Xbox One, PlayStation 4 e la rivincita delle Polistil robotiche

All’E3, la fiera più importante del mondo dei videogiochi che si sta tenendo in questi giorni a Los Angeles, è stata ufficialmente dichiarata guerra. Microsoft contro Sony, Xbox One contro PlayStation 4, la cosiddetta “console war”, che si ripresenta ciclicamente per rilanciare verso l’alto le frontiere della tecnologia e ci attende entro Natale. Peccato che a questo giro la “guerra” sia un bluff, il rilancio tecnologico modesto e il rinnovamento forzato da logiche economiche che sembrano voler trovare nella novità a tutti i costi la soluzione per una ripresa.
Prima dell’E3 gli annunci delle nuove console erano stati rivolti al pubblico mainstream concentrati su nuove funzionalità rivolte all’entertainment a 360 gradi. Microsoft fece scalpore soprattutto per l’annunciata produzione di un serial su Halo in cui è coinvolto Steven Spielberg (leggi Xbox One, ritorno al futuro per tv e videogiochi), e in questa direzione vanno anche nuove presentazioni come quella della serie tv interattiva dei Rabbids. Sony puntò sulla condivisione delle sessioni di gioco (leggi PlayStation 4, il gaming da guardare e condividere (e, forse, anche da giocare).
All’E3 ci si è giustamente concentrati sui videogiochi e sugli appassionati di videogiochi.
In un momento di crisi economica come quello che stiamo passando, è risultata già vincente, almeno a vedere come hanno ripreso la notizia i media di tutto il mondo, la politica di Sony di puntare tutto sul prezzo: PlayStation 4 costerà 399 dollari, 100 in meno rispetto Xbox One. Questo è stato possibile sopratutto grazie a una rinuncia: la camera di riconoscimento dei movimenti (ex Eye Toys, oggi PlayStation camera, venduta a parte) che invece in Xbox One non solo è inclusa (si chiama Kinect), ma è anche alla base del funzionamento dell’intero sistema che si accende e si naviga con la voce.

Una filosofia antitetica, su cui vale la pena ragionare soprattutto se si pensa che queste camere furono implementati su PlayStation 3 e Xbox 360 sull’onda del successo di Nintendo Wii, che grazie al controller innovativo riuscì a spopolare rispetto alle rivali nonostante una grafica dei giochi mediocre.
Il futuro dei videogiochi, insomma, passa per il riconoscimento vocale e dei gesti o dal vecchio e “sacro” joypad? Per nessuno dei due probabilmente, almeno per chi scrive, ma ci torno dopo.
Oltre che per il prezzo, Sony ha potuto giovarsi si una serie di autogol marketing dell’avversario che sarà dura da ripetere. Ovvero la poca chiarezza rispetto a due questioni importantissime per i videogiocatori: l’obbligo di essere connessi a internet e la possibilità di giocare videogame usati. Poca chiarezza che, quando poi è stata chiarita, è stato peggio: nel primo caso Microsoft non solo ha dichiarato che per giocare su Xbox One bisogna collegarsi alla rete obbligatoriamente almeno ogni 24 ore, ma Don Mattrick, il capo della sezione interactive entertainment business di Microsoft, ha avuto anche l’ardire di rispondere che «fortunatamente abbiamo un prodotto per le persone che non possono collegarsi a internet, si chiama Xbox 360», facendo un autogol storico. Sulla questione dell’usato, poi, dove Microsoft sta tentando di ostacolarne il mercato, perfino un’azienda seria e impostata fin quasi all’ingessatura come Sony, ha diramato un viral video (quasi 10 mln di visualizzazioni in 24 ore!) per prendere in giro i concorrenti, ve lo posto sotto perché è davvero divertente.

