Porno, ultima frontiera

(Attenzione: articolo vietato ai minori di 18 anni).
Cinema porno e Cinema con la ’c’ maiuscola, quello “vero” che piace tanto a noi fans di Best Movie. Sembrano due mondi distanti, ma non lo sono poi tanto. Anzi, il primo è spesso un passo avanti al secondo, anticipandolo su diversi aspetti, dalla grammatica fino ai meccanismi distributivi. Tra pochi mesi forse compirà un nuovo passo evolutivo grazie a degli occhiali speciali e chissà che non cambi in qualche modo anche il Cinema.

Dicevamo che porno e Cinema viaggiano insieme. Non ci credete?
Eppure fin dagli albori del cinematografo, ci si è accorti subito del fascino della pornografia: si pensi che i primi filmati furono girati agli inizi del 1900.
Oggi, si calcola che circa il 40% dei contenuti video presenti sul Web siano a luci rosse e non si fatica a credere che quasi la metà dei film prodotti siano pornografici, da sempre. È il gusto del vedere immagini ’proibite’, il voyeurismo che alberga in ognuno di noi, la curiosità di scoprire come lo fanno gli altri, semplice educazione sessuale (cosa si può fare?), oltre che, naturalmente stimolo per autoerotismo. È anche il gusto del bello, nel senso che vi sono dei veri e propri talenti naturali per cui è semplicemente estasiante (o curioso) vederli all’opera e di cui il Cinema si è occupato e continua a occuparsi raccontando le loro storie: John Holmes (Boogie Nights, Wonderland – Massacro a Hollywood), Moana Pozzi (nel serial Sky con Violante Placido), Linda Lovelace, di cui tra poco vedremo il biopic interpretato da Amanda Seyfried e persino Larry Flint, per raccontare il dietro le quinte di un mondo, di un’epoca.
È cinema a se stante, con tutta una serie di sottogeneri, dalla parodia all’ “all sex” che usa tutte le tecniche e gli strumenti della cinematografia tradizionale.
All’inizio il porno era quasi un documentario, proprio come l’esordio del Cinema, ma si trattava di riprese ‘proibite’, illegali, perfino gestite dalla criminalità organizzata. Solo nel 1970 venne legalizzata l’industria pornografica, guarda caso in California, in quella San Fernando Valley poco fuori Los Angeles, a due passi da Hollywood.
Una industria che oggi, genera un giro d’affari di 13 miliardi di dollari secondo wikipedia, e che ha sempre “sperimentato”: dalle buffe soggettive del pene alla simulazione dell’assenza di gravità (Uranus, con Sylvia Saint astronauta sullo Space Shuttle), alle parodie e alle mega-produzioni come Pirates sull’onda del successo dei Pirati dei Caraibi (sotto il trailer).

L’arrivo della vhs, introdusse non solo la visione domestica ma anche la produzione fatta in casa: con l’arrivo delle prime videocamere consumer si ebbe subito un proliferare di coppie disinibite che si riprendevano e diffondevano i loro video, il cosiddetto porno amatoriale. In Italia la nostra Jessica Rizzo fece una fortuna arruolando nuove leve ’per strada’ e distribuendo soprattutto in edicola. Anche note star devono parte della loro notorietà a (s)comode riprese private, come Pamela Anderson o più recentemente Paris Hilton o Belen, per esempio.
Un processo, quello del porno amatoriale, che mise in crisi la qualità e le grandi produzioni. Cambiò anche il linguaggio del cinema porno: alla gente non interessavano più le storie, volevano vedere solo performance. Oggi il cinema porno è diventata nella maggior parte dei casi solo atto sessuale, spesso ripreso senza ’cut’ per aumentare il realismo e la sensazione dello spettatore di essere lì e assistere in diretta a qualcosa di ’vero’. Sembra un certo cinema hollywoodiano odierno, interessato più alle star, agli effetti speciali, alle scene a effetto che a vere e proprie storie da raccontare.
Inutile dire che tale trend si è intensificato con la diffusione di internet: il consumo è ormai gratuito, abituale, dà perfino assuefazione (ne tratterà anche il film d’esordio di Joseph Gordon-Levitt, Don Jon).

