Con Pif, contro la mafia

Non fatevi ingannare dal titolo, ovvero La mafia uccide solo d’estate. L’ex iena Pif non propone un nuovo Gomorra ambientato in Sicilia o una nuova Piovra dai toni cupi. Certamente vi farà stare scomodi sulla  poltrona , suscitando l’indignazione civile, vi farà anche commuovere, ma le verità più grandi ve le travaserà attraverso il sorriso e la risata. La vena poetica , tenera e un po’ surreale, del film farà il resto, controbilanciando la violenza dei crimini raccontati.
Niente crime movie o drammoni storico-sociali;  il tocco speciale di Pif è proprio qui: nell’aver posto la sua riflessione come sfondo di una delicata e divertente storia d’amore nata sui banchi di scuola delle elementari.
Il piccolo protagonista del film si chiama Arturo. Ha due miti: Giulio Andreotti e la compagna di scuola Flora, la bambina che gli ha acceso il cuore. Il bambino è nato a Palermo nel giorno in cui Totò Riina, Bernardo Provenzano, Calogero Bagarella e altri due esponenti della famiglia Badalamenti uccisero il rivale Michele Cavataio travestiti da militari della Guardia di Finanza e, da che possa ricordare, la sua vita è stata sempre scandita da avvenimenti violenti di stampo mafioso.


Cresciuto da genitori indifferenti che gli offrono soluzioni consolatorie spicce (Arturo: «Papà, la mafia può uccidere anche noi?». Papà: «Ora siamo in inverno, Arturo? Ecco, la mafia uccide solo d’estate»), in una città “muta” e tra cittadini che liquidano sempre gli omicidi come fatti di corna , ad Arturo non resta che costruirsi da solo un quadro generale della verità  grazie agli incontri casuali e non con gli uomini gentili che stanno combattendo la mafia e che gli offrono un iris alla ricotta (il commissario Boris Giuliano) o gli concedono un’intervista (il generale Dalla Chiesa). Poiché il suo idolo personale Andreotti,  di cui Arturo non metterebbe mai in discussione le parole, ha dichiarato pubblicamente che l’emergenza criminalità è solo in Campania e Calabria, Arturo si chiede (e gli chiede) se per caso Dalla Chiesa non abbia sbagliato regione. Fino al giorno in cui il generale non verrà ucciso e Andreotti eviterà accuratamente di recarsi al suo funerale, rivelando al bambino la vera statura morale del suo eroe e provocandogli una cocente delusione, che andrà ad aggiungersi al dispiacere della partenza di Flora per la Svizzera.
Gli anni intanto passano e la mafia falcia via uno dopo l’altro i paladini della lotta alla criminalità sparandogli o facendoli saltare per aria. Arturo è sempre lo stesso sognatore innamorato di Flora, nel frattempo tornata in città, e per amor suo collabora alla campagna elettorale del democristiano Salvo Lima, nonostante i vecchi ardori per la DC e il Divo Giulio siano ormai acqua passata. Tutto sembra immobile, fino a quando il dolore lancinante per la morte di Falcone e Borsellino – ribaltando il registro comico in tragico – non scuote Arturo dal suo torpore in una città finalmente risvegliata e cosciente.
Concepito a metà tra racconto autobiografico e romanzo di formazione, La mafia uccide solo d’estate vuole risvegliare in noi il ricordo di una stagione di storia terribile per l’Italia (srotolatasi tra i ‘70 e i ‘90) col fine di cancellarne la rimozione. La forza del racconto sta nell’aver scelto di gudicare le vicende di Cosa Nostra dalla prospettiva di un ragazzo che non si arrende allo status quo e che nel cercare di concretizzare i suoi sogni non si fa corrompere dall’omertà diffusa e appannare dall’indifferenza imperante,  scegliendo e decidendo di essere “altro”.


Figlio di una regione profondamente incline al fatalismo gattopardesco, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif,  con la sua opera prima (precedentemente ha lavorato con Zeffirelli a Un tè per Mussolini, ma soprattutto è stato aiuto regista di Marco Tullio Giordana per I cento passi) più che un atto cinematografico compie un atto politico, ricordandoci che alla mafia è possibile ribellarsi a partire soprattutto da una presa di coscienza, da un movimento di autoconsapevolezza. Il film è coraggioso perché non ha paura di chiamare per nome i mostri che hanno popolato e ancora popolano le sue viscere, di mostrarne la crudeltà e di ridicolizzarli (la scena di Riina alle prese con il telecomando del condizionatore è impagabile). E soprattutto non ha paura di includere e smascherare il  fascino sinistro del Male impersonificato da Andreotti e di allargare lo sguardo su quell’entourage politico-istituzionale che ha negato finché ha potuto le collusioni tra Stato e Mafia.
Un grande esempio di cinema impegnato in prima linea, che si staglia con forza intrinseca nel panorama generale, nel suo ricostituire l’ordine etico della Storia con l’intento morale di rendere giustizia ai caduti.
Pif completa l’opera di nobilitazione, puntando l’obiettivo su quelle targhe di marmo che, nel ricordare le gesta compiute dai martiri della Sicilia, rompono il silenzio delle connivenze,  celebrando gli italiani di cui andare veramente fieri.  Modelli umani, che nell’aver  saputo opporre la cultura alla brutalità, si trasformano in eredità morale per i nostri figli.
La lotta di Pif contro la mafia continua costantemente anche  fuori dal set. In una puntata di due settimane fa de Il testimone su Mtv, il conduttore-autore-regista proponeva il backstage del film, accompagnato da una vecchia puntata del programma dal titolo Pizzo 2.0, in cui  intervistava diverse persone che si sono rifiutate di pagare le tangenti agli estorsori  e la figlia di un giornalista che è stato assassinato davanti a casa sua.
L’ex Iena non ha paura di passeggiare per la strada fianco a fianco di questi “ribelli”, sapendo che andare a stuzzicare la mafia è pericolosissimo, ancora oggi (Riina continua a commissionare omicidi dal carcere…). La sua determinazione nello sfidare i padrini e i meccanismi di Cosa Nostra, nel dimostrare che un modo diverso è possibile, è ammirevole.
Che Pif abbia colpito nel segno e che – grazie al passaparola – l’interesse per il suo film stia crescendo è dimostrato dal fatto che i 700mila euro incassati nel week end scorso sono lievitati in questo fine settimana a 1 milione e 800mila euro (con un calo del solo 5%!!!)  e, infatti,  il numero delle sale in cui è distribuito sono aumentate, a riprova dell’interesse che sempre più esercenti stanno dimostrando verso La mafia uccide solo d’estate.

Pif rappresenta un bell’esempio di coraggio per chiunque e credo che il modo migliore per sostenerlo e collaborare alla sua missione sia proprio quello di andare a vedere il suo film

Leggi la trama e guarda il trailer

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