Per un pugno di superdollari

I supereroi incassano. Pugni e dollari. Per ogni colpo sferrato o subito ci sono piogge di monete sonanti che viaggiano nel sistema cinema planetario. Batman, Iron Man, Avengers, Superman, sono tutti film che incassano miliardi di dollari di box office. Piacciono ai giovani, ai nerd, ai fans, ma non solo: per macinare tali successi devono piacere a (quasi) tutti. Ognuno ha la sua formula: dramma, commedia, buddy movie, storie d’amore, gag. In comune tutti hanno una cosa sola: i pugni. I supereroi menano i supercattivi, demoliscono città, si sfidano tra loro, si uniscono per picchiare insieme più cattivi, più grossi. E’ cinema-wrestling e mai paragone sembra più pertinente: come nel noto “sport” sono i combattimenti, le “mazzate”, l’epicentro dell’evento, ma a patto che siano servite con contorni fantasiosi, costumi variopinti, personalità esasperate tra bene e male, nuove e potenti strabilianti mosse e ring dalle ambientazioni più varie. Proprio come nel wrestling gli incontri si fanno via via più “grossi” seguendo una logica quantitativa: ogni lottatore ha i suoi fans che si sommano negli incontri con più lottatori andando a formare un pubblico sempre più numeroso. Un meccanismo dove un’ipotetica Royal Superhero Rumble sarebbe la sua espressione più alta.
Un universo “macho” quasi esclusivamente maschile: non ci sono eroine protagoniste, e le femmine presenti nei film sono tutte guerriere. E’ cultura 100% americana, il modo che ha Hollywood di esportare di nuovo la sua bandiera nel mondo, alla conquista di nuove frontiere, il mercato cinese in primis, coinvolgendolo perfino nelle produzioni (leggi: Ok Iron Man… ma chi caspita è il Mandarino!?).
L’ultima edizione del Comic Con, l’evento più importante al mondo per questo genere di film, non solo ha confermato l’appeal degli eroi in costume, ma li ha rilanciati con gli interessi facendo presupporre che il cinema mainstream dei prossimi anni ne sarà completamente fagocitato. Ci saranno undici film di supereroi (almeno questi sono quelli sicuri, ma è molto probabile ne arriveranno perfino altri) da qui al 2017, di cui sei entro la fine del 2014. Eccoli:
25 luglio 2013: Wolverine: L’immortale
21 novembre 2013: Thor The Dark World
3 aprile 2014: Captain America Il soldato d’Inverno
24 aprile 2014: The Amazing Spiderman 2
23 maggio 2014: X-Men – Giorni di un futuro passato
22 ottobre 2014: I guardiani della galassia
1 maggio 2015: Avengers Age of Ultron
6 novembre 2015: Ant Man
2015: Superman Vs Batman
2016: Flash
2017: Justice League
Questa orgia di supereroi ha già cambiato il modo in cui il cinema viene prodotto, distribuito e consumato, e continuerà a farlo.

