PlayStation 4, il gaming da guardare e condividere (e, forse, anche da giocare)

Ieri notte al Manhattan Center di New York è stata annunciata PlayStation 4. La nuova console di Sony, come le precedenti, è destinata a cambiare il mondo dell’entertainment in toto, anche quello cinematografico.
Che i videogame abbiano influenzato e continuino a influenzare il linguaggio del cinema è sotto gli occhi di tutti, ben al di là del vicendevole scambio di personaggi e contenuti che si sta sempre più intensificando (vedi tutti i progetti in start up).
Basta guardare l’ultimo Die Hard per capire che il confine tra game e movie è sempre più sottile.


PlayStation 4 porta il discorso a un nuovo livello, tanto per usare una parola videoludica. Non si sa com’è perché non l’hanno fatta vedere, non si sa il prezzo e non si sa quando uscirà (ma si ipotizza entro Natale e sotto i 500 dollari). Le caratteristiche più interessanti riguardano il social e lo streaming.
Sul nuovo controller, il Dual Shock 4, oltre a un touchpad è comparso un tasto “share”, che permetterà di condividere sui social network. Condividere cosa? Le vostre imprese. Il comunicato ufficiale recita: «PS4 ha un sistema “always on” di video compressione che permette di uplodare video di gameplay. Per la prima volta nella storia i giocatori potranno condividere le loro epiche imprese premendo un bottone. Si preme il bottone “Share” e si potranno visualizzare gli ultimi minuti di gameplay, selezionarli e condividerli sui social network come Facebook». Se riuscirete a sconfiggere il boss finale o a vincere una gara con una favolosa derapata in auto, ebbene, potrete farla vedere agli amici con un clic.
Anzi, PS4 va ben più oltre. Si legge ancora che «PS4 permetterà ai giocatori di trasmettere in diretta il loro gameplay usando i servizi di streaming di Internet come Ustream. Durante queste dirette, gli amici potranno fare commenti sul gioco, e se un giocatore non riesce a superare la sfida di un livello, potrà farsi aiutare in molti modi. Per esempio gli amici potranno offrire pozioni guaritrici o armi speciali».
La vision del gaming del futuro cambia prospettiva: i videogiocatori non saranno solo registi delle proprie avventure, ma anche spettatori. Mentre il cinema sembra saper proporre sempre più solo se stesso a un pubblico sempre più immerso nell’entertainment e sempre più lontano dalla vita reale, i videogiochi spalancano le porte per nuovi (un po’ inquietanti) orizzonti: saremo noi stessi generatori di entertainment mentre lo consumeremo, al tempo stesso registi e spettatori, venditori e clienti.
Già, “venditori e clienti”, perché al fianco di queste innovazioni si accomoda una feroce politica di “push”, una strategia votata a spingere le vendite in ogni modo possibile e plausibile. Tra le schermate di gioco viste si notano già comparire i bottoni “Command”, “Join” e “Buy”, tanto per chiarire che il viral marketing dei social network, la possibilità di vedere le partite dei tuoi amici, non è altro che la porta di ingresso per un nuovo possibile acquisto. Se pensate, poi, che questo meccanismo verrà integrato con PlayStation Vita (la console portatile di Sony), i tablet e gli smartphone, ovvero si potranno vedere in streaming e poi comprare i videogiochi PS4 da tutti questi device, si capiscono subito le potenzialità commerciali dell’operazione.
E’ il futuro e Sony lo sta cavalcando in prima linea. Il passo successivo è il marketing vestito addosso ai clienti. PS4 predirà i bisogni dei giocatori. Si legge ancora dal comunicato ufficiale: «Sulla nuova schermata del menu di PS4, i giocatori potranno accedere alle informazioni che riguardano videogiochi condivise dagli amici e ottenere suggerimenti su contenuti raccomandati, compresi giochi, tv shows, film. La strategia a lungo termine di PS4 è di ridurre i tempi di download dei prodotti digitali a zero: se il sistema conosce abbastanza il giocatore potrà prevedere quale nuovo gioco vorrà acquistare e scaricare quel gioco prima che l’utente prema “buy”».
E i videogiochi? Quelli visti (qui tutti i video) per ora sembrano i soliti con una grafica migliorata (ma non in 4K…). D’altronde perché aspettarsi di più dei soliti sparatutto in soggettiva e corse di auto che piacciono tanto al pubblico?

