World War Z, sovrappopolazione zombie

E’ possibile oggi, nel 2013, inventare qualcosa di nuovo nel genere “zombie movie”? Dopo oltre 50 anni di film sui non morti, la maggior parte cloni uno dell’altro, è dura fare innovazione. Ci riesce questo World War Z, prodotto e interpretato da Brad Pitt da un romanzo famoso di Max Brooks (il figlio del noto Mel). E ci riesce sia dal punto di vista narrativo, sia nell’idea di poter fare di un genere di “nicchia” un film per tutti, quasi per famiglie, in grado allo stesso tempo di non deludere gli aficionados del tema. Come è possibile?
Prima di tutto tratta gli zombie come un’epidemia, quindi nello svolgimento narrativo siamo dalle parti di Contagion o Virus letale più che di L’alba dei morti viventi.
Il mondo è infestato dagli zombie e Brad Pitt, ex agente Onu, è chiamato a investigare per trovare l’origine del contagio, il paziente zero. Comincia una caccia agli indizi che lo porterà prima in Corea, poi in Israele e infine in Scozia.
Questo set up, aiutato dal fatto che Pitt è un padre di famiglia che fa di tutto per proteggerla, sdogana World War Z dal semplice zombie movie: qui non si tratta solo di sopravvivere e di scappare, ma di eseguire un’indagine a livello mondiale per salvare tutta la popolazione della Terra.
In secondo luogo viene proposto un upgrade dell’immaginario zombie. Ritratti al cinema all’inizio come creature lente e stupide, poi come esseri molto aggressivi e veloci in grado di correre nelle ultime rappresentazioni post-2000, i non-morti di World War Z si sono evoluti ancora: non sono più elementi singoli, ma masse in movimento, sciami di carne umana affamata, blob in grado di travolgere tutto quello che incontrano.
«E’ il modo in cui si muovono gli stormi di uccelli, i pesci o le formiche», ha spiegato il regista Marc Forster. «C’è una sorta di ‘intelligenza collettiva’ che li governa. Ho quindi ritenuto interessante vedere questi zombie, che non hanno intelletto poiché sono morti che camminano, reagire secondo questa teoria dello sciame. Può sembrare un paradosso, perché gli zombie sono i non-morti, ma nell’insieme, vi è una coscienza inconscia».
L’idea dello “sciame” non è l’unica. Gli zombie sono inerti se non stimolati da un rumore. «Se non provocati, gli zombie sono stagnanti, lenti e volti al vagabondaggio. Quando parte la frenesia, nasce la stessa sensazione di uno squalo che sente l’odore del sangue. Nel momento in cui sentono che c’è qualcosa da mordere, lo inseguono; e ben presto si capisce che anche i rumori li attirano», ha concluso Forster.
Questi due semplici meccanismi hanno consentito innovazioni visive e narrative. Scene di massa in cui gli zombie si accavallano l’uno sull’altro in una indistinta forma di corpi per scavalcare muri o addirittura scalare grattacieli, sono altamente spettacolari. L’idea, invece, di poter far girare il gruppo di protagonisti in luoghi popolati da zombie a patto che non facciano rumore o non si facciano vedere, è alla base per provocare una gran quantità di suspance.
Chi è avvezzo al mondo dei videogame sembrerà di trovarsi in uno sparatutto in soggettiva nei primi casi e in un Resident Evil “stealth” nei secondi.
In terzo luogo, e sembrerà strano, in World War Z non c’è una goccia di sangue (o quasi). Tutte le azioni più truci (come lo spappolamento della testa di uno zombie con una spranga, per esempio) sono sempre tenute fuori inquadratura. Il che ne fa il primo zombie movie della storia a non avere scene horror. Eppure non solo riesce a fare paura lo stesso, ma grazie a un calibrato dosaggio delle informazioni che riguardano l’indagine di cui sopra, lo scenario si evolve, in una progressione in grado di rimettere in gioco protagonista e film in modi sempre nuovi e mai banali. Il che fa di World War Z, la prima “big production” ad affrontare gli zombie, uno dei migliori blockbuster movie dell’anno.

Infine una considerazione del tutto personale dovuta a una coincidenza. Sto leggendo in questi giorni Inferno, di Dan Brown, dove si affronta il tema della sovrappopolazione. Per chi non lo sapesse è un problema a cui nessuno riesce a dare delle risposte efficaci: il livello di crescita della popolazione umana sta crescendo vertiginosamente. Oggi siamo 6 miliardi, nel 1961 eravamo 3 miliardi, nel 1875 1,5, nel 1720 appena 750 milioni. Il tempo che ci mettiamo a raddoppiare si sta accorciando e la crescita è esponenziale. Il rischio è che la sovrappopolazione ci faccia estinguere: esaurite le risorse per sopravvivere, moriremo tutti.
Cosa c’entra questo con World War Z? Dan Brown immagina nel suo romanzo uno scienziato pazzo che vuole risolvere il problema ispirandosi alla “morte nera” che colpì l’Europa nel medioevo, ovvero la peste, uccidendo 1/3 della popolazione e ponendo le basi perché il Rinascimento potesse avverarsi. Lo scienziato pazzo, insomma, vuole diffondere un virus mortale per contenere la crescita demografica dell’Uomo.
A me le masse di zombie di World War Z hanno ricordato questo: una popolazione in continua espansione che divora tutto quello che incontra, inarrestabile, senza altro scopo che crescere all’infinito finché non rimane più nulla. E la soluzione (attenzione SPOILER), anche in World War Z, sarà quella di iniettare un virus mortale alla popolazione sana. Per sconfiggere la sovrappopolazione (zombie) dobbiamo in qualche modo suicidarci. Inquietante.

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2 Risposte per "World War Z, sovrappopolazione zombie"

  • parker85 :

    Sinceramente sono rimasto un po’ interdetto; non che il film mi abbia fatto schifo ma, reduce dalla lettura del libro di Brooks (che mi è piaciuto parecchio), ritengo che sulla carta la teoria del sacrificio umano sia molto più chiara rispetto alla versione montata nel film…poi è ovvio che tutto ciò si limiti alla mia interpretazione del romanzo rispetto alla percezione del film.

  • welles84 :

    http://www.generazioneweb.net/il-cinema-casa-world-war-z-oblivion/ …la mia opinione sul film di Marc Forster. Grazie Luca Maragno

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