Sam Raimi: gli smartphone devono farci piangere

Al Mobile World Congress 2014, uno dei più importanti appuntamenti annuali riservati alle novità mobile che si tiene a Barcellona in questi giorni (dove Samsung ha presentato, per esempio, il nuovo Galaxy S5) è intervenuto anche il mitico Sam Raimi, regista de La casa e della “vecchia” trilogia di Spiderman (nella foto Peter Parker che piange).
Che ci fa un filmmaker a una fiera di telefonini? Dice cose interessanti come questa: «quando è stata l’ultima volta che avete pianto guardando qualcosa su un device mobile?».
Raimi sta cercando di portare all’attenzione una questione non banale: il nostro modo di “consumare” (che brutta parola) materiale audiovisivo è sempre più legato ai device portatili, a piccoli schermi e impianti audio modesti. Guardiamo film e serie tv in mobilità, in treno, aereo, auto, metrò, mentre viaggiamo, andiamo al lavoro, a scuola, da una fidanzata (Disney ha rilasciato oggi una app che consente lo streaming su mobile della sua library e non a caso l’ha chiamata “anywhere” promuovendo la filosofia del sempre e dovunque).
Un film magari lo vediamo a turni di 10′. Raimi cerca di proteggere le sue creature: è chiaro che l’immagine che ti emoziona su uno schermo cinematografico, vista su un telefonino perde quasi completamente la sua potenza.
Il mondo va avanti, caro Sam, non si può fermare. Però anche noi condividiamo le sue parole: con la smania di divorare tutto e subito, di essere sempre connessi, sempre intrattenuti, rischiamo di lasciare sul campo lo scopo principale dell’intrattenimento: le emozioni.
Il rischio è che l’intrattenimento vada in overdose trasformandosi da evento in passatempo, da sogno in tran tran quotidiano da cui sarà sempre più difficile destarsi, in un gioco al rialzo (di effetti speciali, di immagini “forti”) che è già in atto.
Chi scrive ricorda ancora con tenerezza quanto erano potenti le emozioni dei film visti al Nuovo Arti di Milano, un cinema tutto particolare che proiettava cartoni animati (l’ho descritto bene qui, tra vetrine coi giocattoli, pop corn e balli sotto lo schermo). Erano potenti perché i film si vedevano solo lì, a distanza di mesi, e ogni volta era una festa che lasciava il segno.
Lungi da me entrare in modalità “nostalgia verso il passato”. Ma proprio guardando al mio, al nostro, passato, riesco a orientarmi meglio per trasmettere una cultura cinematografica che non passa più solo dal consigliare questo o quel film, ma anche su dove vederlo. Raimi auspica integrazioni tecnologiche nei device mobile per rendere più potente suono e immagini e avvicinarli all’esperienza cinematografica. Io penso che le integrazioni tecnologiche vadano affiancate a una “cultura” del cinema che associ il luogo ideale di visione a ogni film. Titanic va visto in sala. Don Camillo va bene anche sull’iPhone.


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