Gli italiani sono sempre stati all’avanguardia nel settore: attori di fama internazionale (Rocco, Moana e decine di altri), abbiamo avuto la prima pornoattrice in parlamento al mondo, Cicciolina, grazie al geniale Riccardo Schicchi, e registi come Mario Salieri famosi per la loro “fotografia drammatica” e in grado di osare anche una trilogia sul calcio che sembra un serial. Ancora oggi non smettiamo di “produrre” star di fama internazionale e del tutto sui generis come Valentina Nappi, nerd, autosoprannominatasi “pornored” e filosofa e scappata all’estero (un’altra specie di “fuga di cervelli”) per lavorare (qui una interessante intervista).
Gli italiani sono anche tra i consumatori più affezionati: YouPorn, uno dei siti porno più celebri al mondo, segnala Milano come la prima città per accessi al mondo (e Roma seconda!), battendo Parigi e Berlino; l’Italia è il quarto paese, dopo USA e Germania e la durata media di una visita è 10 minuti e 22 secondi.
Silvio Bandinelli, uno dei registi italiani più noti, ha dichiarato recentemente: «io non faccio amatoriale, anche se sono passato alla presa diretta e sono rimasto fedele ai DVD, ma se prima vendevo facilmente 2.000 pezzi oggi mi fermo a 200».
Oggi il porno è soprattutto gratuito, amatoriale e persino noioso. In una chiaccherata con Rocco Siffredi ricordo che fu lui a farmi notare la terribile ripetitività dei filmati, con lo stesso ‘format’ reiterato all’infinito (fellatio-penetrazione-facial). E sempre lui mi fece notare la pochezza dell’amatoriale, pure nel caso del coinvolgimento di star famose («il video di Belen? Ho spento quando ho visto che aveva la cicca in bocca»). Parola di uno che cavalca (è proprio il caso di dirlo) il settore da oltre 30 anni e che recentemente ha avuto anche l’idea di produrre Xxx Fucktor, una parodia della nota trasmissione con la sosia di Arisa.


Una evoluzione della presa diretta all sex è la ‘diretta interattiva’ in streaming. La pornostar Sofia Gucci, per esempio, organizza degli eventi ’live’ dove gli spettatori possono partecipare telefonando.
Le frontiere dell’audiovisivo sono sempre state esplorate dal porno, spesso in anticipo sul cinema “normale”. Ricordo che quando naque il dvd si fece un gran parlare della possibilità di sfruttare il multiangolo, ovvero la possibilità di far scegliere all’utente quale inquadratura usare durante la visione del film, caratteristica utilizzata proprio in alcuni film vietati ai minori.
Anche sul fronte della distribuzione il settore è sempre stato un passo avanti a tutti. Internet ha sì fatto nascere un brulicare di siti XXX gratuiti, ma contemporaneamente è nata un’offerta legale che non ha paragoni, con siti dedicati alle pornostar e veri e propri portali che offrono abbonamenti giornalieri, mensili, annuali, Italia compresa. Il cinema con la “c” maiuscola su questo fronte è invece ancora drammaticamente indietro (leggi: Games of Thrones come Jack Sparrow).
La prossima frontiera passerà dagli occhiali.
L’arrivo dei Google Glass, degli occhiali hi-tech sempre connessi in rete, in grado di registrare tutto e di espandere la realtà con una serie di informazioni aggiuntive, fa già presagire il loro uso in campo pornografico. Un video semiserio realizzato dal noto attore porno James Deen illustra bene come potrebbe essere un porno a base di Google Glass.


I Google Glass non sono gli unici occhiali tecnologici destinati a cambiare l’entertainment, anche quello a luci rosse.
Gli Oculus Rift sono degli occhiali sviluppati per poter giocare ai videogame in un’esperienza totalmente immersiva. Ricordate che negli anni ’90 si fece un gran parlare di realtà virtuale con caschi sperimentali che permettevano di entrare in ambienti digitali e navigarli muovendo testa e corpo come se fossimo davvero “dentro” ai mondi immaginari? Ecco, gli Oculus Rift pare facciano esattamente questo, ma in modo molto molto convincente. Tra i videogame che stanno per essere sviluppati per questa piattaforma c’è anche Wicked Paradise che promette di essere il primo gioco erotico totalmente immersivo. Il progetto assicura un mondo realistico in cui potremo andare al bar e sedurre una splendida ragazza per poi fare “wild sex”.

Nel 1985 uscì La donna esplosiva, un film con la splendida Kelly Lebroc (a inizio articolo ho messo la locandina). Si immaginava che due ragazzini creassero dal nulla una donna tutta per loro, in carne ed ossa. Qui si parla di bit, ma ormai ci siamo. Il digitale è in grado di riprodurre in modo convincente l’umano, persino di riportare in vita Audrey Hepburn e Bruce Lee. Tra poco potremo pure portarceli a letto.


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