Nuovo Cinema Gravity

Sandra Bullock contro lo spazio. Gravity, il film di Alfonso Cuaron da oggi in sala, più che uno sci-fi è un survival movie con un ritmo che lascia senza fiato e un sacco d’ansia allo spettatore. “La vita nello spazio è impossibile”, dichiara un cartello prima che il film parta, e i 90′ successivi sono tutti a dimostrare quanto sia complesso sopravvivere a un incidente su uno dei satelliti che gravitano intorno alla Terra. E’ un inno all’Uomo che diventa perfino epico: l’astronauta Sandra Bullock “non molla”, mai. E’ anche metafora di un percorso interno della protagonista, svuotata nell’anima dalla morte della figlia piccola, alle prese con il vuoto e la solitudine dello spazio e del suo io. George Clooney fa il George Clooney scanzonato e piacione, un angelo custode che affianca la protagonista. Il titolo sintetizza bene il film nei molteplici significati della parola: si parla di forza di gravità, ma anche della gravità di un incidente e della “pesantezza” delle nostre scelte. Si avverte anche un sospetto su una presa di posizione anti-spaziale, Gravity sembra suggerire all’Uomo di restare coi piedi per Terra, lo spazio non fa per noi. Anche se il modo con cui Cuaron ci propone realisticamente lo spazio, fa credere tutto il contrario a dispetto di quanto dichiarato dal cartello iniziale e dalla cinematografia precedente come per esempio Apollo 13: incidenti permettendo, gli astronauti di Gravity sembrano muoversi nel vuoto in modo semplice, tutto sommato comodo, con un “clic” sono dentro o fuori dalla tuta, “volano” con inedita agilità, sia dentro i satelliti, sia nello spazio, grazie a jet pack che direzionano i corpi; non hanno lunghe e noiose procedure da seguire per ogni operazione, aprono portelloni come noi apriremmo la porta di casa. Insomma, alla fine, viene quasi voglia di farci prestare una tuta e farci un giretto.
Per tutti questi aspetti Gravity è un film interessante, intrattiene e anima riflessioni. Per altri versi, invece, è rivoluzionario e cambierà la storia del cinema. Tra 5, 10 anni, ci sarà un modo “gravity” di girare i film.
Alfonso Cuaron dà l’impressione di poter fare tutto quello che vuole con la camera. I lunghi piani sequenza per cui il regista è diventato noto (nel suo precedente I figli degli uomini ne fece di audaci) offrono movimenti di camera fino ad oggi mai visti che immergono lo spettatore in una vera e propria esperienza.
La camera si avvicina a un corpo che gira nello spazio, poi si “aggancia” al suo primo piano tenendo fermo il corpo mentre è lo sfondo che comincia a ruotare, poi ci fa perdere nei particolari come i disorientanti riflessi sul casco della protagonista, poi entra nel casco e ci fa sentire l’affanno dei respiri più forte, poi “entra” nella protagonista con una soggettiva che rivela l’hud sul visore del casco per poi uscire di nuovo e andare a perdersi nello spazio alla ricerca di altro.
Ci sono film che hanno segnato la Storia grazie all’invenzione di un’inquadratura, di un effetto speciale, di una grammatica che è poi divenuta di uso comune. Willow con il primo MorphingPiramide di Paura con il primo personaggio in digitaleToy Story, il primo film interamente in cgi, Matrix con il bullet timeBlair Witch Preject per il found footage.
Gravity è il capostipite di qualcosa che non ha ancora nome, ma che consentirà al cinema di spingersi ancora una volta più in là per stare un passo davanti a una tv che sempre più gli dà il filo da torcere, per rendere il grande schermo ancora un grande evento.
Cos’ha esattamente di così rivoluzionario Gravity? Dimostra, in sostanza, che è possibile usare una nuova grammatica, più immersiva per lo spettatore, per raccontare storie. Il trucco c’è ma non si vede: sta tutta qui la magia di Gravity. E’ ovvio che meno si vede l’effetto speciale e più ci sembrerà realistico quello che abbiamo di fronte. Il primo effetto speciale del cinema è il montaggio e Cuaron lo fa praticamente fuori offrendoci solo lunghi piani sequenza. Per poterlo fare ha dovuto usare un altro effetto speciale in modo talmente perfetto da non farcene accorgere: la computer grafica qui ha ricostruito ambienti e corpi senza mai farci rendere conto dove sta il confine tra live action e cgi.
Costato 80 milioni di dollari e quasi 5 anni di lavoro, Gravity è la prova finale di un processo iniziato diverso tempo fa e sembra voler gridare la fatidica frase: “SI PUO’ FARE!”.
Spesso proprio in questo spazio vi ho aggiornato sui progressi della digitalizzazione dell’umano. Si riportano in vita Audrey Hepburn e Bruce Lee in nuovi spot (leggi I videogiochi per PlayStation 4 dovrebbe farli Audrey HepburnRambo e Bruce Lee, come il digitale ammazza gli originali), si “rubano” perfino i corpi degli attori a loro insaputa come nel caso di Ellen Page, clonata nel videogioco The Last Of us, si offre la possibilità ai consumatori di essere digitalizzati per apparire accanto ai loro beniamini (leggi Come recitare accanto a Jennifer Lawrence e Ryan Gosling).
«Per le scene nello spazio», ha dichiarato Tim Webber, supervisore agli effetti speciali di Gravity, «abbiamo deciso di riprendere le facce degli attori e di creare digitalmente tutto il resto».
Gravity è un mix di live action e CGI dove non è mai ben chiaro dove finisce uno e inizia l’altro, di cui il making of ha un fascino superiore al film stesso, almeno per gli addetti ai lavori (qui un’approfondimento).
Non stupisce che James Cameron ne sia rimasto affascinato a tal punto da fargli dichiarare che è «il miglior space film mai fatto».
Grazie anche a una realistica digitalizzazione dell’umano, il regista ha infatti potuto fare ciò che voleva con la macchina da presa. Una libertà creativa totale e complessa. Talmente complicata da essere difficilmente replicabile nella realizzazione. In questo senso Gravity è nuovo Cinema, nuova grammatica tutta ancora da sperimentare e da esplorare. Soprattutto nuova opportunità per quei generi che sembrano ormai non andare da nessuna parte: l’action movie, per esempio, da oggi ha un’alternativa al rilancio continuo sulle esplosioni, al coinvolgimento di superstar in massa. Meno esplosioni, meno star, ma più coinvolgimento del pubblico in storie realisticamente “senza fiato”. Ciò vale per tutti i generi, dall’horror allo sci-fi, al western. Una strada, una “gravity way” di fare cinema, che apre nuovi orizzonti.

Leggi anche la recensione di Gravity

)


Un commento a "Nuovo Cinema Gravity"

  • welles84 :

    http://www.generazioneweb.net/gravity-2/ …la mia opinione sul film, se interessa a qualcuno 🙂 grazie

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