De Sica sfancula De Laurentiis: tutto il dramma del cinema italiano

L’intervista che ha rilasciato oggi Christian De Sica al Corriere della Sera ha il sapore dei finali amari. In poche parole è riuscito a sfanculare Aurelio De Laurentiis e a mettere a nudo tutto ciò che rende drammaticamente scialbo il cinema italiano.
Chi segue questo blog sa che ho più volte cercato di sollevare il problema. Facciamo troppe commedie: “il piano editoriale di un pazzo” scrivevo in La vecchina con il bastone e altre storie: come il sistema cinema italia urge che si ricolleghi alla realtà.
Alla prossima stagione cinematografica italiana rimane solo Luca Barbareschi, facevo notare in un altro articolo in cui prendevo tristemente atto che senza i pochissimi autori talentuosi, produciamo solo commedie mediocri con le stesse misere battutine, sfruttando personaggi popolari in tv e che gli unici guizzi arrivano quando copiamo format stranieri.
Ora Christian De Sica, il simbolo del cinepanettonismo, della commedia volgare che tiene banco da 30 anni, fa outing accusando di essere stato soffocato, bistrattato, dal suo produttore. «Forse avrei potuto non firmare tante esclusive con Aurelio», racconta al Corriere. «Non voglio dare la colpa a lui, la colpa ce l’ho io, anche di aver creduto alle sue promesse: firmavo un contratto per cinque film perché avrei dovuto farne due come attore da solo, uno come regista, uno magari con Nuti e uno con Verdone. Ma poi mi spiegava che se metteva me e Verdone in un unico film ci perdeva perché bastava uno solo ad attirare il pubblico. Mettendoci insieme incassava la metà e così mi ritrovavo a fare cinque cinepanettoni».
Così il prossimo 2 settembre inizierà le riprese del suo ultimo cinepanettone, Colpi di fortuna. Più che per sua scelta, probabilmente perché Aurelio De Laurentiis ha capito che per recuperare incassi deve cercare di puntare sui giovani, magari Luca e Paolo, o Lillo & Greg o Francesco Mandelli, tutti co-protagonisti del suddetto cinepanettone. Diciamoci la verità: De Laurentiis sa fare bene il suo lavoro ma è vittima di un meccanismo che non ha mica inventato lui. Quando la corsa sfrenata al box office diventa l’unico criterio per la realizzazione di un’opera come un film, è chiaro che si sta perdendo qualcosa per strada. Il piacere di fare un film, di raccontare una storia, viene sostituito dal “piacere” di fare soldi. Così gira il mondo, mica solo nel cinema, e a quanto pare è un modo di fare che sta raggiungendo il suo tramonto: la famosa crisi di cui tanto si parla non è forse proprio la messa in discussione di questo sistema?
«Oppure potremmo interpretare un film intitolato Cinepanettone dove siamo due vecchi attori incavolati neri e raccontiamo quello che sappiamo di De Laurentiis, dei soldi, delle signorine di Berlusconi, delle raccomandazioni, delle stupidate…», conclude l’intervista Christian De Sica ipotizzando un nuovo incontro professionale con Massimo Boldi. Ecco, magari sembrano argomenti di cui poter ridere. Invece, finché rimangono ancora drammaticamente presenti nel nostro quotidiano non mi sembrano poi così spiritosi.


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