Beautiful Creatures, Old Magic

Lei non è Kristen “Twilight” Stewart. Non è nemmeno Jennifer “Hunger Games” Lawrence. E lui non è Robert “vampiro” Pattinson. Eppure la coppia Alice Englert-Alden Ehrenreich funziona in Beautiful Creatures, film che porta sullo schermo l’ennesima saga letteraria young adult, composta di quattro libri e un e-book, di cui in Italia sono arrivati i primi tre editi da Mondadori.
Il primo film/libro, La sedicesima luna, narra della storia d’amore tra Lena, 15enne strega appartenente a una famiglia di maghi, ed Ethan, 17enne mortale col sogno di scappare dalla provincia, ovvero Gatlin nel Sud Carolina dove è ambientata la vicenda. Compagni di scuola, lei emarginata perché considerata “maledetta” da una società bigotta, lui pronto a tutto per conquistarla: la vicenda coinvolge fin dai primi minuti giocando anche un’abbondante ironia che non guasta e offre pure una bella metafora per gli adolescenti: al compimento del 16esimo anno di età Lena sarà reclamata dalla luce o dalle tenebre, a lei il compito di lottare per stare dalla parte giusta.
Di “beautiful” i due protagonisti non hanno nulla: non sono belli, non sono neanche brutti, ma funzionano anche piuttosto bene insieme e questa scelta di casting, aiutata da una fotografia assolutamente non patinata, aiuta a rendere tutto più realistico. Aggiungiamoci poi che ad affiancarli ci sono due grossi calibri come Jeremy Irons ed Emma Thompson (qui davvero eccezionale in un personaggio con doppia personalità che neanche Gollum…) e il gioco dovrebbe essere fatto. Eppure a vedere l’esordio al botteghino in Usa di Beautiful Creatures, solo 11 milioni di dollari, sembrerebbe proprio che il pubblico non abbia gradito. Cosa non ha funzionato? La storia d’amore per il pubblico degli young adult (leggi Young Adult, gli Harmony coi superpoteri) deve avere degli ingredienti in più e il problema di Beautiful Creatures è che evidentemente il pubblico ne ha abbastanza di maghi. O almeno di quella magia lì a cui ci ha abituato per dieci anni Harry Potter, fatta di bacchette magiche, faide famigliari e creature che si mescolano fra i mortali. In effetti si rimane un po’ spaesati di fronte al mondo magico di Beautiful Creatures, dove le regole non vengono né spiegate né accennate, con personaggi che potrebbero essere in grado di fare tutto o nulla, giocando su un immaginario già vecchio in partenza senza rilanciare nessun elemento in grado di rivitalizzarlo con nuova potenza. L’amore non basta insomma. Ormai neanche quello con un pizzico di magia.


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