L’Uomo d’acciaio, Superman senza Superman

In tempi di crisi, in tempi “bui”, anche i supereroi, giustamente, si aggiornano. Anche il più solare di tutti, l’inguaribile ottimista, il più potente supereroe mai creato nonché capostipite nei fumetti e al cinema, insomma Superman, invincibile, perfetto e capace con un sorriso di rassicurare sia la nonna che ha perso il gatto sull’albero sia il presidente degli Stati Uniti, ebbene anche lui non è più lui. Superman non è più Superman. Infatti il film non si chiama più nemmeno così, si intitola L’Uomo d’acciaio, e la parola Superman non c’è, non si nomina quasi nemmeno e pure la “s” sul petto «non è una “s”».
Chi si era affezionato al personaggio interpretato da Christopher Reeve negli anni ’80 in ben quattro film è avvertito: nella megaproduzione già campione di incassi in Usa e in uscita domani in Italia non ce ne è traccia. Anche la parte “romantica”, quella che sembrava strizzare l’occhio alle commedie di Doris Day e Rock Hudson e che piaceva tanto soprattutto al pubblico femminile, è andata perduta. Non c’è nessun Clark Kent giornalista impacciato e pasticcione che cerca di flirtare con una Lois Lane incapace di riconoscere il volto di Superman dietro a un semplice paio di occhiali (c’è però una delle più affascinanti Lois Lane dello schermo, Amy Adams, e il bacio, drammatico of course, ci scappa). Pensandoci su e rivedendo oggi quei film, il “cammuffamento di Superman” e altre soluzioni appaiono davvero troppo ingenue per il pubblico smaliziato degli anni 2000. Ne è stata la prova il reboot di Superman nel 2006 firmato Brian Synger, che omaggiava gli originali ricalcandone i sapori, ma che il pubblico bocciò di santa ragione. Addio Superman, benvenuto Kal-El. Addio Clark Kent giornalista, benvenuto Clark Kent contadino americano alla ricerca di sé stesso. Addio al sorriso di Christopher Reeve e benvenuto allo sguardo malinconico di Henry Cavill. Addio al superuomo e benvenuto all’alieno, ultimo esemplare di una razza estinta.
L’Uomo d’acciaio è un film figlio di una logica ineccepibile. Come riportare in auge uno dei personaggi più popolari dell’ultimo secolo in un momento in cui i cinecomics macinano i maggiori box office della storia del cinema? E’ chiaro che Warner/DC non poteva permettersi di sbagliare con Superman e doveva dimostrare che nella lotta a chi ha il cinecomics più grosso e figo contro Disney/Marvel doveva assestare un colpo capace di portare avanti la battaglia nei prossimi anni gettando le basi per sequel e una strada per un film sulla Justice League.
La linea era già stata presa. La trilogia dei Batman di Nolan, oscura, drammatica, seria, verosimile, e soprattutto in grado di empatizzare con un vasto pubblico, era già diventata la chiave di volta per caratterizzare i cinecomics DC in contrapposizione all’ironia da commedia di Avengers, Iron Man & Co. La Syncopy di Christopher Nolan ha prodotto seguendo lo stesso schema usato con Batman, con lo stesso sceneggiatore e andando ad assoldare un regista che fosse in grado di inventarsi delle soluzioni visive inedite. Se c’è un punto debole nei Batman di Nolan più o meno universalmente riconosciuto sono le sequenze di combattimento. Ebbene Zack Snyder è uno che nel suo cinema ha sempre cercato di introdurre soluzioni visive ricercate e si è rivelato l’uomo giusto per Superman, ops, volevo scrivere l’Uomo d’Acciaio. Se in 300 ci si soffermava su combattimenti al ralenti pieni di dettagli, qui si viaggia dalla parte diametralmente opposta, con alieni invincibili e invulnerabili che si scazzottano alla velocità della luce. Quasi non vediamo i corpi che lottano e che non si scalfiscono neanche con dei graffietti qualsiasi cosa accada, ma avvertiamo tutto il devastante potenziale distruttivo della loro forza attraverso i danni collaterali che provocano, sfondando muri, abbattendo palazzi, accartocciando auto, facendo esplodere mezza città in spettacolari combattimenti dagli effetti speciali strabilianti che non si erano mai visti, almeno così, sul grande schermo. Buona parte de l’Uomo d’acciaio è questo e per chi non ama il cinema fracassone risulterà un po’ noiosetto.
L’altra parte è la “origin story”, che è quella più facile per far presa sul pubblico perché basata su fatti già condivisi, accettati e considerati forti perché alla base del personaggio stesso. Rivedere una origin story aggiornata è sempre un piacere e qui si fa una narrazione intrigante: il piccolo Clark è un ‘diverso’ che deve imparare suo malgrado a convivere con un corpo e dei poteri che non capisce e che lo isolano dal mondo. Riuscirà a trovare un equilibrio anche grazie all’aiuto di pà e mà Kent, Kevin Kostner e Diane Lane, in una serie di flashback perfino toccanti. E ancora prima di Clark c’è la storia di Jor-El, suo padre genetico, ovvero un Russel Crowe scienziato-guerriero in lotta su Krypton, pianeta in via di estinzione per la prima volta ritratto in modo vivo, convincente, ricco, in un prologo che sfiora i 30′ e che è un film nel film.
Visto con gli occhi di un ragazzino questo Uomo d’acciaio è persino pieno di begli elementi di riflessione su chi siamo e le azioni che siamo chiamati a compiere nel bene e nel male (leggete questa ottima recensione scritta da un padre che ha visto il film insieme alla figlia 15enne).
In un momento in cui il cinema pop-corn punta spesso solo su effetti speciali, risate a buon mercato e sceneggiature piene di incongruenze, senz’altro L’Uomo d’acciaio eccelle in diversi meriti, primo fra tutti quello di essere riuscito a rendere credibile e realistico un personaggio che aveva nel dna la calzamaglia con la “s” sul petto… Per farlo lo ha dovuto trasformare in un film di fantascienza rinunciando a quella parte comedy di cui le vecchie generazioni avranno senz’altro nostalgia. Insomma non tutti saranno contenti, ma forse Superman è un personaggio su cui è impossibile costruire un film perfetto, in grado di convincere tutti. Che ci piaccia o meno, questo Uomo d’acciaio è lo specchio dei nostri giorni: niente più musiche trionfanti, niente più colori scintillanti e gioiosi, niente più certezze, neanche per un dio in Terra.

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3 Risposte per "L’Uomo d’acciaio, Superman senza Superman"

  • alex-wayne :

    Bell’articolo, unico appunto: Jor-El è il padre (Crowe)e Kal-El è superman

  • slask :

    secondo appunto: la casa di produzione di Nolan si chiama Syncopy ;)

    Comunque la gente deve ancora spiegarmi cosa c’è di sbagliato nelle sequenze di combattimento viste in Batman… forse rivolevano tutti quel tronco di legno di Michael Keaton…

  • Ho corretto, grazie

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