Bonelli, altro che…

Tra poco Zagor sarà al cinema. E’ già in edicola da una settimana il film Come Tex nessuno mai. Ieri si sono celebrati i funerali di Giuliano Gemma che di Tex fu l’interprete nel film del 1985. XL di Repubblica dedica la sua copertina a Orfani, nuovo fumetto dal budget milionario. Dylan Dog si vende con una nuova faccia che ancora non ha.
Tutti questi eventi hanno un unico comun denominatore: Sergio Bonelli, la casa editrice di fumetti milanese.
Noi, Zagor è un documentario che verrà distribuito da Microcinema il prossimo 22 e 23 ottobre. Si tratta di un omaggio a uno dei personaggi più originali della Bonelli, un mix di western, fantasy, sci fi e avventura, nato nel 1961 grazie a Sergio Bonelli e il disegnatore Gallieno Ferri e ad oggi un vero e proprio caso editoriale che riesce a tenere le vendite in un mercato in crisi. E’ rivolto fin dal titolo a una comunità di aficionados del fumetto, e offre, oltre a vari interventi dello staff della casa editrice, una bella intervista a Ferri e le ottime musiche di Graziano Romani, un autore che ha pubblicato il disco Zagor king of Darkwood (qui un approfondimento).

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Come Tex nessuno mai, invece, racconta non solo il personaggio “principe” della casa editrice, ma anche Gianluigi e Sergio Bonelli. Un documentario curato da Giancarlo Soldi, regista esperto e da sempre interessato al fumetto (qui vi parlai del suo Nero. con Castellitto, scritto da Tiziano Sclavi).
E infatti Come Tex nessuno mai è ricco, sia dal punto di vista visivo grazie a una bella documentazione e anche a effetti grafici semplici come quelli che sottolineano i gesti di Soldi che parla allo spettatore in video, sia grazie ad archivi storici con immagini dei Bonelli o notiziari dell’Istituto Luce sui fumetti, e sia grazie al coinvolgimento di una serie di personaggi famosi che raccontano il loro rapporto con Tex: Bernardo Bertolucci, Ricky Tognazzi e Milo Manara tra tanti. Ne viene fuori il ritratto di un lavoro, quello dei fumettari, ancora oggi ampiamente artigianale; il ritratto di un’azienda, la Bonelli, a conduzione famigliare, con tutta la carica positiva che può avere il termine; un clima di affetto, tra chi ci lavora, i personaggi e i lettori, che sembra un’oasi di valori antichi in un mondo ormai abitualmente regolato solo da marketing e business.

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La Sergio Bonelli Editore è tutto questo, ma non solo questo. E’ anche la più grande factory di fumetti d’Europa e pubblica il fumetto più venduto al mondo, Tex appunto.
Non esita, in un momento in cui il mercato del fumetto è in crisi, a investire oltre un milione di euro per il suo primo progetto a colori, quell’Orfani che si è guadagnato la copertina di XL e che promette di essere una saga sci fi in grado di andare a conquistare nuovi lettori, nuova linfa essenziale per il futuro di una casa editrice che evidentemente oggi vive grazie soprattutto a uno zoccolo duro di fans non più giovanissimi.

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Il ragionamento sembra essere alla base anche per l’annunciata rivoluzione di Dylan Dog, altro personaggio notissimo al grande pubblico. E’ in atto, infatti, un “Dylan Dog reboot”, certificato da rara intervista, sempre su XL, al suo papà Tiziano Sclavi che passa il testimone a Roberto Recchioni. Il numero ora in edicola, Una nuova vita, segna l’inizio di questa trasformazione. Apro parentesi: peccato che la vera rivoluzione arriverà fra un anno e che il numero sopracitato sia una storia di Carlo Ambrosini, forse il più sofisticato e intellettuale degli autori di Dylan (chi scrive è un fan del suo Napoleone), ma non certo il più adatto per conquistare nuovi lettori, a rischio di delusione in questo caso se si riavvicinano per scoprire un nuovo Dylan. Chiusa parentesi.
Il fumetto è in crisi? E la Sergio Bonelli (ora c’è Davide, il figlio, a guidarla) rilancia. Credendo in un medium, il fumetto, che sembra sempre più in antitesi con la frenesia del mondo in cui viviamo. Per realizzare una storia di Tex, in genere due albi, ci vuole un anno e mezzo di lavoro. Per leggere un numero basta mezz’ora e poi si deve aspettare un mese per un’altra storia. D’altronde la Sergio Bonelli Editore è anche una fucina di talenti straordinari, in grado di assicurare una qualità che i lettori senza dubbio percepiscono e ricambiano con affetto sconfinato. Basta ascoltare Tiziano Sclavi che racconta nel film di Soldi di aver speso interi pomeriggi solo per cercare la battuta giusta di Groucho o di aver pianto scrivendo il finale di Johnny Freak perché «non volevo che morisse mentre scrivevo che moriva», per commuoversi, per innamorarsi.
Se pensiamo che i grandi blockbuster del cinema odierno sono cinecomics e che in Italia abbiamo la fortuna di avere una delle società più creative proprio in questo campo, con una ricchezza di personaggi e proprietà intellettuali conosciute in tutto il mondo, viene da chiedersi come mai il nostro cinema, completamente chiuso in se stesso e ormai incapace di collegarsi alla realtà, non prenda ispirazione.
Che il cinema italiano sia un’industria ormai in grado, salvo poche eccezioni, di produrre solo commedie imitando format esteri, è ormai sotto gli occhi di tutti.
Che questo cinema italiano ignori e non sia in grado di intercettare un pubblico giovane e appassionato come per esempio è quello che frequenta Lucca Comics e mastica cinecomics e serial miliardari, è un altro triste aspetto del nostro Paese.
Ebbene, i personaggi dei fumetti Bonelli hanno una forza da cui chiunque si occupa di entertainment dovrebbe prendere ispirazione. Si spazia in ogni genere: l’horror di Dylan Dog, il western di Tex, l’Avventura con Mister No, lo sci-fi tra Blade Runner e Asimov di Nathan Never, il procedurale investigativo di Julia, il fantasy di Dragonero e molti altri. Tutti personaggi in grado di rivolgersi a un pubblico giovane ma anche agli adulti, altro che eroi in costume, altro che Batman e Iron Man… Il cinema italiano è in crisi? Si prenda ispirazione da Bonelli. Altro che…

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