Doppiaggio Vs lingua originale: 8 a 2 e palla al centro

A inizio mese è uscito Dark su Netflix. Trattasi di una serie tedesca a metà tra thriller e fantascienza, che ricorda per in certi momenti Stranger Things. Mi ha fatto tornare in mente la polemica “meglio doppiaggio o lingua originale?”. Ne parlavo un po’ di anni fa, infastidito dal tono “snob“ con cui i sostenitori della lingua originale a tutti i costi trattavano l’altra “fazione” e in cui spiegavo i motivi per cui entrambe le soluzioni erano un’alterazione dell’opera originale, concludendo quindi che il doppiaggio era un servizio come un altro e chiunque dovrebbe potersene servire senza sentirsi di “serie b”.
Ebbene, Dark è una serie tedesca, quindi sono curioso di sapere se i sostenitori delle lingua originale se la guardano davvero in tedesco con i sottotitoli (è una curiosità vera, fatemi sapere nei commenti, grazie). Io ho provato per la prima puntata, per vedere che effetto mi faceva e il risultato è stato suggestivo, senza dubbio la dura lingua germanica dà un sapore del tutto originale all’opera.
Scrivevo sempre nell’articolo di cui sopra: “Sospetto che dietro alla moda della visione originale con sottotitoli che ha preso piede in questi ultimi tempi, ci sia più una motivazione dovuta alle tempistiche di distribuzione che a una effettiva volontà di godere di interpretazioni più carismatiche. Se ci fosse un doppiaggio in tempo reale, probabilmente il pubblico non sceglierebbe i sottotitoli, senz’altro più faticosi.”
Eravamo ancora ai tempi dello streaming illegale, poi sono arrivate Netflix, Sky Atlantic, Infinity, Timvision e tutte le piattaforme legali con contenuti distribuiti contemporaneamente doppiati in tutto il mondo. Oggi quindi com’è la situazione? Ci sono dei dati? Ho chiesto a Netflix e sì, ci sono dei dati.
Si tratta di quelli rilasciati da Denny Sheenah, Director Product Creative Infrastructure di Netflix in occasione dell’arrivo sul servizio della seconda stagione di Stranger Things, doppiato in 20 lingue. Nella tabella qui sotto sono indicate le percentuali di abbonati Netflix che preferiscono il doppiaggio alla lingua originale.

Percentuali di abbonati Netflix che preferiscono il doppiaggio alla lingua originale per Paese

L’Italia figura al primo posto con ben l’84%, ma siamo in buona compagnia. Per trovare un Paese in cui ci sia una maggioranza di consumo di lingua originale bisogna arrivare al decimo posto con il 44% della Polonia (ma suppongo per mancanza di contenuti in polacco più che per una effettiva preferenza…).
Denny Sheenah spiega: «Diamo agli spettatori quello che vogliono, che siano sottotitoli o doppiaggi. Ma prima vengono i contenuti, e li scegliamo con cura grazie a una squadra formidabile attiva anche in Europa e Asia, per scoprire le storie migliori di ogni Paese.  In Italia, dove avete una grande tradizione del doppiaggio, è fondamentale per noi affidarci a chi può garantire alta qualità: i dati ci dicono che l’84% degli utenti italiani guarda i contenuti con l’audio in italiano. È una media che comprende tutto il nostro catalogo, contenuti originali e non. C’è una eccezione, non solo in Italia, ma anche in Germania e Spagna ad esempio, ed è Master of None. Qui troviamo solo un 50% di utenti che scelgono di guardare la serie doppiata. Forse questo è dovuto alla sceneggiatura peculiare, poiché riporta spesso modi di dire prettamente newyorkesi, e gli spettatori, in questo caso, preferiscono la lingua originale e scelgono i sottotitoli. La scelta delle voci per il doppiaggio è a totale discrezione del team Netflix, i registi e i cast si i fidano ciecamente di noi.”

Le lingue più popolari per Paese dopo l’inglese tra gli abbonati Netflix

In questa seconda tabella, invece, vengono mostrate le lingue più popolari per Paese dopo l’inglese. In Italia è il tedesco. Mentre l’italiano è quella che va per la maggiore, dopo l’inglese, in Germania e Spagna.
Insomma il doppiaggio da questi dati sembra indubbiamente strumento essenziale per la fruizione dei contenuti di serie e film e spesso ci si dimentica che si tratta di una vera e propria industria che in Italia conta 2.100 professionisti e 90 milioni di euro di fatturato. Lo scorso 24 novembre si è tenuta l’ultima edizione del Gran Premio Internazionale del doppiaggio a Roma, diretto da Pino Insegno e Monica Marangoni. Ecco alcuni premi:
Miglior doppiatore protagonista: Francesco Pannofino per il ruolo di Troy Maxson in Barriere
Miglior doppiatrice protagonista: Angiola Baggi per il ruolo di Michele Leblanc in Elle.
Miglior film: La La Land
Miglior film d’animazione: Baby Boss
Miglior direzione di doppiaggio: Carlo Valli per Barriere
Miglior doppiatore serie tv: Rodolfo Bianchi per il ruolo di Albert Einstein in “Genius”
Miglior doppiatrice serie tv: Barbara de Bortoli per il ruolo di Carrie Mathison in Homeland

La polemica con i sostenitori della lingua originale a tutti i costi pare non si plachi, anzi recentemente è stata stuzzicata anche da Vincent Cassel che, ospite a Che Tempo Che Fa, ha detto che «La cosa strana in Italia è che non c’è la possibilità di vedere un film senza doppiaggio… non è un’abitudine questo è un problema. Ha a che fare con l’educazione, bisognerebbe imparare. Non è la stessa cosa con un’altra voce, si può doppiare, ma si perde qualcosa, ne sono convinto».
Per me rimane una questione di gusti e anche un’opportunità di scelta da valutare a seconda di che film si stia guardando ma in generale la mia preferenza di visione è:
-Doppiato
-In inglese con sottotitoli in inglese (perché leggere in una lingua e ascoltare in un’altra mi dà una sensazione di “fuori sync”)
-In lingua originale con i sottotitoli in italiano

E la vostra?

Una scena di Dark, la serie Netflix tedesca


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