Days, dall’Italia arriva Lost 2.0

Quando Flavio Parenti mi parlò di Days per la prima volta pensai fosse matto. Flavio è uno dei giovani attori italiani più attivi del momento, magari lo avete visto al cinema in To Rome with Love di Woody Allen e presto lo vedrete alla tv in Un matrimonio, fiction in sei puntate di Pupi Avati. Ma non è solo un attore. Vi è in Flavio quell’entusiasmante energia esplosiva propria delle persone che, insieme al talento, da sempre li trasforma in motori di mille avventure. L’ho capito proprio un anno fa durante la chiaccherata su Days, un’ora al telefono a parlare di web series in occasione del lancio di #bymyside, da lui diretta e prodotta, proprio come Days. Durante quella telefonata le idee rotolavano fuori dalla sua voce come una valanga e io me lo immaginavo con gli occhi spiritati di un matto (come qui sotto, sul set di Days).

Flavio Parenti, produttore e regista di Days (Foto di Cristina Pasino)

Un po’ pazzi per concepire un progetto come Days bisogna esserlo. Non è un film. Non è un videogame. Flavio lo chiama crossmovie. E’ la prima volta che viene sviluppato nel mondo ed è il progetto di fiction che più di tutti sfrutta appieno le potenzialità di Youtube. Non chiamiamola webseries, quindi. Anche perché è vero che è un progetto a episodi, ma sono tutti già lì a portata dello spettatore, pronti per essere cliccati.
Dai videogame eredita l’interattività (e certi gusti, a me la “cover” dei personaggi qui sotto ricorda Left4dead per esempio).

L’interattività consiste nel “seguire” la storia raccontata con un personaggio piuttosto che un altro. Ogni episodio racconta un pezzettino di trama in circa 4 minuti, e alla fine lo spettatore può decidere se proseguire “seguendo” un personaggio piuttosto che un altro e, quindi, svelare un percorso o un “pezzo” di storia diverso. Un giochino parecchio coinvolgente che vi stimolerà a rivedere Days diverse volte andando a scegliere nuovi snodi per riuscire a scoprire tutto il mosaico.
Immaginatevi Lost, dove potete scegliere quali personaggi seguire. E Lost non l’ho citato a caso perché le atmosfere e la narrazione lo ricordano: destrutturazione del racconto, flashback, flashforward, misteri, domande che crescono ogni minuto che passa e tanta voglia di risposte.


I protagonisti da seguire sono quattro: Jon, Momma, Emile, Miyrta. Vivono in una specie di mondo post-apocalittico dove il sistema è imploso su se stesso. C’è chi vaga in giro per la campagna in cerca di benzina, chi si è chiuso in un castello-bunker, chi prepara una fuga verso non si sa dove e chi è alle prese con problemi personali. Impossibile dire di più senza spoilerare qualcosa. Però per incuriosirvi snocciolo un elemento: internet funziona a intermittenza, una sirena avvisa i protagonisti quando si attiva e subito tutti si precipitano a vedere un filmato (su Youtube, of course) in cui un ingegnere spaziale giapponese elenca delle coordinate.
Curiosi? E se pensate che sia solo intrattenimento fine a se stesso vi sbagliate di grosso. Days ha anche l’intelligenza di intercettare la realtà che stiamo vivendo e proporre una sua visione. La crisi che ha portato al collasso il mondo è quella economica che stiamo vivendo in questi giorni. «Il comunismo non ha funzionato», «se è per questo neanche il capitalismo mi pare», sono le battute che si scambiano Momma e Jon. Un’agghiacciante fotografia talmente estrema e consapevole da proporre una messa in scena pertinentemente anti-industriale: la post apocalisse di Days è ambientata nella natura, in mezzo alla vegetazione, quasi già a suggerire che le città appartengono al passato e un ritorno alla vita rurale.
Capito perché Flavio mi sembrò matto quando mi spiegò il progetto? Ricordo che all’epoca pensai subito che l’aspetto più difficile sarebbe stato riuscire a creare degli snodi narrativi convincenti e pertinenti con la tecnologia di Youtube e a vedere Days è forse la caratteristica riuscita meglio: ogni episodio ha una chiusura in cui i personaggi sono sospesi in un’azione che dura nel tempo, dando così allo spettatore la possibilità di scegliere quale strada seguire con l’illusione che il film non si interrompa.
Le vicende di ogni personaggio durano circa 35-40 minuti narrate in circa 10 episodi. Il film potete vederlo e rivederlo con un’infinità di combinazioni e il bello è che solo dopo avere visto tutti gli episodi avrete il quadro completo di cosa sta succedendo davvero nel mondo di Days.
Dopo il web 2.0 è arrivata l’ora della fiction 2.0? La curiosità su come il pubblico possa reagire a questo nuovo format è tanta. Best Movie ha da subito sostenuto questo progetto (Flavio è diventato uno dei nostri blogger per l’occasione) e oggi ve lo presenta in anteprima (cliccate qui dalle 16).
«Perchè in italia pochi hanno il coraggio di produrre cose che cambiano le regole del gioco», ha dichiarato Flavio Parenti, «ed è tempo che ritornino con prepotenza le figure dell’impresario e del filmmaker, che non si affidano ai finanziamenti statali per concepire e realizzare le proprie idee». Che dite, è davvero così matto?

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