Don Jon, siamo tutti dei tossici

Il primo film da regista (anche interprete e produttore) di Joseph Gordon-Levitt è una delle commedie più intelligenti in circolazione. Se volete farvi qualche risata, ma soprattutto avere materiale su cui riflettere per capire meglio la realtà che vi circonda, Don Jon, in sala dal prossimo giovedì, è il film perfetto.
Vi si narrano le vicende di tale Don Jon, appassionato di pornografia al punto da preferire la masturbazione al sesso con le donne vere, che pure non gli mancano. Aspetto che interferisce anche quando cerca di costruire una relazione seria con la bella Scarlett Johansson, tutta miele, rose e fiori, appassionata di insulse commedie romantiche e incapace di accettare neppure lontanamente il “vizietto” del fidanzato, che per tenersela stretta glielo nasconde.
Don Jon ha dei meriti non da poco: è il primo film a fare una seria riflessione sulla pornografia in un mondo in cui, grazie a internet, vi è una facilità di accesso sconcertante a ogni genere di materiale. Una riflessione mai banale, perché l’abitudine alle immagini pornografiche crea dipendenza, e la dipendenza condiziona la vita reale del protagonista. Il quale subisce continue delusioni nella sua aspirazione a emulare le scopate dei film da una parte, e dall’altra non riesce a partecipare con tutto se stesso all’esperienza sessuale con le ragazze vere.
Già vi parlai di pornografia (in Porno, ultima frontiera) dove ricordavo che persino Rocco Siffredi mi fece notare quanto ormai il porno sia terribilmente ripetitivo, con lo stesso ‘format’ reiterato all’infinito (fellatio-penetrazione-facial). Un’educazione sessuale amorfa e monotona da dove ormai passano praticamente tutti i giovani (e non solo) di oggi.
Don Jon raggiunge il suo apice quando riesce ad andare oltre e a fare della riflessione sulla pornografia lo spunto per raccontare di più. A un certo punto Joseph Gordon-Levitt e Scarlett Johansson litigano sull’argomento spinoso e il primo, per difendersi, si chiede che differenza ci sia tra il porno e le commedie romantiche che piacciono tanto, invece, a lei.
E’ il “la” per trasformare il film non solo in una riflessine sulla pornografia, ma piuttosto sull’opulenza di immagini non-reali, di fiction, quindi finte che abbiamo a disposizione nel quotidiano; sulla dipendenza che danno queste immagini; su come queste immagini finte influenzano pesantemente la nostra vita vera. Siamo tutti film, serial, videogame, technology “addicted”. Non possiamo più fare a meno del nostro telefonino, della serie da seguire, del film, in una parola, del nostro intrattenimento quotidiano. Siamo tutti tossicodipendenti. L’evasione dal reale e il rifugio nella fiction, nel digitale, nel non-vero è ormai una pratica diffusa, normale, accettata. Non possiamo farne più a meno. (Quando è stata l’ultima volta che per una settimana intera avete evitato l’uso del telefonino o di guardare un film o un serial?)
Siamo tutti in qualche modo nerd, così come mi sono rispecchiato nel popolo del Comic Con quando ce l’ho avuto davanti.
Ormai preferiamo un film alla vita vera, a uscire con gli amici. Proprio come Don Jon preferisce farsi una sega a una scopata. Lo preferiamo solo perché non sappiamo più uscire con gli amici, abbiamo disimparato, non riusciamo più a essere con tutti “noi stessi” in un luogo, distratti da Facebook, Twitter, la foto da scattare del ristorante, un messaggio, una telefonata.
In C’era una volta il cinema scrivevo che «mai come negli ultimi 30 anni nella storia dell’Uomo, abbiamo avuto il tempo e la possibilità di assimilare un tale quantitativo di storie, di distrazioni, di, appunto, entertainment, tra film, videogiochi e serial e mai come negli ultimi 30 anni l’Uomo ha dedicato tanto tempo a queste “distrazioni”. Questo pubblico vive di sogni, consumando sogni. Il cinema fa quello che ha sempre fatto: offre loro qualcosa in cui rispecchiarsi».
E, purtroppo, questo qualcosa è ormai un format di entertainment reiterato all’infinito, proprio come le scopate dei porno (lo dice anche John Landis). Basta guardare tutti i Marvel movie in fila per capire che sono tutti praticamente uguali, o prendere in esame il fenomeno in rapida crescita dei remake, dei sequel e dei prequel per capire che l’entertainment è ormai una industria che sta replicando se stessa proprio come il porno replica all’infinito il trittico fellatio-penetrazione-facial: entrambi mostrano sempre le stesse immagini cambiando solo le facce e i nomi degli attori. E noi, inebetiti da un’abitudine che è diventata nostra cultura, nostro dna, continuiamo a divertirci, a masturbarci, a volerne sempre di più.

PS
In questo mare di entertainment, le guide sono sempre più importanti. Best Movie, nel suo piccolo, lo è per ciò che riguarda i film e questo Post su Don Jon è lì a dimostrarlo (per i film d’animazione rivolgetevi a Movie For Kids, per la tecnologia a Youtech). Per la vita reale, rivolgetevi agli amici. :)

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Un commento a "Don Jon, siamo tutti dei tossici"

  • alex-wayne :

    Tutto questo non potrebbe applicarsi a quello che la letteratura ha rappresentato per secoli prima della nascita del cinema? Molti criticano “Shame” di McQueen per il suo velato intento moralista (parlando di uso di pornografia), ora dobbiamo stigmatizzare anche chi è appassionato di cinema e serie tv… Sarò io che non ho ben colto il messaggio di questo post, ma non vedo perché parlarne in questi termini. E’ vero, c’è chi considera ciò come un semplice passatempo e chi ne è ossessionato tanto da trascurare la vita, ma dipende dal carattere, non si può generalizzare secondo me. Altrimenti perché continuare a scrivere e leggere di cinema? Ce ne andiamo tutti, redattori e lettori di Best Movie, in rehab.

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