Looper, quando Hollywood si chiude in un cerchio

Il rilancio della fantascienza passerà da Looper, uscito ieri in sala. E’ il primo di una lunga serie di film di genere che arriveranno quest’anno, e Best Movie ne aveva già anticipato il trend nel numero di gennaio dedicandogli proprio la copertina.
Looper è tosto e gli amanti della sci-fi in salsa action apprezzeranno (qui la recensione).
Una delle idee più forti del film è che il personaggio protagonista è interpretato da due attori: Bruce Willis e Joseph Gordon-Levitt. Il primo è Joe in età adulta, il secondo è Joe 30 anni prima.
E’ uno dei vari “passaggi del testimone” che Hollywood sta tentando con i suoi attori più noti. Per agevolare la nascita di nuove star, si affiancano i giovani su cui Hollywood punta, alle esperte, affermate e ormai, diciamolo pure, vecchie star che non sono più in grado di fare un certo tipo di cinema “atletico”, né di interpretare i ruoli che li hanno resi famosi. Volete degli esempi?
Cos’era Indiana Jones 4 se non il tentativo di passare il testimone dell’eroe da Harrison Ford a Shia LaBeouf? Tom Cruise sta facendo lo stesso con Jeremy Renner cominciando proprio da Missione Impossible 4. Stallone con Statham in I Mercenari. E gli stessi Bruce Willis e Joseph Gordon-Levitt, i protagonisti di Looper, non sono nuovi a questa operazione. Il primo, lo si capisce già dal trailer, cercherà con il prossimo Die Hard di trasferire tutto il carisma di John Mc Clane nelle mani del figlio (sullo schermo) Jai Courtney. E il finale dell’ultimo Batman di Nolan non lascia dubbi sul fatto che Gordon-Levitt è già in prima fila per continuare la saga.
Avanti i giovani, insomma, ma solo se a spingerli ci sono i “vecchi”. D’altronde mica si può perdere un pubblico che è ancora affezionatissimo alle grandi glorie del passato (e del presente, leggete Schwarzenegger, il ritorno al futuro del cinema action).
Ebbene in Looper questo trend è portato all’estremo. Non c’è solo il tentativo di passare il testimone, ma anche la volontà di clonare il vecchio, di replicare lo stesso personaggio, l’attore in toto.
Gordon-Levitt in Looper interpreta Bruce Willis più che Joe. Ed è anche uno degli aspetti più caratteristici e divertenti del film. Il giovane attore è aiutato dal trucco che ne ha cambiato i connotati, ma ciò che rende davvero credibile il fatto che sia Joe/Bruce Willis da giovane è la straordinaria performance recitativa, in grado di replicare atteggiamenti, parlata (bisogna vederlo in inglese per questo) e anche micro-gesti di Willis.
«Bruce è una persona sempre molto misurata, quindi è stato interessante vederlo spiazzato quando mi guardava», ha spiegato Gordon-Levitt. «A un certo punto ha detto: “Mamma mia, parli proprio come me”. L’ho ringraziato con un certo distacco ma dentro di me facevo i salti di gioia!».
Avevamo già fatto notare come il cinema stia sempre più spesso prendendo spunto da sé stesso, piuttosto che guardarsi intorno (leggi C’era una volta il cinema).
Con Looper non si tratta più solo di replicare certi meccanismi e tematiche, siamo di fronte al primo tentativo di clonazione attoriale. Hollywood è in loop, si è chiusa in un cerchio? Anche se fosse, per ora l’esperimento piace, almeno a chi scrive.


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