Games of Thrones come Jack Sparrow

C’era un tempo in cui la pirateria era cattiva, punto e basta. Ora invece è entrata in una zona grigia, è ormai sdoganata anche dall’industria, viene anzi quasi coccolata. Di più: industria audiovisiva e pirateria ora sono amiconi. Se prima la pirateria era Barbanera, ora è diventata Jack Sparrow, tutto sommato un pirata simpatico e divertente col quale farsi qualche bevuta di rum.
Tutto questo grazie anche a Games of Thrones, serie fantasy della HBO annoverata come la più piratata del mondo. Secondo TorrentFreak sarebbero quasi 4 milioni a episodio i download illegali nel 2012. Male? No, bene, almeno secondo alcune recenti dichiarazioni da insospettabili come il dirigente Time Warner Jeff Bewkes che considera il record al pari di una prestigiosa onorificenza: «la pirateria è un potente passaparola e Games of Thrones è lo show più piratato del mondo. E’ meglio che vincere un Emmy».
Bewkes è in buona compagnia. Il regista della serie David Petrarca considera la pirateria un “cultural buzz”. Soprattutto l’autore dei romanzi George R.R. Martin considera il record un complimento. Queste le sue considerazioni in una recente intervista: «In uno strano modo è un complimento. (…) So che un sacco di pirateria proviene dall’Australia dove per qualche ragione lo show viene trasmesso con sei mesi di ritardo. La gente è ansiosa di vederlo. Siamo nel mezzo di una evoluzione dei vecchi modelli per la televisione e il cinema. Una volta venivano prodotti gli show in America e poi venduti ai broadcast esteri che li ritrasmettevano con un ritardo di settimane, mesi, persino anni. Oggi questo modello si sta rompendo, perché il mercato è globale. Il mio editore inglese e quello americano si coordinano per distribuire il mio ultimo libro nello stesso giorno. Perché con Amazon e altri rivenditori di libri online, se dovesse uscire prima in un Paese che in un altro, chiunque lo pubblichi in ritardo perde migliaia di vendite».
Il re è nudo? Cosa sono queste dichiarazioni, un lasciapassare per tutti i potenziali pirati o parole distratte e avventate? 
Sapete che l’argomento mi sta particolarmente a cuore e ne ho scritto in diverse occasioni. A rileggere un articolo del 2011, All’inseguimento della realtà, dove si parlava proprio dell’arrivo di Games of Thrones in Italia e di quanto l’industria fosse in ritardo nell’adeguarsi ai servizi offerti dalla pirateria, sembra che non sia cambiato nulla.
Eppure queste dichiarazioni sono un evidente segnale di come chi lavora nell’industria abbia capito che non serve a nulla demonizzare i pirati e continuare a lamentarsi che “la pirateria sta uccidendo il mondo dell’entertainment”. E’ ora di aggiornarsi, di offrire al pubblico che vuole tutto e subito un’alternativa legale valida.
In una mia inquietante esperienza sul campo che sembrava un episodio di “Ai confini della realtà” per poter vedere il film The Help, mi chiedevo se non dovessi cedere al lato oscuro della pirateria. Ad ascoltare quelli di Games Of Thrones pare proprio che se il rum non si trova al bar, sia meglio chiederlo a Jack Sparrow. Se ci ubriachiamo, abbiamo la loro benedizione.


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