Ciao ciao pizza

Dal 2014 i distributori cinematografici italiani abbandoneranno definitivamente la pellicola. Addio “pizze”, come in gergo vengono chiamate le bobine di pellicola da caricare sui proiettori. Il digitale avanza a grandi passi, vietato restare indietro. Dell’argomento vi parlai lo scorso anno, consigliandovi la visione di un interessante documentario di Keanu Reeves che faceva il punto su tutta la filiera, dalle riprese alla distribuzione, intervistando il gotha di Hollywood, da James Cameron a George Lucas. Con la nuova era l’industria ci guadagna: in una dichiarazione al Corriere, Richard Borg, il presidente distributori Anica, parla di un dimezzamento delle spese di distribuzione.
Alcune aziende si dovranno reinventare come Kodak, leader nella produzione di pellicola.
Il lavoro del proiezionista scomparirà: per controllare le proiezioni digitali in decine di sale basterà solo una persona e pochi clic su un computer.
Le sale cinematografiche dovranno aggiornarsi entro gennaio, comprando proiettori digitali con spese che vanno dai 50 ai 90 mila euro. I piccoli imprenditori, già in crisi per il crollo degli spettatori (dai 7,1 milioni del 1995 ai 5,1 milioni del 2010 a Milano. Meno 28 per cento in 15 anni.) dovranno fare un ulteriore sforzo per restare al passo o chiuderanno. E’ la dura legge di Darwin: d’altronde anche Brad Pitt in Moneyball sentenzia: «adattarsi o morire». Pare che oltre il 50% abbia già provveduto. L’altro 50% protesta o chiude: basta googlare “sale cinema chiusura” per scoprire un’emorragia costante nel tempo.
E’ così in tutto il mondo, Stati Uniti compresi, dove una campagna sponsorizzata da Honda sembra essere la sintesi più emblematica di questo passaggio. Project Drive In, di cui in fondo al post potete vedere il bel video promozionale, cerca di salvare quello che è un’icona della cultura americana che a causa del passaggio al digitale sta scomparendo: il cinema all’aperto, quello dove entri con l’auto e che molti film come Grease hanno reso famosi in tutto il mondo. C’erano oltre 1.000 Drive In in tutti gli Stati Uniti, ne sono rimasti circa 400 e la fine della pellicola ne farà chiudere altri. Project Drive In ne salverà cinque donandogli il proiettore digitale, a sceglierli è il pubblico votando sul sito www.projectdrivein.com. Honda, che è promotore dell’iniziativa in quanto produttore di automobili (che una casa giapponese si sia presa il fardello di far sopravvivere un mito americano è perlomeno curioso), annuncerà i prescelti a settembre offrendo anche una speciale proiezione di Piovono Polpette 2.
Quel che è certo è che molte sale chiuderanno. Romantici e nostalgici gridano già allo scempio e film come Nuovo Cinema Paradiso sono lì a ricordarci la poesia del passato. Asciugata la lacrima però occorrerà fare i conti con la nuova realtà.
Che ci guadagna lo spettatore? Tendenzialmente nulla a meno che non ci si voglia ingarbugliare nell’annoso dibattito “meglio digitale o analogico” che sembra già anacronistico solo a citarlo.
Sarebbe più costruttivo preoccuparsi della fugacità del digitale. Una pizza è qualcosa di fisico che dura nel tempo, stampato su celluloide, un materiale di cui conosciamo pro e contro nei minimi dettagli. Un file digitale invece esiste grazie a un supporto e a un “lettore” in grado di leggerlo. Sulla durabilità dei supporti digitali ci sono ancora molti punti di domanda. Sicura invece è la rapida obsolescenza delle nuove tecnologie. Io ho ancora degli articoli salvati su un floppy da 3,5″: si saranno conservati? E, soprattutto, ormai dove lo trovo un lettore per leggerli? I miei quaderni delle elementari, al contrario, sono ancora pronti per essere sfogliati da tutti.

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