Le follie della sala

In Francia ci si scandalizza perché un cinema di Parigi della piazza di Clichy fa pagare i posti migliori con prezzo maggiorato. Poltrone comode in mezzo alla sala con un prezzo, posti ai lati e in fondo con un altro. “Il prezzo di un film sale, fino a 14.50 euro e può superare i 16 euro per un film in 3D”, si legge in un articolo di TG COM 24. Lo “scandalo” è denunciato da un quotidiano cattolico, La Croix che riporta le lamentele di una lettrice: «E’ ingiusto in un contesto di crisi come quello attuale – ha scritto – in cui le persone decidono di pagare già tra gli 8 ed i 12 euro per andare al cinema».
Questa polemica un po’ sciocca mi dà l’occasione di parlare della sala cinematografica.
Si usa la parola “cinema” per intendere i film, ma con la stessa parola indichiamo anche il luogo dove vengono visti, ovvero la sala. Con “mi piace il cinema” vogliamo esprimere la nostra passione per i film, con “andiamo al cinema” vogliamo proporre una serata in un luogo dove i film li vedremo. Non è un caso che il termine sia unico. La relazione tra visione e luogo della visione è molto stretta perché i film nascono come evento collettivo da “consumarsi” in un preciso luogo: d’altronde nessuno nega che sia la naturale evoluzione del teatro.
La qualità della sala cinematografica è strettamente legata alla qualità dell’esperienza, al di là che il film piaccia o meno, sia bello o brutto. Ci deve essere un’ottima immagine, ottimo suono, poltrone comode, ecc. ecc. Tutti questi aspetti di carattere tecnico si sono, ovviamente, evoluti nella storia e oggi abbiamo sale in grado di offre una qualità della proiezione e un comfort senza paragoni con il passato.
Quello che mi interessa approfondire qui, però, non è l’esperienza cinematografica da un punto di vista tecnico, ma da quello sociale.

L’intervallo
La settimana scorsa ho visto La migliore offerta allo spettacolo delle 16,30 all’Odeon di Milano. Proprio mentre Geoffrey Rush stava scendendo delle scale è partito l’intervallo. Così, spezzando un’azione e massacrando una scena. Conosco gente che avrebbe litigato con il proiezionista per questo. Conosco gente che sostiene che i film si debbano vedere in religioso silenzio dall’inizio alla fine e che l’intervallo è un peccato mortale. A me invece l’intervallo piace un sacco. Ci sono cresciuto al cinema con gli intervalli. Da piccolo andavo al “Nuovo Arti”, un cinema nel centro di Milano ormai purtroppo chiuso. Era il cinema dei piccoli ed era fantastico: mentre i genitori facevano il biglietto alla cassa, i bimbi potevano soffermarsi incantati davanti alle bacheche e alle vetrine allestite internamente che esponevano i nuovi giocattoli in arrivo, solitamente a tema col film. Sulle pareti della sala erano appesi tutti i personaggi delle storie Disney e quando ci si sedeva in attesa che il film iniziasse si faceva a gara per vedere se si conoscevano tutti. E poi c’era un meraviglioso intervallo. Si andava al cinema per l’intervallo del Nuovo Arti. Era una gioia perché tutti i bimbi correvano fuori dalle poltrone per raggiungere il palco sotto lo schermo e saltare, giocare, ballare per poi tornare seduti per il secondo tempo con nuove caramelle e pop corn ad aspettarli. Era un evento irripetibile a casa e sarebbe bello se qualcuno prendesse ispirazione per riproporlo. L’intervallo, insomma, faceva parte dell’esperienza, dell’evento, era perfettamente integrato. E non solo al Nuovo Arti. A me l’idea di poter fare una pausa durante la visione, magari per andare in bagno, per comprare qualcosa da mangiare o per commentare il film con gli amici, è sempre piaciuta. Soprattutto quando in sala passavano…

