10 cose sui serial italiani dopo Gomorra

Dopo aver visto Gomorra, qui a Best Movie ci siamo chiesti per quale motivo in Italia non vengono prodotte più serie di quella qualità. Abbiamo cercato di arrivare a una risposta intervistando alcuni dei protagonisti della tv e del cinema italiani: Pupi Avati, Sergio Castellitto, Luca Barbareschi, Luca Argentero, Flavio Parenti, Ivan Cotroneo, Cristiana Capotondi.
Il risultato è un’inchiesta scritta a quattro mani da me e la collega Silvia Urban dal titolo Movie Vs Serial, chi vince? in edicola sul numero di Best Movie di questo mese che indaga anche un altro fenomeno: lo spostamento del pubblico verso il consumo dei prodotti seriali.
L’articolo lo potete recuperare in edicola o sulla versione digitale di Best Movie, ma intanto vi anticipo 10 argomenti tra dati, informazioni varie, constatazioni, ragionamenti e intuizioni che si sono sviluppati durante la lavorazione.

1-Don Matteo in Italia è visto più de Il Trono di spade in Usa.
L’ultima puntata de Il Trono di Spade è stata la più vista della serie con un audience di 7,1 milioni di spettatori in Usa. I primi due episodi di Don Matteo su Rai Uno hanno catalizzato 8,46 milioni di spettatori. E Montalbano ne fa anche più di 10 milioni. Che il grande pubblico americano non guardi HBO o Showtime o la pay tv non è una sorpresa, ma che Terence Hill batta Tyrion 9 a 7 fuori casa mette tutto in una prospettiva diversa.

2-Big Bang Theory è il programma più visto negli Usa con un audience di 20 milioni di spettatori. In Usa parlano di cose nuove (i nerd e il loro mondo) con un linguaggio vecchio, vecchissimo. Vedi un episodio di Big Bang Theory e ti viene in mente che potrebbe essere I Robinson, Tre cuori in affitto o Casa Keaton. Monolocation con le risate del pubblico a dare (o spezzare, vedete voi) il ritmo comico. Per me la nostra Boris batte Sheldon & Co. 10 a 0, ma “sofisticato” non fa rima con “grande pubblico”, anzi.

3-In Italia arrivi al grande pubblico con la tv, in Usa con il cinema. Da noi il film più visto del 2013 è Sole a catinelle, con 8 milioni di spettatori, ma è un caso unico. Di solito i titoli forti sono visti in media da 2 milioni di persone. Ovvero un quinto di una puntata di Montalbano. In Usa, invece, è il contrario: Hunger Games: Catching Fire è il titolo del 2013 più forte con 42 milioni di spettatori, il doppio di Big Bang Theory.

4-Il cinema in Italia è prodotto dalla televisione. Tra le tante argomentazioni interessanti sviluppate nell’articolo su Best Movie, a un certo punto Sergio Castellitto mi ha detto: «La grande crisi del cinema la viviamo in Italia, ma non c’è in America. Perché là il cinema non si è messo in competizione con la televisione, ma ognuno è andato avanti per la sua strada. In Italia invece la tv ha cominciato a finanziare il cinema e quindi lo ha in qualche modo condizionato dal punto di vista creativo». Come la gestione di Medusa e Rai, con interessi in tv e cinema, abbia fatto convergere linguaggi e star in un sistema cine-televisivo unico, mi sembra un bello spunto per capire gli ultimi 30 anni di fiction nel nostro Paese.

5-Gomorra cambia le carte in tavola? Sono sedotto dalle constatazioni di Sergio Castellitto: «Gomorra è un punto di non ritorno per la tv italiana. Tutti dovranno fare i conti con quel modo di raccontare, con quell’accuratezza con quella precisione con quell’attenzione dell’immagine e con quella scrittura. La tv generalista dovrà fare i conti con questa nuova televisione». E facciamoli questi conti. Gomorra è stata la serie più vista in assoluto sulla pay tv con una media di 700 mila spettatori. Cioé un decimo di Montalbano. Si dovrebbe sperimentare e produrre per cercare un nuovo pubblico? Sì e sono il primo a sostenerlo, da sempre anche sulle pagine di questo blog, soprattutto in un’industria cinematografica che produce tonnellate di commedie (il piano editoriale di un pazzo scrissi qui). Si dovrebbe pensare a dei prodotti rivendibili all’estero? Sì. Eppure finché certa fiction macina 10 mln di spettatori sembra difficile uscire da una logica che propone un linguaggio rassicurante, didascalico e che allo spettatore sofisticato appare vecchio, superato, soporifero, ma che per questi stessi motivi riesce a raggiungere un pubblico così vasto. Probabilmente per un cambio di marcia, uno standard Gomorra sulla tv generalista, un Trono di Spade su Rai Uno, dovremo aspettare un ricambio generazionale. Anche perché alla fatidica domanda “Gomorra su Raiuno che audience avrebbe?” probabilmente la risposta è “non quello di Montalbano”. Nel frattempo, però,  Sky continuerà a proporre fiction italiane di qualità grazie a un sistema produttivo realmente competitivo e all’avanguardia (leggete a tal proposito Tutta un’altra fiction di Massimo Scaglioni e Luca Barra, un interessantissimo studio sul modello Sky della serialità pay).