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Quel che conta, comunque, sono i videogiochi. Qui ci sono i trailer dei più rappresentativi.
La maggior parte sono sequel di brand affermati o cloni di giochi già esistenti. Mentre nelle passate generazioni, l’introduzione di una nuova console significava un netto balzo in avanti in termini di grafica, e sostanziali cambiamenti nei concept e nel game design se non addirittura nell’interfaccia usata dal giocatore, la maggior parte di questi trailer invece potrebbero essere confusi per giochi per PlayStation 3 o Xbox 360. Probabilmente una grafica in 4K avrebbe dei costi di sviluppo ingestibile al giorno d’oggi, senza contare che non esistono ancora tv nelle case degli utenti in grado di valorizzarla.
Detto, questo, siamo sicuri che gli appassionati di Halo, di Metal Gear Solid (che almeno innova nel gameplay diventando una specie di GTA stealth), di Call of Duty, di Battlefield, di Final Fantasy (che ha un trailer davvero straordinario), e di decine di altri brand, continueranno a giocare sulle nuove console con rinnovato entusiasmo. Personalmente mi tenta Ryse: Sons of Rome, che unisce all’azione in terza persona la possibilità di comandare un intero battaglione dell’esercito romano e che potete gustarvi in un trailer che sembra Salvate il soldato Ryan.
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Ecco perché parlavo di rilancio tecnologico modesto e di rinnovamento forzato da logiche economiche che sembrano voler trovare nella novità a tutti i costi la soluzione per una ripresa. Scrivevo anche che la guerra è un “bluff” e lo è nel senso che la vera guerra è altrove. Per spiegarmi chiamo in causa Nintendo, terzo storico avversario nella “console war”. Dopo il successo della Wii ha cercato di fare innovazione cavalcando la moda del 3D con il portatile Nintendo 3 DS e poi ha lanciato la Nintendo Wii U con un nuovo controller, un gamepad che metteva nelle mani dei giocatori un touch screen. Il primo ha funzionato così così, la seconda sta andando parecchio male, tanto che l’azienda giapponese dei record ha pubblicato perdite operative per il secondo anno consecutivo.
Eppure Nintendo è l’unica che guarda in faccia il “nemico”. La vera guerra non è tra le console, ma tra un modo di videogiocare tradizionale, a casa con il joypad davanti alla tv, e i nuovi videogiochi per telefonini e tablet, che hanno grafica in HD e offrono, grazie al touchscreen nuovi concept e game design. Un tempo fu guerra tra console e PC e vinsero le prime puntando sulla facilità e la comodità di utilizzo, riducendo i videogiocatori Pc a una nicchia di mercato. Oggi il rischio potrebbe essere lo stesso per le console casalinghe. Un’azienda come Nintendo, che non ha mai avuto rivali nel mercato dei giochi portatili, è chiaramente in difficoltà quando deve confrontarsi con un mondo in cui tutti hanno uno smartphone in tasca con videogame strabilianti sotto i 4,99 euro. Mettere nelle mani dei videogiocatori un tablet con la Wii U non è bastato per ostacolare l’altro nemico che avanza: iPad & Co fanno girare videogame che non hanno nulla da invidiare a quelli delle console a prezzi dieci volte inferiori.
«Smartphones e tablet stanno mangiandosi il mercato dei videogiochi», ha dichiarato Michael Pachter, un analista dell’industria dei videogiochi commentando le perdite di Nintendo. «Se non riescono a batterli, perché non fanno soldi con loro facendo Supermario per smartphone?».
Gli ha risposto Satoru Iwata, il presidente di Nintendo, in un’intervista al Wall Street Journal: «Se dovessi guidare questa azienda per un paio di anni e non fossi preoccupato di come sarà tra dieci o venti, probabilmente il mio punto di vista non avrebbe senso. Ma io penso che tra vent’anni ci guarderemo indietro e capiremo che la decisione di non supportare gli smartphone sarà l’unico motivo per cui Nintendo esisterà ancora. (…) Se dovessi fare profitti in borsa nel medio termine, allora sarei un cattivo presidente. Ma non penso di essere così male pensando di massimizzare il valore di Nintendo nel lungo periodo».
Il che significa che Nintendo guadagna soprattutto sui grandi brand entrati nel cuore delle persone come Super Mario, Zelda, Pokemon, e i loro personaggi non li cederanno ad altri. Il nuovo Zelda ha un nuovo look ma lo stesso feeling di tutti gli altri, ma chi lo vuole giocare, deve comprarsi una console Nintendo.
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Insomma la console war è quasi un bluff e all’E3, la fiera più importante dei videogiochi del mondo, dovrebbero esserci i giochi per tablet. A cui nessuno ha prestato più di tanta attenzione, ma che in realtà è il campo dove c’è più innovazione videoludica. Per uno strano caso del destino, la presentazione del nuovo sistema operativo di iPhone, IOS 7, è avvenuta lunedì notte contemporaneamente agli annunci di Xbox One e PlayStation 4. Ebbene, proprio in quell’occasione si è visto Anki, ovvero un giochino simile alle vecchie macchinine della Polistil. Tranne per il fatto che la pista era un semplice tappetino lanciato a terra in un secondo, le macchinine dei robot con un’intelligenza artificiale che consentiva loro di correre da sole studiando di volta in volta nuove traiettorie, e che l’interfaccia col quale comandarle e programmarle era un iPhone.


Il futuro dei videogiochi, chiedevo prima, passa per il riconoscimento vocale e dei gesti o dal vecchio e “sacro” joypad? Parrebbe da nessuno dei due: il primo non è ancora riuscito a produrre una sola killer app o un brand su cui puntare per rilanciare le nuove console e il secondo sembra già quasi arcaico confrontandolo con la duttilità e potenzialità di un tablet.
Cosa c’entra tutto questo con il cinema? Intanto il connubio cinema e videogiochi è sempre stato stretto e lo sarà sempre di più (qui tutti i progetti cinematografici in produzione tratti da un brand videoludico).
Solo in questi giorni dell’E3 è stato annunciato che Micheal Bay realizzerà il film del videogioco Ghost Recon, che la produzione del film di Need for Speed avanza a tutta velocità e che nel 2014 arriverà il videogioco di Mad Max.
Le tecnologie a disposizione di cinema e videogiochi sono le stesse, si mescolano e si confondono. Quantic Dream, per esempio, uno sviluppatore che presto pubblicherà Beyond Two Souls interpretato niente poco di meno che da Willem Defoe, ha proprio in questi giorni rilasciato un simpatico trailer che gioca su questo fatto. Il gioco è The Dark Sorcerer per PlayStation 4 e se all’inizio sembra di vedere le solite immagini spettacolari di maghi e magie, tutto diventa ridicolo quando si scopre che il mago è su un set con il green screen alle spalle. Cosa stiamo guardando? Un videogame? Un film? O il backstage di un film/videogame?
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