Walter Mitty, il confine tra sogni e vita reale

Siamo tutti Walter Mitty. In America capirebbero meglio questa espressione. Perché la storia breve di appena due paginette e mezza pubblicata nel 1939 da James Thurber intitolata The Secret Life of Walter Mitty, entrò così prepotentemente nell’immaginario collettivo americano che l’espressione “sei un Walter Mitty” entrò nell’uso comune. Vi si indicano le persone che sognano a occhi aperti, che si incantano, che preferiscono rifugiarsi nei loro mondi piuttosto che vivere il reale.
Esattamente quello che fa il protagonista, al cinema nuovamente grazie a Ben Stiller in veste di attore e regista, dopo le numerose trasposizioni teatrali e cinematografiche (tra cui anche una italiana con Paolo Villaggio, Sogni Mostruosamente Proibiti – Leggi che ne pensa Stiller nella nostra intervista).
I sogni segreti di Walter Mitty, così si intitola il film da giovedì nelle sale, non è la solita commedia americana tutta gag, anzi. Propone ritmi dilatati, si prende il tempo per delle pause di riflessione, per godersi un paesaggio, per commuoversi, accelera con scene action con effetti speciali degni di Fast and Furious, e poi, sì, fa anche ridere con battute pure sofisticate, intelligenti.
Il Walter Mitty di Ben Stiller si distingue soprattutto per riuscire a parlare di temi tremendamente attuali. Al centro di tutto vi è, sì, la fuga da una realtà grigia, ma calata in un contesto che contrappone vita analogica e digitale.
Il Walter Mitty del 2013 è un photo editor della prestigiosa rivista Life che vive proprio i giorni di chiusura della versione cartacea per passare a essere solo un sito, life.com (cosa effettivamente successa alla fine del 2009). E’ un uomo assediato da un mondo impersonale, freddo, tecnologico. Non a caso si parte con un confronto tra lui e un computer, anzi no, tra lui e un social network dedicato agli appuntamenti: Walter non riesce a interagirci e chiama il call center per farsi aiutare.
Queste le basi che trasformano ogni azione, ogni scena, in qualcosa cui attribuire più livelli di lettura. Walter lavora per Life, ovvero per “Vita”, ma quella reale la vede solo nelle foto che archivia in ufficio. Walter trova il coraggio di inseguire i suoi sogni solo quando, in un suo sogno a occhi aperti, la ragazza che ama gli canta Space Oddity di David Bowie, il cui tema è “lanciarsi senza controllo”. I sogni diventano reali quando Walter comincia un viaggio alla ricerca di una foto che è “la quintessenza della vita“. Sean Penn, che interpreta  una specie di rockstar della fotografia, il celebre fotografo di LIFE Sean O’Connell, non sente affatto il bisogno di immortalare tutto, anzi, al contrario, i momenti di vita “più vivi” se li tiene rigorosamente solo per lui.
Fin qui tutto bene, tutti temi di cui si parla spesso e che anche film come Don Jon hanno affrontato invitando a una riflessione sul debordante spazio e potere che l’entertainemnt, il digitale, il fittizio, il sogno, sta occupando sempre più nella nostra vita reale (Leggi: Don Jon, siamo tutti tossici).
I sogni segreti di Walter Mitty, però, va oltre e riesce a chiudere il cerchio. La foto della “quintessenza della vita”, si scopre nel toccante e poetico finale, SPOILER è nientemeno che Walter Mitty stesso immortalato mentre è al lavoro, intento a osservare delle diapositive FINE SPOILER. Aldilà dei sogni e di quanto siano essi realizzabili, la vita vera è anche la passione che mettiamo nel nostro quotidiano, insomma. E dietro al mondo digitale, c’è ne è sempre uno fatto di carne e ossa: persino il call center del social network, che nel film diventa un autentico tormentone con telefonate in momenti assolutamente inadeguati, a un certo punto si materializza come persona reale, perfino come amico in grado di tirarti fuori dai guai. Walter Mitty ci ricorda che dietro e sopra a tutto, alla vita digitale o ai sogni, c’è sempre l’Uomo.


Un commento a "Walter Mitty, il confine tra sogni e vita reale"

  • welles84 :

    http://www.generazioneweb.net/sogni-segreti-di-walter-mitty/ …la mia opinione sul film di Ben Stiller. Grazie

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