6-Youtube non è il posto per distribuire fiction. C’è tutto un fiorire di web serie e fan film italiani che hanno dato visibilità a nuovi talenti che hanno trovato nella piattaforma Google un canale distributivo ideale. E’ il caso per esempio di Dark Resurrection, il fan film di Guerre Stellari di Angelo Licata, di Stuck o Under di Ivan Silvestrini o di Days di Flavio Parenti e anche della mia Gamers. Tutti prodotti di successo anche grazie a Youtube. Questo fa di Youtube la piattaforma ideale per distribuire fiction? Anche qui, facciamo un po’ di conti. Anzi, li facciamo fare a Flavio Parenti, che giustamente sintetizza la questione così: «Le case history più di successo su youtube sono gli youtuber, non le webserie. È un tentativo di emulare un qualcosa che ci piace in un mezzo nuovo. Secondo me è proprio la manifestazione dell’impotenza del linguaggio cinematografico chiuso dentro a internet. Per come possa andare una webserie non fa mai i numeri che fa uno youtuber e non avrà mai gli stessi costi di realizzazione».

7-Fiction, gratis ma con distrazioni. La distribuzione via Internet si sta sostituendo pian piano al cavo. Il cambiamento più grande è che internet è scalabile. Nella qualità dell’erogazione del segnale e soprattutto nell’adv. Sui social e sulle pagine web ci sono messaggi pubblicitari cablati sulla vostra persona. E più invadenti. Addio spot pubblicitario. L’adv ci sarà durante la visione, non interromperà più nulla. Il modello che potrebbe emergere da questo cambiamento è una fiction sempre più gratuita in cambio di un advertising sempre più invasivo, interattivo e fatto su misura. La fiction dovrà tenere conto di una minore attenzione dello spettatore, di una predisposizione alla distrazione. Su Youtube, per esempio, il periodo di consumo medio è di 2-3 minuti. Dovremo aspettarci format di fiction più brevi. Oppure piattaforme e luoghi a pagamento dove potersi in qualche modo isolare.

8-Sì al second screen, no alla tv. Vi sembrerà incredibile ma ho conosciuto di recente ben due famiglie, i cui figli sono compagni di classe del mio all’asilo, che non hanno la tv in casa. Consumano entertainment su tablet e pc. Credo che il trend sia proprio questo: la tv non è più un elettrodomestico necessario in un mondo pieno di schermi. Prima fra tutti gli smartphone nelle nostre tasche. La visione di entertainment con il second o il third screen penso che diventerà di massa. Tutti a guardare film o serial su uno schermo, mentre si chatta o si twitta o si risponde a una email su un altro.

9-La sala cinematografica, unico baluardo del racconto profondo? In un mondo dominato dalla schizofrenia del multitasking, dei second e third screen, dall’advertising invadente, come potrà sopravvivere il racconto profondo? Dove potremo consumare storie di due o tre ore di un certo spessore? La sala cinematografica, per esempio, potrebbe puntare proprio su questo: far pagare per far godere al massimo di un’esperienza a patto però che sappia davvero differenziarsi, magari eliminando i pre roll pieni di pubblicità. Oppure, più probabilmente, potrà prendere la direzione diametralmente opposta, ovvero advertising sfrenato, con prezzi dei biglietti quasi azzerati. Second screen incorporato nelle poltrone (leggi come ho immaginato il futuro della sala in Mission Impossible 2.0 4D, missione esplosiva), adv invasivo anche durante la proiezioni e promozioni collegate con gli store che sono nel centro commerciale che ospita il multiplex.

10-Una creatività feroce. In un contesto dove prolificano schermi, piattaforme e tempo messo a disposizione dell’entertainment, penso proprio che il racconto audiovisivo, la fiction, possa reinventarsi in nuovi format e linguaggi. Luca Argentero ha ragione quando dice che «La nuova generazione di filmaker vive in assenza di formato e in assenza di limite di scrittura. Questa libertà darà un impulso a una creatività feroce».

Per leggere l’articolo sulle serie tv dopo Gomorra (e anche tante curiosità, come la recensione di House of Cards fatta da Pupi Avati, o il problema morale di Gomorra secondo Luca Barbareschi o le serie che seguono e per quali motivi Luca Argentero, Ivan Cotroneo, Flavio Parenti e Cristiana Capotodoni) andate a recuperare in edicola Best Movie o scaricatevi la versione digitale.
(fonti dei dati: Cinetel, Nielsen, Box Office Mojo)

 

 

Gomorra serie

 

 

Silvia Urban e Luca Maragno di Best Movie insieme a Marco d'Amore e   Maria Pia Calzone

Silvia Urban e Luca Maragno di Best Movie insieme a Marco d’Amore e Maria Pia Calzone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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