Videogiochi per PlayStation 4? Dovrebbe farli Audrey Hepburn

Lo star system è sempre stato un handicap del mondo dei videogame. Manca ai pixel quella magia e quel fascino che gli attori emanano e che è in grado di coinvolgere tutti, dal bambino alla nonna. E che contribuisce a creare il “glam” di cui tutti parlano, come si può ben notare ogni anno nella notte degli Oscar.  Uno dei più grandi limiti per lo “sdoganamento” del mondo videoludico è identificato proprio nell’impossibilità di replicare lo star system hollywoodiano. Che poi, oggi, ai videogame ci giochino un po’ tutti è altro discorso: più che cambiare il medium per arrivare ad altre persone, è cambiato il mondo e siamo diventati tutti un po’ nerd.
Non è proprio vero che non esiste uno star system videludico. C’è qualche sviluppatore famoso e un po’ eccentrico come per esempio Hideo Kojima, in visita a Milano proprio la scorsa settimana per presentare il suo ultimo Metal Gear Solid, ma si contano sulle dita di una mano. Le vere star sono Super Mario, Lara Croft, Master Chief, Kratos. Però mica le puoi incontrare per un’intervista o un’autografo, sono digitali, sono personaggi. E’ come se ci fosse Rambo senza Sylvester Stallone.
Il personaggio senza l’Uomo dentro ci risulta più freddo, più lontano, è una sensazione che probabilmente si porta nel dna il mondo videoludico, il mondo digitale (leggi L’odore del gesso che manca ai poligoni). Si cerca continuamente di colmare questo gap con il mondo del cinema. Chi si ricorda l’inquietante commercial di PlayStation 2 Alien Girl? Una strana ragazza ci lasciò col dubbio se fosse reale o digitale e anche con l’illusione che i videogiochi potessero realmente replicare la vita reale.

Da allora la tecnologia è sempre via via andata migliorando e ottimizzando la fotorealisticità, la resa grafica, l’intelligenza artificiale, i movimenti, ma siamo ancora lontani dall’avere “attori digitali”.
Tant’è che i videogiochi prendono in prestito sempre più spesso proprio lo star system hollywoodiano per parlare al pubblico: vedi lo spot di Call Of Duty Black Ops 2 con Robert Downey Jr. o quello di Need For Speed diretto da Michael Bay.
Senza contare, poi, che i numerosissimi progetti cinematografici basati sui videogiochi in arrivo mescoleranno le acque da questo punto di vista: Lara Croft è un videogioco o Angelina Jolie? O tutti e due?
Probabilmente le star del futuro diverranno transmediali. Se sia un futuro dietro l’angolo è difficile dirlo, la presentazione di PlayStation 4 della scorsa settimana non ha seminato indizi in questa direzione.

Audrey Hepburn in digitale recita ancora oggi, un videogame di nuova generazione?

Eppure a vedere uno spot di una tavoletta di cioccolato, in cui viene riportata in vita una Audrey Hepburn che un po’ ci ricorda la Alien Girl del commercial di PlayStation 2 (perché è Audrey, ma allo stesso tempo non è Audrey) vien da pensare che questa sia una strada non solo interessante, ma anche dietro l’angolo.
http://youtu.be/_VXQ8hjwMU8

Il digitale è ormai in grado di replicare gli attori e farli recitare, il prossimo passo è farceli muovere con un joypad.  Si potrebbe pensare un Need For Speed con Paul Newman e Steve McQueen. Senza pescare per forza nel passato nel tentativo di resuscitare i morti in una sorta di meta-zombie-videogame, si potrebbe anche fermare l’invecchiamento delle star laddove chirurgia plastica e botulino non riescono più. D’altronde gli eroi action anni ’80 del cinema non sembrano voler mollare, da Schwarzenegger (leggi Il ritorno al futuro del cinema action)
a Stallone (leggi I mercenari 2, the avengers con Stallone & Co.) tengono duro proponendo un cinema che si avvicina sempre più proprio ai videogame (leggi Die Hard 5, insert coin, please). Anzi, addirittura quando vogliono passare il testimone, succede perfino che le nuove leve assumano l’aspetto di un personaggio digitale: Gordon Levitt in Looper per interpretare Bruce Willis sembra deformato dal trucco in una sorta di Alien Boy, una versione maschile della ragazza-spot per Ps2.
Oggi guardiamo o giochiamo a Die Hard, domani magari vestiremo proprio i panni di Bruce Willis, immobilizzato nei suoi splendidi 30 anni o ci faremo dare un passaggio in macchina con il viso di una giovane Hepburn per goderci del buon cioccolato. Oppure giocheremo e guarderemo Lara Croft senza che ci sia nessuna Angelina Jolie, come se si trattasse di una persona reale. Che le star siano vecchie o morte o semplicemente digitali probabilmente non lo sapremo nemmeno più, né ci interesserà.


2 Risposte per "Videogiochi per PlayStation 4? Dovrebbe farli Audrey Hepburn"

  • alex-wayne :

    La ricostruzione di star decedute in digitale, oltre che piuttosto macabra, non credo sia neanche priva di implicazioni dal punto di vista dello sfruttamento dell’immagine, cosa che comunque vale anche per star in vita: perché dare ad un personaggio le fattezze di un attore che chiede cachet milionari, quando puoi crearne uno dal nulla, assolutamente carismatico e umano (vedi Nathan Drake o Kratos)?

  • Penso che “giocare a Bruce Willis” potrebbe avere il suo fascino.

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