Xbox One, ritorno al futuro per tv e videogiochi

Si chiama Xbox One e uscirà entro l’anno: è la nuova console che Microsoft ha presentato ieri e che vuole essere un nuovo step nell’entertainment casalingo. Tante le intuizioni, ma è un “ritorno a un futuro” già visto, vissuto e annunciato, vediamo perché.
Mentre tutto il mondo si sta muovendo sui servizi “cloud”, Microsoft offre una nuova console dotata di lettore blu ray. Arriva in ritardo di 7 anni (l’attuale Xbox puntava su un formato uscito perdente con il blu-ray) ma conferma tutta una serie di meccanismi che sembravano sul punto di essere superati, primo fra tutti i giochi pacchettizzati e la distribuzione fisica dei prodotti. Evidentemente sia Microsoft sia Sony (che uscirà con PlayStation 4 basata su Blu-ray) hanno valutato prematuro spostare il business solo sul download digitale, tanto che anche la polemica su fantomatiche barriere per i giochi usati sembrano essere ufficialmente decadute con un sospiro di sollievo per i negozianti, compresi partner storici come la catena Game Stop.
I videogiochi non sono più il focus centrale della console, anzi. Sia Xbox One, sia PlayStation 4 hanno caratteristiche hardware non eccezionali, potrebbero essere paragonate a un Pc di fascia media, tant’è che i video dei giochi presentati non sembrano differenziarsi molto da quelli della generazione attuale. E’ chiaro che queste nuove console sono necessarie per rivitalizzare un mercato che fisiologicamente si comprime appena la novità tecnologica non è più una novità, ma contemporaneamente i tempi non sono maturi per realizzare un vero e proprio “salto tecnico” rispetto al passato: sviluppare giochi graficamente più definiti, magari in 4K, per esempio, sarebbe troppo oneroso; e non è banale neanche la considerazione che si macinano milioni di dollari con giochini tipo Angry Birds, che non hanno bisogno di grandi prestazioni per funzionare.
L’attenzione è quindi spostata su altre caratteristiche: implementazione della tecnologia Kinect con una videcamera 1080p che riconosce oltre ai gesti e alla voce, perfino il battito cardiaco. Tecnologia SmartGlass integrata, che consentirà di connettere tablet, telefonini e PC (per spingere anche quelli basati su sistema operativo Windows naturalmente) con Xbox One ampliando l’esperienza: potremo usare i nostri device come telecomandi, o visualizzare informazioni e video complementari a ciò che stiamo vedendo sulla Tv. La condivisione sui social: Xbox One, come PlayStation 4 permetterà di registrare sessioni di gioco e condividere le clip sul web, una formula che deriva da un’usanza dei giocatori PC. La possibilità di fare videochiamate con Skype.
Soprattutto l’attenzione maggiore è focalizzata sulla possibilità di vedere la tv tramite Xbox One che promette un’esperienza ottimizzata. Come? Grazie ai comandi vocali, per esempio: basterà dire “watch tv” o “watch ESPN” per accendere la tv o cambiare canale. Con un gesto si potrà passare da una partita a Fifa a una partita di calcio reale. L’interfaccia consentirà di scoprire i programmi più visti dagli utenti o di salvare i propri preferiti. In Usa, grazie a un accordo di esclusiva con la NFL, si potranno vedere in tempo reale, magari su tablet, le statistiche dei giocatori o aggiornare i dati del Fantasy Football (una specie di fantacalcio) in tempo reale. E, soprattutto, e questa è la notizia più grossa dell’intera faccenda, Microsoft diventerà un produttore di contenuti audiovisivi, dando a Xbox One delle esclusive “televisive”. La prima, fortissima, è l’annunciata serie di Halo, con Steven Spielberg come produttore esecutivo.
La nuova frontiera per Microsoft potrebbe essere proprio il cinema, coronando un trend già fortissimo, quello che vede tantissime IP di videogame sbarcare presto sul grande schermo.
Il terreno però è insidiosissimo. Da una parte proporre sfacciatamente una nuova console come set top box televisivo è l’ennesimo tentativo di una storia di insuccessi, l’ultimo dei quali è stato Google Tv, e all’orizzonte si rischia di scontrarsi con la già annunciata Apple Tv. Dall’altro ci si mette a fare produzione di serial scontrandosi con Netflix, Youtube, Amazon, che in Usa già producono e insieme fanno la metà del traffico della rete. Ritorno al futuro, dicevamo: già visto, sperimentato, annunciato e ora riproposto in una sorta di reboot/remake. Che sia la volta buona?

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