Educazione Siberiana tra valori e lupi

L’ultimo film di Gabriele Salvatores in uscita questa settimana è un intelligente invito a riflettere sui nostri tempi. Tratto dal libro autobiografico Educazione Siberiana del russo Nicolai Lilin (qui una interessante intervista in cui lo scrittore commenta i tatuaggi di Ryan Gosling sulla copertina di Best Movie) pubblicato nel 2009, nelle mani di Salvatores diventa anche un bel modo di fare cinema internazionale che speriamo venga preso a esempio.
La storia di Kolima e Gagarin che crescono in una comunità in Transnistria, nella Moldavia Orientale, tra il 1985 e 1995, ovvero appena cade il muro di Berlino e finisce il comunismo, è il pretesto per raccontare una favola che ci riguarda tutti. Come? Tra l’epica gangster e l’educazione criminale, il film pone due domande che mi sembrano di grande attualità e che giro ai lettori.

Domanda n. 1: Qualsiasi valore è meglio di nessun valore?
Vengono recitate anche nel trailer (che posto sotto) alcune regole che John Malkovich impartisce ai giovani Kolima e Gagarin: «Dobbiamo avere rispetto per tutte le creature viventi eccetto che la polizia, i banchieri, gli usurai, rubare a queste persone è permesso».
Wikipedia ci viene in aiuto: ”La comunità di cui fanno parte i protagonisti è regolata da leggi interne non scritte ma rigidamente osservate pena l’espulsione della comunità stessa. Esistono i divieti assoluti di stupro e strozzinaggio; lo spaccio di stupefacenti, i furti e le rapine sono consentiti se compiuti nei confronti dello stato e dei ricchi; l’omicidio è autorizzato se giustificato da una giusta causa. L’omosessualità attiva e passiva in carcere è proibita. I membri della comunità siberiana si autodefiniscono ‘criminali onesti’ e sono molto temuti in tutta la Russia”.
Educazione Siberiana mette in collisione queste regole con l’arrivo del capitalismo, che le “smembra”. Da una parte Kolima, che resta fedele agli insegnamenti impartiti, e dall’altra Gagarin sedotto dal motto «io non credo in nulla quindi posso fare tutto». Ogni barriera morale è annientata dalla ricerca del denaro, del successo, del piacere, demolendo tabù della comunità dopo tabù, dalla droga fino addirittura allo stupro di una povera matta, categoria soprannominata “voluti da dio” e per cui vige grande rispetto e un senso di protezione. La domanda, quindi, è: meglio avere dei valori, delle regole, in cui credere, anche se esse si rifanno a un modo di vivere “criminale” (le virgolette sono d’obbligo visto che è una condotta criminosa solo da un punto di vista esterno alla comunità), piuttosto che non credere in nulla?

Domanda n. 2: E’ più importante sopravvivere o rimanere fedeli a se stessi?
Salvatores scrive nelle note di regia: «Ci siamo ispirati ai personaggi, alle situazioni e al mondo raccontato da Lilin per creare una storia epica: l’eroica e disperata resistenza dei discendenti dei guerrieri Urca, originari abitanti delle grandi foreste siberiane, all’invasione del consumismo e della globalizzazione». Gente che nel film si fa gli affari propri e non si fa scrupolo nemmeno di dare “pedate nel sedere” all’esercito russo se osa piombargli in casa. Uomini e lupi. Non siamo tutti uguali. Il Maestro John Malkovich a un certo punto racconta una fiaba a Gagarin: un lupo lascia il suo branco ridotto alla fame per le comodità offerte dall’Uomo. Mangia e dorme al caldo, ma non è più un lupo, è un cane al servizio del suo padrone. «La fame passa. La dignità quando l’hai persa non torna più», conclude Malkovich. Quanto siamo disposti a cambiare e cedere della nostra natura per continuare a sopravvivere?

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