Gli omini con il cibo
A me piace mangiare durante i film. A casa il connubio cibo-film raggiunge l’apice con veri e propri “brunch” durante la visione. I tempi in cui c’era il venditore in sala con i pop corn, cornetti e le mitiche “bomboniere” mi piacevano un sacco. Meno i prezzi. Per un misterioso motivo di cui non ho mai ben compreso il meccanismo (ma il sospetto che sia mera speculazione in tutta la filiera è sempre lì in agguato) il cibo al cinema costa come l’oro. In passato ricordo si pagava 1500 lire una bomboniera che ne costava un terzo in latteria. Oggi arrivi a 7 euro in un attimo per un bicchiere di pop corn e una coca cola. Al supermercato un sacchetto di semi per i popcorn costa 40 centesimi e se li fai esplodere tutti devi traslocare. Vabé…
In ogni caso anche il “cibo” per me ha sempre fatto parte dell’esperienza cinematografica e lo è ancora. La prima volta che andai a vedere un film a Los Angeles presi un combo pop corn e coca cola che finii dopo 20′. Un mio amico americano mi disse di non buttare secchiello e bicchiere perché c’era il refill. Non lo avesse mai fatto. Scoprii che potevo uscire dalla sala con il cesto di pop corn e il bicchiere di coca cola e me li avrebbero riempiti di nuovo. Gratis. Inutile dire che alla fine della visione boccheggiavo briciole di pop corn in condizioni pietose dopo una serie di refill innumerevoli…

La sala oltre i film
Per me andare al cinema non significa solo vedere un film. E’ un evento e le esperienze di contorno sopracitate sono importantissime. Se la distribuzione cinematografica vuole vincere sulla pirateria e sulla visione casalinga (alternative in cui la qualità tecnica/tecnologica ha raggiunto standard altissimi) il campo dove si gioca una parte determinante della partita è proprio quello del contorno del film.
Molti sembrano averlo capito. Intanto la sala non è più luogo esclusivo per vedere i film, ma vi si trovano anche eventi sportivi, lirica, concerti. Qualcuno tenta di offrire un servizio “premium” con sale noleggiabili per eventi ad hoc come il The Space in centro a Milano. In Usa sono andati oltre con un circuito che offre anche caviale e champagne.
Non dimentichiamoci, poi, che il modo di consumare cinema è diverso da paese a paese. Certi costumi potrebbero sembrarci disorientanti, ma non è detto che non siano modi di vivere l’evento con più gusto. Curioso, per esempio, il modo con cui viene vissuta la sala dai cinesi, descritto dal regista Fabio Guaglione: «L’impatto con il pubblico cinese all’inizio è duro. Scopriamo che è usanza comune entrare ed uscire dalla sala senza regole precise. C’è addirittura chi paga il biglietto per entrare un’ora dopo che il film è iniziato. Inoltre tutti i cellulari sono rigorosamente accesi, e tutti quanti parlano senza grossi problemi, durante tutta la proiezione o quasi».
Follie del vivere in sala, insomma? Per riagganciarci allo spunto di questo post, a chi scrive non pare proprio un problema che vi sia un cinema che offra prezzi diversi a seconda dei posti a sedere, anzi. A me pare che una diversificazione dell’offerta di “esperienza cinematografica”, ovvero il contorno del film, sia solo positiva e, anzi, che sia piuttosto livellata in Italia dove le differenze tra una sala e l’altra sono piuttosto trascurabili. Invito i lettori a condividere le loro esperienze su questo fronte, sarebbe interessante scoprire curiosità, eccellenze e follie. Io da bambino per esempio adoravo la sala con Topolino sulle pareti. Oggi un po’ rimpiango il Cinema Argentina dove vidi per la prima volta Star Wars e la riproduzione del robottone gigante de Il pianeta proibito.
A proposito di come si “vive la sala”, vi lascio con questa clip tratta dal film Nitrato d’argento di Marco Ferreri del 1996: quando si dice “film muti”…

 

)


Per inserire un commento devi essere registrato a Best Movie. Effettua il login

Se non sei registrato clicca qui registrati