Due anime, gamer vs cinefilo

Ieri è uscito Beyond: due anime, un videogame per PlayStation 3 che ha molti punti in comune col cinema. Ci recitano Willem Dafoe ed Ellen Page. Lo ha realizzato David Cage, già noto per aver sviluppato altri games che si avvicinano molto a essere dei film interattivi, come il famoso Heavy Rain. Vi si narrano le gesta di una ragazzina con dei poteri paranormali, una specie di Carrie. “Due anime” fa riferimento al fatto che la ragazza è in contatto costante con un’entità invisibile conosciuta come Aiden, di cui possiamo prendere il controllo. Due anime sembrano avere anche i feedback di pubblico e critica nei riguardi del videogioco, tra osannazione e disprezzo. Due anime sono anche quelle che si dibattono dentro di me nei riguardi di questa strada interattiva per lo storytelling. C’è una discussione in atto tra le mie due anime, quella di videogiocatore e quella di appassionato di film. Ve la propongo.

Luca: questa idea che schiaccio un pulsante e guido un’entità paranormale è intrigante.

Acul: sì ma l’interattività azzoppa la fluidità della storia.

Luca: prendiamo la scena della festa. Jodie viene portata da un'”amica”. La trattano male, la emarginano. La sfidano a dimostrare i suoi poteri paranormali. Poi la sfottono e la rinchiudono in uno sgabuzzino. Lo vivi in prima persona, è emotivamente coinvolgente. E poi ti chiedono: vuoi vendicarti o scappare? Io ho scelto “vendicarmi” e ho scatenato Aiden contro di loro spaventandoli a morte.

Acul: certo, però per far muovere quadri e mobili, rompere luci e vetri, l’interattività è tortuosa e il risultato è sicuramente meno fluido di un film e vero e proprio. E per questo il risultato è meno coinvolgente, ed esteticamente meno intrigante.

Luca: qualcosa devi sacrificare per offrire interattività.

Acul: ma è una interattività “sciocca”. Non c’è una vera e propria sfida. Che tu possa realmente cambiare la vita della protagonista è un’illusione, è ovvio che sia già tutto scritto qualsiasi cosa tu faccia.

Luca: David Cage assicura 23 finali diversi.

Acul: Ok, puoi fare delle scelte e, come nei vecchi libri-game, assistere a delle parti del gioco e di conseguenza perdertene delle altre. Ma perché dovrebbe interessarmi di più rispetto a vedere un film non interattivo con la storia di Beyond: due anime?

Luca: perché l’interattività coinvolge, ti fa vivere il film in prima persona.

Acul: invece per me mette una distanza insormontabile. La storia si ferma e aspetta che io prema “x” per acchiappare un oggetto, per scegliere se essere “socievole” o “distante” nei dialoghi, per decidere se sedermi o ballare. Tutte cose che non influiscono sulla storia, mi sembrano ostacoli che non rendono fluido il racconto.

Luca: l’interattività rende al massimo quando è in gioco una sfida. Quando Jodie, ormai grande ed evidentemente assoldata come agente segreto, va all’ambasciata per rubare dei documenti in una cassaforte, c’è da capire come utilizzare Aiden per non farsi scoprire dalle guardie e portare a termine la missione.

Acul: in quelle occasioni il gameplay dà il suo meglio, te lo concedo. Peccato che sono parentesi in un mare di interattività inutile. A un certo punto il gioco si è “sospeso” in attesa che schiacciassi “x” per prendere un pacco regalo. E non potevo far niente altro.

Luca: è vero: ci sono una marea di interazioni “inutili”. Credo però che aiutino a tenere desto il, chiamamolo così, “ritmo multimediale”. Che deve andare di pari passo con il ritmo della storia: concorderai che è pensata bene e raccontata meglio, con una serie di flashback e flashforward che danno una bella mossa al tutto.

Acul: l’idea di non fare una storia lineare funziona. Ma la domanda è: se fosse un film non sarebbe più forte? A me sembra che l’interattività lo indebolisca, più che rafforzarlo.

Luca: è un tipo di interattività che si rivolge a tutti, non solo ai gamers puri e duri. Ci può giocare chiunque anche chi non è interessato ai videogiochi. Anche un appassionato di film per esempio

Acul: ma a chi non interessano i videogiochi perché dovrebbe essere interessato a Beyond: due anime? Voglio dire, l’ostacolo per non essere interessati ai videogame è la difficoltà di interazione? O l’interazione stessa?

Luca: bella domanda. C’è chi dice che a giochi come Beyond ci possono giocare anche i nonni. Alcuni giocano con la fidanzata, si può giocare in due, uno tiene Jodie e l’altro Aiden. Puoi giocare anche usando un iphone come controller.

Acul: tu ci hai giocato con la tua fidanzata?

Luca: no, questi giochi l’annoiano. Le piacciono i picchiaduro.

Acul: appunto.

Luca: la mia/nostra fidanzata non fa testo. Non l’ha intrigata nemmeno il perfezionismo digitale con cui sono stati riprodotti gli attori.

Acul: bé… hanno fatto un gran lavoro e in alcuni momenti si rimane a bocca aperta, come nel filmato iniziale. In altri però emergono ancora tutti i limiti della PlayStation 3, sembra di muovere i Sims.

Luca: non esagerare, sei il solito provocatore. Di certo non è un film.

Acul: comunque l’inizio mi è piaciuto un sacco.

Luca: davvero?

Acul: quando fanno i test a Jodie: lei in una stanza che deve indovinare le carte che sceglie una persona in una stanza accanto. Un classico. Vissuto in prima persona.

Luca: cosa hai fatto?

Acul: prima ho indovinato qualche carta mandando a sbirciare Aiden. Poi ho cominciato a spaventare il personaggio che teneva le carte facendogliele volar via, lanciandoli addosso una sedia, e infine l’ho pure strangolato. Ma perché me lo chiedi? Era tutto scriptato, l’hai fatto anche tu per forza.

Luca: è vero, ed è stato figo. Anche per te.

Acul: giusto. Ora però vado a rivedermi Carrie.

Luca: e io a finire Beyond: due anime.

 

 

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