vita di Adele è una fucilata al cuore che non appartiene alla categoria delle visioni, ma a quella delle esperienze. Che travolgono e commuovono. Come solo la violenza dirompente del primo amore può fare. Lacrime, lacrime, lacrime…

 

2. Gravity (di Alfonso Cuarón)
Catapultati tra le stelle, dove sono dispersi due astronauti. Come se anche noi fossimo stati colpiti dalle meteoriti, sbatacchiati, ribaltati e capovolti senza sosta, con un effetto-capogiro esaltato da un 3D che finalmente serve davvero, proviamo sensazioni indescrivibili che coinvolgono profondamente i sensi. Più che uno sci-fi, Gravity è un thriller spaziale che ci espone alla meraviglia e alla paura.

 

3. Django Unchained (di Quentin Tarantino)
La violenza compressa nel cuore e nei muscoli dello schiavo Django, deflagra in una cavalcata splatter inesorabile degna del migliore Tarantino, regista bianco contro i negrieri. Il viaggio si compie, e la Storia ritrova il suo ordine etico nel Cinema.

 

4. I sogni segreti di Walter Mitty (di Ben Stiller)
Ben Stiller è il regista e il one man show della storia. Un film folle che sembra diretto da un Wes Anderson sotto anfetamine. Grande colonna sonora e immagini di ampio respiro. E un cameo di Sean Penn che da solo vale un Oscar. Per tutti quelli che sognano a occhi aperti.

 

5. Rush (di Ron Howard)
L’eterno scontro tra tipi umani antitetici. Da una parte Lauda l’austriaco, in cui dominavano la ragione, il calcolo e la disciplina. Dall’altra Hunt l’inglese, che amava divorare le donne, la pista, la vita stessa. Lo sport transuma dal grande schermo e si trasforma in metafora di vita, soprattutto grazie a due protagonisti irresistibili che non sbandano mai. Ma soprattutto la “figaggine” estetico/umana di Hemsworth, che lascia spesso senza parole…

 

6. Lincoln (di Steven Spielberg)
Spielberg restituisce la statura morale di un grandissimo personaggiodella Storia (non a caso interpretato da un attore immenso come Daniel DayLewis), implicato nelle proprie azioni come uomo, politico, marito e padre. Un ritratto integro e sfaccettato perfettamente riuscito, con cui si parla di ieri, ma ci si rivolge agli uomini di oggi e domani.

 

7. La mafia uccide solo d’estate (di Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif)
Onore a Pif e al suo coraggio. Figlio di una regione profondamente incline al fatalismo gattopardesco, Pierfrancesco Diliberto con la sua opera prima, ben diretta e raccontata, più che un atto cinematografico compie un atto politico, ricordandoci che alla mafia è possibile ribellarsi a partire soprattutto da un movimento di autoconsapevolezza.

 

http://youtu.be/3P_GeMBgjdU

8. Il capitale umano (di Paolo Virzì)
Lo so, lo so… Il film è del 2014 e quindi non sarebbe giusto includerlo, ma preferisco questo a La grande bellezza e volevo premiarlo così. Virzì forse non vincerà gli Efa o l’Oscar come miglior film straniero, ma con quel gruppetto di brianzoli piccoli piccoli che ha messo in scena, ha realizzato una fotografia del marcio e della disperazione di questo Paese, molto più realistica, incisa e feroce di quanto non abbia fatto Sorrentino.

9. Before Midnight (di Richard Linklater)
Avevo ventiquattro anni quando uscì Prima dell’alba, la stessa età di Jesse e Celine all’epoca. Ne avevo 33 all’epoca di Before Sunset… L’antifona l’avete capita: sono cresciuta con loro, sperando che si rincontrassero, che alla fine si mettessero insieme, seguendo passo passo l’evoluzione del loro rapporto, potevo non includerli nella MIA top ten?

 

10. Noi siamo infinito (di Stephen Chbosky)
Un altro (quasi) guilty pleasure. Un coming-of-age adorabile ambientato all’epoca delle compilation e delle musicassette: nostalgico, pieno di buona musica e nel segno del miglior John Hughes. Con tre ragazzi a cui è impossibile non affezionarsi.


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