Se al cinema italiano rimane Barbareschi

Otto attori e i fratelli Vanzina per presentare il loro ultimo film, Sapore di te, sequel del loro successo anni’80. Si sono passati il microfono di mano in mano cercando qualcosa da dire sul film con risultati imbarazzanti, dove l’informazione più accattivante era «il mio personaggio è amico del suo», dando vita a una delle presentazioni più interminabili che si sono viste alle Giornate Professionali, l’appuntamento semestrale rivolto agli esercenti cinematografici, svoltesi la scorsa settimana a Riccione, dove vengono presentati tutti i film in uscita fino alla fine dell’anno (leggi il nostro speciale). Hanno battuto perfino quella di Paolo Ruffini che si è preso circa 30′ per presentare il suo primo film, Fuga di cervelli, le cui clip mostrate hanno lasciato il gelo in sala.
Due situazioni che ben riassumono lo stato del cinema italiano: ancora una quantità di commedie allucinante (tra Medusa e 01 se ne contano 21 in uscita entro la fine dell’anno); ancora con delle idee perlomeno discutibili (il sequel di Sapore di mare?!? WTF?!?); ancora pensando che investire sulla notorietà televisiva o del web o dei social di certi personaggi paghi anche sul grande schermo (vogliamo ricordare l’operazione Johnny Groove?) con cose tipo “Quasi quasi amici” che lancerà la coppia comica de Le Iene Pio e Amedeo. E con Medusa (i film citati sono suoi, non me ne vogliano, non si tratta certo di una posizione politica) che al posto di tenere un profilo basso con un listino meno forte degli anni passati, dedica spazio a Paolo Ruffini come se si trattasse di Verdone….
Lungi da me prendermela con chi produce commedie. Tutt’altro. Il problema è che in Italia non si produce altro, o quasi. Già denunciai questo “vicolo cieco” lo scorso anno (Leggi: La vecchina con il bastone e altre storie: come il sistema cinema Italia urge che si ricolleghi alla realtà) ma la situazione sembra diventare sempre più grave. Spariti dai listini i Moretti, i Sorrentino, i Tornatore, i Salvatores, praticamente gli unici a sapere affrontare altri generi e a saper dare un imprinting internazionale al loro cinema, non rimane più nulla.
Non sappiamo più fare niente altro che commedie e le facciamo in modo mediocre, con remake di successi esteri (Benvenuti al nord), riprendendo format di serie inglesi (La peggior settimana della mia vita e sequel) e senza esportare nulla.
Se esce un noir girato anche bene come Cha Cha Cha, rimane invisibile al pubblico, perché è come la particella di sodio dell’acqua Lete, un caso più unico che raro, il che non aiuta ad essere invogliati ad andare a vedere un thriller italiano. Perfino l’horror, che è un genere che tira sempre (anzi, nei prossimi sei mesi ne saremo invasi) e dove una volta facevamo scuola, è completamente ignorato dall’industria italiana, fatta eccezione per dei progetti praticamente indie come il Tulpa di Zampaglione.
E’ chiaro che per essere competitivi sia all’estero e sia con il pubblico italiano che riempie le sale di film americani (Leggi Lucca e il pubblico che il cinema italiano ignora), non possiamo pretendere di investire solo in un unico genere, quasi esclusivamente supportato da personaggi televisivi: è una politica che fa male a tutta la filiera, non crea expertise in chi i film li deve fare (quanti professionisti, a partire da chi fa effetti speciali, è dovuto andare all’estero per lavorare?; perfino Michele Placido è scappato in Francia per girare un Polar), obbliga attori di talento a vendersi sempre nella stessa maniera (eppure Luca Argentero nei panni del detective nel sopracitato Cha Cha Cha funziona alla grande, altro che commedie…), non crea nel nostro pubblico la percezione che in Italia si sappia fare cinema a 360 gradi.
Senza gli autori di cui sopra, insomma, che non possono certo fare un film ogni sei mesi, rimane il deserto. O quasi. Capita così che a queste giornate professionali il trailer italiano più interessante e internazionale sia stato quello del film di Luca Barbareschi, un thriller ambientato nell’industria alimentare. Si intitola Something Good, qualcosa di buono. Speriamo.


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