Jack Reacher, il ritorno del (grande) cinema action tra Callaghan e Cobra

Esce oggi l’ultima fatica (anche produttiva) di Tom Cruise. Jack Reacher è una scommessa con la “s” maiuscola. Cruise investe su un personaggio che conta una moltitudine di fans con almeno due grossi punti di domanda che riguardano il suo possibile successo. La moltitudine è quella che dal 1997 in poi ha letto periodicamente i 17 romanzi di cui Reacher è protagonista facendo vendere circa 50 milioni di copie e rendendo ricco l’autore inglese Lee Child.
Il primo punto di domanda riguarda proprio Cruise. Reacher è un ex investigatore della polizia militare alto oltre 1 metro e 80, biondo, sui 35 anni. Tom è basso e bruno e ha 50 anni. I fans hanno gridato allo scandalo con tanto di pagine di proteste su Facebook. La produzione ha risposto una cosa tipo: «il 10% di altezza che manca a Tom è compensato dall’altro 90% con cui lui riesce ad aderire perfettamente al personaggio». Ho visto il film e letto il primo romanzo: ha ragione la produzione.
Il secondo punto di domanda riguarda un modo di fare cinema action che ricorda gli anni ’70 e l’affermazione è carica solo di intenzioni positive per chi scrive.
Reacher è un “giustiziere solitario”: vaga per gli Stati Uniti come un vagabondo fuori dal sistema, non ha carta di credito, non ha dimora, non ha valige, compra vestiti low budget buttando via quelli vecchi ogni tanto («Ora che mi hanno rotto lo spazzolino, non possiedo più nulla», si legge in uno dei romanzi). Combatte come un marine e ha l’arguzia di Sherlock Holmes. Ha una innata capacità per cacciarsi nei guai e un codice morale ferreo. Insomma, il personaggio ha carattere, ma è lontano dagli “schemi” che sembrano piacere al grande pubblico, soprattutto giovanile: non è un “figaccione”, non è nient’affatto un “simpaticone”, anzi, e non è “alla moda”. E’ un personaggio anticonformista anche e soprattutto all’interno del cinema del presente. Per dirla in termini di “mass market movies”, non ha la simpatia di Downey Jr., non è un “oscuro” orfano come Bruce Wayne e 007; ricorda piuttosto l’ispettore Challagan o il Cobra di Sylvester Stallone. Un eroe di destra, un “giustiziere” con tutti i pro e i contro che si portano dietro questi personaggi. Non sono per nulla politically correct: non c’è consegna alla giustizia dei cattivi, Reacher è come Judge Dredd, giudice e poliziotto insieme e attua le sue sentenze nell’immediato.
E, soprattutto, non fa cose impossibili e improbabili alla Fast and Furious. In Jack Reacher tutto è altamente realistico. Se Reacher mena 5 avversari contemporaneamente, lo fa convincendoti che lo può fare, che si può fare se sei allenato e addestrato come lui. Se fa un inseguimento in macchina, per pedinare la polizia non mette il turbo e comincia a saltare su due ruote, sfrutta piuttosto la furbizia, convincendoti che si può fare davvero. Complice una regia che propone un cinema “lento” e intelligente, dove ogni gesto viene ben compreso e assimilato dallo spettatore, dove la scena dell’inseguimento di cui sopra non avrebbe sfigurato all’inizio di un film autoriale come Drive.
Per chi ama il cinema action “alla vecchia maniera” Jack Reacher è una gran festa e fa piacere vederne il ritorno in sala (Viaggio in Paradiso con Mel Gibson per fare un esempio, che è nella mia top ten del 2012 è uscito in sordina e in Usa addirittura solo in home video). Come direbbe Reacher: «fallo una volta e fallo bene». Ma qui si tifa anche per un numero 2.


Un commento a "Jack Reacher, il ritorno del (grande) cinema action tra Callaghan e Cobra"

  • andrearocky :

    concordo con l’articolo, però Cruise (che a me piace molto) non ha l’appeal e l’action di Stallone… e nemmeno l’eleganza di Eastwood. Però buon film action…

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