Serializzazione: problema o opportunità?
Ormai non si parla più di singoli film, né di sequel, ma di mondi interlacciati tra loro, con una precisa continuity, ovvero una storia portata avanti tra un film e l’altro. Kevin Fage, presidente Marvel Studios ha dichiarato al Comic Con: «Ci sono alcune cose in Iron Man 3, nel prossimo Thor e nel secondo Capitan America che cambieranno drasticamente gli scenari. L’aspetto positivo è che i vari registri interferiscono l’uno sul lavoro dell’altro, con soluzioni inedite».
E’ un meccanismo tipico dei serial tv, ormai consolidato anche sul grande schermo grazie soprattutto a Disney (Leggi: Disney e Star Wars: il futuro del cinema pop).
La serializzazione da una parte lega in modo molto forte i fans agli eroi di cui seguono le gesta e di cui desiderano scoprire “come andrà a finire”; dall’altra allontana chi si vuole avvicinare a corsa già partita. A meno che non si voglia sganciarsi dalla continuity (e deludere i fans più accaniti), più i supereroi si inoltreranno nelle loro storie e più i film daranno per scontate informazioni basilari per poterli godere appieno: ci vorrà un riassunto delle puntate precedenti… In tv questo aspetto è meno limitante che al cinema per una questione legata al tempo. La serializzazione cinematografica è diluita in anni con episodi molto distanti tra loro: ogni film ha la potenzialità di conquistare nuove generazioni di pubblico (e, ovviamente, di perdere i “troppo cresciuti”).  La serializzazione cinematografica, inoltre, ha nel dna il bisogno di “rilanciare” continuamente. Non può mantenere uno standard come fanno tv e fumetti (e anche questi media, a ben vedere, per reggere sulla lunghezza misurata in anni, necessitano di creare innovazione di tanto in tanto all’interno delle loro strutture narrative per ridestare interesse), proprio perché è diluita nel tempo. Ogni capitolo cinematografico deve essere un evento. Per essere un evento deve contenere elementi sconvolgenti. E’ un gioco al rilancio che nel mondo dei fumetti supereroistico ha sfruttato ogni sorta di escamotage: matrimoni (Peter Parker con Mary Jane Watson), morti di personaggi (persino quella di Superman), cross-over (Avengers Vs X-men e persino L’Uomo Ragno contro Superman), reboot fantasiosi (Peter Parker di colore). E’ quello che vedremo presto anche in questo tipo di cinema, a cominciare dall’annunciato Superman Vs Batman.
La serializzazione cinematografica ha, infine, un “nemico” che le darà sempre più filo da torcere. Ovvero i serial tradizionali. Ne cito due che stanno rubando la scena: Walking Dead e Il trono di spade. Si tratta di produzioni che ormai vengono definite “cinematografiche” per la loro elevata qualità. Se la tv fa il cinema, il cinema sarà costretto a rilanciare ancora più in alto facendo lievitare i budget di produzione: i film di supereroi non potranno essere film normali, pena la delusione e la disaffezione del pubblico. Mi ha colpito il commento di un amico che ha visto per la prima volta Thor la settimana scorsa: “dopo L’Uomo d’acciaio sembra un film per la tv della domenica pomeriggio”. 150 milioni di dollari di produzione contro 225. I numeri sono destinati solo a salire, almeno finché saliranno gli incassi. Chi non si allinea a questa logica rischia di fare buchi nell’acqua, film fuori dal tempo, come Wolverine: l’immortale, che ha tutte le cose a posto per essere un ottimo film normale, ma che sembra fuoriposto per essere una pellicola di supereroi e per questo motivo la critica non lo sta premiando (67% su Rotten Tomatoes).
Alfonso Cuaron nella masterclass tenuta al Comic Con insieme a Marc Webb ed Edgar Wright lo ha chiarito benissimo: «C’è già una tendenza chiara: nei multiplex troviamo solo film ad altissimo budget. Nel prossimo futuro gli indie circoleranno solo via internet mentre nei multisala lo spazio sarà riservato a sequel e remake».
E’ quanto avevano polemicamente previsto George Lucas e Steven Spielberg lo scorso 12 giugno dichiarando che il cinema presto imploderà: con le sale in mano esclusivamente ai “big budget movie” si rischia un cortocircuito appena una mezza dozzina di queste megaproduzioni dovessero fare flop.
Una fotografia non lontano dalla realtà: basta osservare i flop di questa estate per cominciare a preoccuparsi: Pacific Rim, Lone Ranger, After Earth, sono andati male facendosi pure concorrenza l’un l’altro. C’è già da temere per il 2015, anno in cui sono previsti i nuovi capitoli di Star Wars, Terminator, Indipendence Day, Pirati dei Caraibi e, naturalmente i superhero movies per eccellenza con Avengers: Age of Ultron e Superman Vs Batman. Eppure più i brand sono grossi e meno sembrano essere i rischi. Grandi budget, grandi incassi, superdollari. A volte si macinano soldi addirittura prima che lo stesso film esca in sala, anzi solo al suo annuncio. 225 milioni di dollari: è la cifra, per esempio, che Hasbro ha pagato a Disney per assicurarsi i diritti sui giocattoli di Star Wars fino al 2020.  Il prossimo Guerre Stellari non è ancora stato scritto ma già macina milioni di dollari.
Il valore di queste megaproduzioni, insomma, va molto al di là di quello misurabile in sala. I mondi che vediamo al cinema vanno molto oltre il grande schermo. Sono nei negozi di abbigliamento, in tv, nei cartoni animati, nelle pagine dei fumetti, sulle scatole dei Corn Flakes, nei videogame. Influenzeranno anche il mondo di coloro che sono disinteressati ai supereroi, volenti o nolenti. Se non volete stare “fuori dal giro”, insomma, andate a vedervi un combattimento (pardon, un film) di supereroi. In un multiplex naturalmente. E scommettete sul migliore.

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2 Risposte per "Per un pugno di superdollari"

  • alex-wayne :

    Sono d’accordo con gran parte di quanto espresso, tranne alcune cose:
    - non credo che per i Batman di Nolan si possa parlare di film di supereroi incentrati sulle “mazzate”, anzi sono sempre stati lodati proprio per questo da un lato, e disprezzati da chi invece voleva più azione dall’altro;
    - la previsione di Spielberg e Lucas suona più come il lamento di due vecchietti che criticano i “giovani d’oggi” che una prospettiva realistica: se anche ci sono megaproduzioni che fanno flop, i film che devono guadagnare guadagnano, a prescindere dalla loro qualità effettiva (uno su tutti, Iron Man 3).

  • billy91 :

    Ottima riflessione sul cinema hollywoodiano contemporaneo, mi trovo d’accordo con tutti gli spunti qui offerti. Forse Lucas e Spielberg esagerano nel dire che ci sarà un’implosione del cinema e di sicuro si fatica a vedere la fine (almeno nel cinema di Hollywood) di questa super-stagione delle produzioni ad alto budget basate sui fumetti (non saranno forse troppe?). Speriamo si torni presto ad un periodo di maggior equilibrio nella proposta dei generi: per carità non è che non ci siano alternative ai cinecomic, però praticamente metà dell’offerta è basata su quelli. Ed, in segreto, coltivo la speranza che, l’Italia in particolare, si apra maggiormente verso altri tipi di cinema come quello orientale (davvero poco arriva da noi) o quello indiano. A volte sono più interessanti le proposte di queste cinematografie rispetto al listino di Hollywood…opinione personale sia chiaro! Ancora complimenti per il post!

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