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7 Risposte per "PlayStation 4, il gaming da guardare e condividere (e, forse, anche da giocare)"

  • alex-wayne :

    Se mai qualcuno mi chiedesse cosa significa l’espressione “a ciascuno il suo”, lo rimanderei sicuramente a questo articolo. La colpa non è sua,, l’unico risultato che un giornalista non del settore poteva ottenere, parlando di videogame era proprio un testo simile: frasi superficiali come “D’altronde perché aspettarsi di più dei soliti sparatutto in soggettiva e corse di auto che piacciono tanto al pubblico?” (certo, parlare degli altri giochi presentati non le faceva mica comodo), oppure “i videogiochi spalancano le porte per nuovi (un po’ inquietanti) orizzonti: saremo noi stessi generatori di entertainment mentre lo consumeremo, al tempo stesso registi e spettatori, venditori e clienti” (mi sembra un po’ esagerato, visto che stiamo parlando di semplice condivisione video, cose che già esistono grazie a servizi come Ustream). Insomma, se proprio dovete dare informazioni su un settore bistrattato come quello dei videogame, ritenuti responsabili del proliferare di serial killer, fatelo con onestà intellettuale.

  • Caro Alex-Wayne, riguardo al “giornalista non del settore” di cui mi accusa, purtroppo sbaglia clamorosamente mira: ho diretto per 10 anni TIM, la più importante testata B2B del mondo videogiochi in Italia e ho portato nel nostro Paese Game Informer., che ad oggi è la rivista più diffusa. Sul fronte non giornalistico, ho inventato, prodotto e diretto Gamers, una web series sui videogame che è divenuta una casistica mondiale con oltre 4 mln di visualizzazioni su Youtube e oltre 100 puntate. Sono pure un videgamers, diciamo pure hardcore. Detto questo, se argomenta meglio i motivi per cui l’articolo non le è piaciuto sarà per me un piacere instaurare un dialogo e un costruttivo scambio di idee.

  • alex-wayne :

    Mi sembra di aver argomentato più che a sufficienza. Tutto quello che lei mi dice non fa che rendere più evidente la superficialità dei suoi commenti. Si vede allora che piú che trattarsi di disinformazione, è semplicemente una questione di console: scommetto che lei è un boxaro

  • A dire il vero gioco ovunque, basta che ci sia qualità, mi ha sempre annoiato la tifoseria da console. Ma non ho capito perché ha dedotto che il pezzo fosse un attacco a Sony, ho fatto solo deduzioni sociologiche più che tecniche. Se il tutto si riduce all’aggettivo “inquietante” è solo dovuto al fatto che io mi annoiavo già al tempo delle 200 lire in sala giochi a stare in fila a guardare gli altri. Per me il videogame è giocare non guardare, mentre qui si propone (e si cavalca un trend senza dubbio), il videogame come spettacolo per non-giocatori.

  • alex-wayne :

    A proposito del suo esempio, io non lo trovo poi così strano. La penso come lei, ciò nonostante io stesso ogni tanto mi diverto a guardare gli streaming live di sessioni di gioco, anche solo per assistere alle reazioni degli altri durante il gioco.
    Poi c’è l’altro mio esempio, l’affermazione su sparatutto e giochi di corse: come mai nell’articolo non menziona affatto l’importanza del sostegno, dato fin da subito, al mondo dell’indie gaming, attraverso “the witness”? Oppure perchè non cita anche gli altri giochi presentati? Personalmente, pensavo che un’affermazione del genere non potesse che uscire dalla bocca di un profano, interessato unicamente a svilire il mondo dei videogiochi, ma si vede che mi sbagliavo.

  • Non ho parlato dei videogame presentati perché non mi sono sembrati quelli il cuore e le novità dell’evento di ieri. Inoltre penso sia più pertinente, su un sito di cinema, affrontare l’impatto sociologico delle nuove console, come cambieranno i consumi, in questo caso i consumi di immagini: vedremo videogame al posto dei film, è questo il futuro? Cmq in fondo all’articolo ho messo un link dove poter vedere i video di tutti i giochi presentati.

  • alex-wayne :

    Il blog è il suo, faccia come meglio crede.

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